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martedì 17 maggio 2016

Voci d mamma.... Due parti meravigliosi, ma....

Due parti meravigliosi ma…..

Io lo dico sempre: partorirei ogni giorno. Credo che non ci sia momento più intenso, più magico, più vivo, più tutto, nell’esistenza di una donna. A me questo immenso regalo è successo due volte. Si è vero, ho avuto due parti meravigliosi ma… eppure c’è un ma. Quando sono rimasta incinta di Giulia ero come una qualsiasi altra futura mamma alla prima gravidanza, molto inesperta e poco informata su ogni fronte della maternità, parto compreso. Grazie ad una gravidanza spettacolare mi sentivo così bene e così forte da fare totalmente affidamento al mio istinto o alla mia incoscienza forse. Fatto sta che non mi documento pressappoco su niente e da “brava” lavoratrice autonoma lavoro nel nostro Ristorante fino al giorno prima di partorire. La mia relazione con Giulia dentro il pancione è così forte che non credo ci servano manuali. Arriva il fatidico momento. E’ mattina e Otello, il nostro gatto, è particolarmente inquieto, vado in bagno e perdo il “tappo”. L’Ostetrica del corso preparto ci aveva detto che è uno dei motivi per andare in Ospedale. La data presunta sarebbe stata due giorni dopo. In Ospedale mi fanno una visita ginecologica e mi rimandano a casa. La sera inizio ad avere contrazioni regolari ma io non voglio andare troppo presto in ospedale perché so già dal corso preparto che la prima parte del travaglio avviene in una stanza con altre donne e per questo motivo il futuro Papà non può entrare a sostenerti e che quindi devi fare tutto da sola o peggio con altre donne, seppur divise dal tuo lettino da una tendina. Faccio un bagno caldo su consiglio dell’ostetrica del punto nascita chiamata telefonicamente che mi dice: “Signora faccia come crede, è si giusto aspettare la frequenza tempo/dolore ma neanche è il caso di partorire il figlio per strada”.  Alle 5 siamo in Ospedale con contrazioni regolari ma non contrazioni di parto. Il Papà viene mandato a casa. Resto sola, quello che non volevo. Finalmente alle 8 si rompono le acque e da lì parte il vero e proprio travaglio. In questa famosa sala travaglio sono coricata e questa, è risaputo, non è la migliore posizione per travagliare o almeno non lo è per tutte. Altre donne urlanti (spero di non spaventare qualche neo mamma in procinto di partorire!) dividono la stanza con te ma tu in realtà sei sola. Qualche ostetrica ogni tanto viene a controllare di quanto sono dilatata e se trovi quella gentile ti incoraggia altrimenti…. lasciamo perdere. Quando finalmente “ero a buon punto” hanno chiamato mio Marito e con lui sono stata in sala parto. Da quel momento molto meglio, perché lì finalmente hai libertà di camminare, di usare la liana, la palla o sdraiarti se lo vuoi.  Non si può però bere né mangiare, divieto assoluto. Mi ricordo che avevo la bocca arsa e Tiziano imbeveva un clinex con l’acqua e io lo ciucciavo…. pare la scena di un film biblico! Ok ci siamo, mi viene da spingere e allora cosa succede immediatamente? Stesa in posizione ginecologica. Ma no! Io stavo meglio in piedi e nessuno mi ha chiesto niente. Mi ritrovo sdraiata a gambe in su con una bella flebo conficcata nel braccio. M a io non voglio l’ossitocina. Perché? Tutto sta andando benissimo. Alla fine sono in travaglio da 4 ore e mezza mica 12 o 20 come ho sentito dire. Ma poi volete chiedermelo? Ovviamente queste domande me la faccio adesso. Allora e in quel momento figuratevi che ne sapevo. Mi  fecero impugnare i due maniglioni del lettino e nel momento preciso in cui arrivò la contrazione sentii la frase che ogni donna ha sicuramente immaginato almeno miliardi di volti nella propria vita “adesso Maria spingi, spingi!” Io spinsi. E poi un’altra volta. Allora la Dottoressa accanto a me con molta nonchalance si appoggia sulla mia pancia e quando spingo sento premere fortissimo il suo braccio…. Kristeller. Ma perché questo aiutino? era appena alle prime spinte e tutto andava benissimo. Tiziano mi dice di non guardare ma non fa in tempo. Vedo un paio di forbici immense e sento un “pizzicotto”….  episiotomia. Stavolta, non so come, chiedo spiegazioni e mi dicono perché Giulia aveva un giro di cordone intorno al collo. Col senno di poi non ci credo neanche adesso. L’unica cosa importante è che la mia Giulia è nata ed è stupenda. E’ sopra di me, io però la volevo nuda sulla pancia e invece mi dicono che è piena di sangue e che “potrei impressionarmi” quindi la avvolgono in un lenzuolo. Io la vorrei istintivamente subito coccolare, baciare, allattare, tenere con me ma ci sono le prime visite e il bagnetto. “Te la riportiamo prestissimo e poi tu devi stare ferma ti dobbiamo fare il ricamino”. Ma che simpatiche! Il ricamino sarebbero le non so quante decine di punti post episitomia. Sono stati i momenti più dolorosi e lunghi di tutto il mio travaglio/parto. Saltavo sul lettino dal dolore e la Dottoressa della Kristeller minimizzava con sarcasmo e questo mi dava ancora più fastidio e mi faceva sentire ancora più male, se possibile. Il suo ricamino era venuto proprio bene, erano tutti a contemplarlo e complimentarsi e io ero così imbarazzata a stare in quella posizione e indolenzita che li avrei letteralmente “mandati a quel paese”, per rimanere educata. Finalmente arriva la mia Giulia e inizia subito la nostra storia d’Amore con la sua prima ciucciata. E’ stato davvero un parto stupendo ma seppure un parto semplicissimo e velocissimo, considerato fosse il primo, è stato molto medicalizzato. Con Ludovico andai a partorire con più lucidità e coraggio. Sapevo cosa volevo e cosa no e mi sarei fatta sentire. Avevo sentito parlare di violenza ostetrica, parto medicalizzato, diritti della donna nel parto, ero molto informata, salvo su una cosa: il taglio del cordone ombelicale. Con Giulia la donazione del sangue placentare andò a buon fine e quindi almeno vivo nella speranza che posso aiutare qualcuno. Con Ludovico piansi molto perché non fu lo stesso. Adesso dopo due parti so che anche questa è una violenza e che la natura preveda che il cordone si stacchi il più tardi possibile in modo da far fare al proprio bambino il pieno di queste importantissime cellule se non addirittura praticare il lotus birth (ovvero nascere con la placenta) che vuol dire appunto non recidere affatto il cordone finchè sarà esso stesso a staccarsi da solo. Nel parto di Ludovico  c’è solo una nota dolente; quando le davo il seno destro da stesi lui non riusciva a poppare e sembrava avesse male, piangeva addirittura. Quando alle dimissioni chiesi alla Pediatra un parere mi disse che era dovuto al  dolore poiché alla nascita gli “si era rotta”  (da sola dico io?) la spalla. Grazie per avermelo detto due giorni dopo. Il parto però avvenne secondo natura e quindi non ci fu ossitocina, travaglio in posizione coricata (chiesi subito la sala parto) Kristeller, episiotomia, ecc.. Le future mamme, soprattutto, ma, io dico, tutte le donne, dovrebbero prendere coscienza su quelli che sono i propri diritti anche i diritti nel momento in cui si va a partorire. La violenza ostetrica è purtroppo una pratica che riguarda tantissime donne ogni girono e in ogni regione d’Italia, rimanendo solo nel nostro Paese. Riporto questo trafiletto che parla di violenza ostetrica ed è tratto da una lettura che avevo fatto su una pagina de “Il Melograno” famosa associazione nazionale non a scopo di lucro a sostengo delle donne, della maternità, della paternità e della nascita.


“Si pensi alle visite inutili in travaglio ogni ora e da più operatori quando l’O.M.S. parla di controlli, se necessari ogni 4 ore;  alle episiotomie che non dovrebbero essere più del 10/15 % e che invece vengono eseguite al 60 /70% delle donne con gravi ripercussioni sulla loro vita sessuale futura; alla  manovra di Kristeller  che potrebbe essere tollerata per non più del 3/4%  dei casi, mentre invece viene praticata di routine nelle sale parto, (pratica che andrebbe abolita per i gravi rischi che possono conseguirne alla madre e al bambino, dei quali quello minore è la rottura delle costole materne); alla dilatazione manuale; al taglio cesareo che aumenta di quattro volte rispetto al parto spontaneo il rischio di morte materna.
Ma si pensi anche solo alla limitazione di muoversi o di assumere cibo e bevande, all’obbligo di rimanere sole in ambienti sconosciuti senza il conforto di una persona scelta dalla donna stessa ( al sud questo è frequentissimo); al non poter tenere sempre con sé il proprio bambino; al consenso informato firmato appena si entra in ospedale che dà la facoltà al medico di fare ciò che vuole e lo mette al riparo dalle denunce; alla mancanza di informazioni statistiche accurate su ciò che si fa nell’ospedale incluse le quantità degli interventi ed i risultati...”


Il concetto di violenza ostetrica è talmente importante che è in Venezuela il 16 marzo 2007 viene emanata la Legge organica sul diritto delle donne di essere liberi dalla violenza. In un editoriale pubblicato online il 6 ottobre 2010 in “Gazzetta Internazionale di Ginecologia e Ostetricia”, il Dott. Rogelio Pérez D'Gregorio, presidente della Società di Ostetricia e Ginecologia del Venezuela ha descritto la specifica menzione del termine "violenza ostetrica". La legge definisce la violenza ostetrica come "L'appropriazione dei processi riproduttivi del corpo delle donne da parte di personale sanitario, che si esprime come trattamento disumano, un abuso di farmaci, di trasformazione dei processi naturali in quelli patologici, portando con sé la perdita di autonomia e la possibilità di decidere liberamente del proprio corpo e della sessualità, con un impatto negativo sulla qualità della vita delle donne" (“the appropriation of the body and reproductive processes of women by health personnel contrary to good obstetric practice, whereby medication should only be used when it is indicated, the natural processes should be respected, and instrumental or surgical procedures should be performed only when the indication follows evidence-based medicine”)

I seguenti atti eseguiti dai sanitari sono considerati violenza ostetrica:
(1) L'attenzione intempestiva e inefficace nelle emergenze ostetriche,

(2) Forzare la donna a partorire in posizione supina, con le gambe sollevate, quando i mezzi necessari per svolgere un parto verticale sono disponibili;

(3) Impedire l'attacco iniziale del bambino con sua madre senza una causa medica impedendo così l'attaccamento precoce e bloccare la possibilità di allattare al seno subito dopo la nascita,

(4) Modificare il naturale processo di nascita a basso rischio, utilizzando tecniche di accelerazione, senza ottenere prima un atto volontario espresso e il consenso informato della donna,

(5) Esecuzione di taglio cesareo quando il parto naturale è possibile, senza ottenere il consenso informato da parte della donna.

(6) costrizione psicologica ad adottare una determinata pratica educativa nei confronti del proprio figlio: consigli e forzature su allattamento, alimentazione e sonno infantile, anche vaccinazioni, ecc.

Da i punti appena letti, va da se che molte delle cose che ho subito io, seppure il mio parto è stato idilliaco, sono considerate violenza ostetrica. A me è andata di lusso ma a tante, tantissime, troppe Mamme non va altrettanto bene. Nel mio gruppo di auto aiuto a sostegno dell’allattamento “Noi Mamme che allattiamo anche dopo i 6 mesi” si parla molto di queste violenze poiché un buon parto, l’assistenza in ospedale e nel dopo parto e l’informazione corretta determinano e sono alla base di un allattamento o un non allattamento.  Tantissime Mamme denunciano cesarei innecessarei, episiotomie, limitazioni e divieti, pressoché nulla libertà di scelta, a volte addirittura scarsa assistenza e menefreghismo dei sanitari. Questa è una fotografia che sta rapidamente cambiando anche grazie all’iniziatia UNICEF di creare i cosiddetti “Ospedali Amici dei Bambini” che oltre a sensibilizzare e sostenere l’allattamento stanno facendo anche molto sul fronte dei parti medicalizzati, poiché come detto prima è strettamente connesso.
Concludo rassicurando che ovviamente e per fortuna non è sempre questa la realtà. Conosco personalmente tante Ostetriche che assolvono il proprio lavoro come fosse una vera e propria missione, con tanto zelo, impegno, dedizione. Molte di queste fanno parte del mio gruppo e sono sempre a disposizione per chiarimenti o domande, compiendo uno dei primi passi importanti per la donna a discapito della violenza ostetrica, ossia, l’informazione prima del parto e il supporto post partum. A questi Angeli fuori dal coro va il mio profondo rispetto e tutta la mia stima perché è di loro il compito di portare ogni giorno alla luce del mondo una nuova vita.

Maria Di Maggio




Mamma tienimi con te... iniziano i capricci

Mamma tienimi con te!
Ciao mi chiamo Valentina ho trentadue anni, una bimba di quindici mesi.
 Apro questa rubrica dove di volta in volta discuteremo dei benefici che l 'alto contatto apporta ai nostri bimbi.






INIZIANO I "CAPRICCI"

Care mamme, questo articolo nasce con l'intento di esprimere la mia opinione personale sul tema "capricci".
Il mio è soltanto un punto di vista da mamma, non intendo certo sostituirmi ai professionisti:).
La mia bimba adesso ha quasi 22 mesi e da qualche tempo a questa parte ha iniziato a fare capire chiaramente quello che vuole o non vuole fare..già prima mostrava il suo caratterino ma adesso è molto più esplicita!
Tanta gente ovviamente commenta dicendo che sono solo capricci e se non  la sgrido farà sempre ciò che vuole..
Dal canto mio ho imparato a vedere la situazione sotto un'altra luce.
Considerando che l'ho sempre allattata, portata in fascia, dormito con lei, insomma non le ho mai negato il contatto adesso ho capito che lei deve poter contare su di me in qualsiasi frangente e sta a me aiutarla a capire le cose e gestire le sue arrabbiature.
Quindi quando scatta il cosiddetto capriccio ho iniziato a pensare un attimo prima di agire, cercando di capire che cosa sta provando la bimba e cercando di osservare la scena con i suoi occhi.
A questo punto mi appare tutto più semplice e quasi sempre (per adesso) riesco a gestire la situazione senza cadere in urla e scenate.
Perchè, almeno per quanto mi riguarda, i capricci nascono in determinate situazioni, ovvero quando è troppo stanca, annoiata, o se arrivano sconosciuti in casa che pretendono subito di spupazzarla come una bambola.
Immaginandomi al suo posto viene il nervoso anche a me, quindi anticipando per quanto possibile certe situazioni il problema non sorge.
Se proprio non riesco ad evitare provo comunque a lasciarla sfogare un po poi l'abbraccio le parlo con calma e a seconda della situazione le propongo una soluzione, e normalmente funziona.
Stesso discorso per i supermercati. Lidia regge al massimo un oretta poi diventa intrattabile. Quindi evito di andare oltre, perchè se a me può anche piacere osservare tutti gli oggetti negli scaffali o le vetrine dei negozi non posso pretendere altrettanto, una bambina non può fare l'adulta, ha altre esigenze, quindi se proprio mi devo dilungare vado senza di lei.
Spesso mi sento dire che la vizio ecc.ecc. ma sinceramente non mi interessa.
La gente parla senza prima farsi un autoanalisi, le persone che parlano di vizi dei bambini sono le stesse che sbottano al primo imprevisto, che vanno in panico per un cambio di programma e scappano di fronte alle novità.
Conosco un sacco di adulti presunti esperti su vizi e capricci che trascorrono le loro giornate ripetendo ossessivamente le stesse azioni, pieni di manie e di insicurezze.
Pertanto non mi pongo grossi problemi, ne adesso ne per il futuro, ogni giorno con mia figlia porta esperienze nuove dalle quali entrambe acquisiamo esperienza e che ci aiutano a rafforzare il legame e la fiducia reciproca.
Detto ciò concludo dicendo che secondo me i bambini vanno ascoltati, lasciati liberi di esprimersi e non repressi con urla e punizioni; tutto ciò che viene represso rimane nascosto come il fuoco sotto la cenere e porta solamente problemi in futuro!



Psicologia e dintorni... la risposta, quando l'allattmento non parte

Psicologia e dintorni
Sono Stefania Macchieraldo mamma di Tommaso 15 mesi. Psicologa di professione. Dopo essere passata attraverso il mare delle emozioni che una gravidanza e una nascita portano con sé, continuo l'entusiasmante avventura del crescere insieme al mio piccolo. E' stato, così, inevitabile portare anche la mia professione sul versante della passione di essere mamma: una mamma ad alto contatto, con un po' di nozioni professionali, molto imperfetta, allergica ai fanatismi e intollerante alle ingiustizie.


UN DOLORE DELL'ANIMA CHE DIVENTA PREZIOSA LEZIONE DI MATERNITA'

Care mamme,
questo mese, ci tengo a condividere con voi la risposta che ho dato al grido di dolore di una mamma in merito al suo desiderato ma mancato allattamento.
E ringrazio di cuore la mamma che mi ha scritto e che mi ha dato l'opportunità di fare queste riflessioni.
L'allattamento al seno è importante e per questo va fatto un grande lavoro di prevenzione e di sostegno ma non deve trasformarsi in un “metro di misura” rispetto alla capacità delle neo-mamme che già alla nascita dei loro figli si trovano in una fase delicatissima e, talvolta, piena di insicurezze.
Il nutrimento affettivo che passa attraverso i sorrisi e gli sguardi pieni di serenità ed amore della mamma e delle figure di accudimento è fondamentale e va tutelato rispetto a tutte le possibili difficoltà che una neo mamma può incontrare.
Va tutelato sempre e sopra ogni cosa, per il bene suo e del bambino che nei primi mesi è ancora in una condizione di fusione con lei. 

... dopo una gravidanza a rischio e per miei errori e limiti (ma anche perché' la bimba all'inizio non si attaccava e per consigli sbagliati dati in buone fede da familiari e per l' ignoranza di altre persone pseudo competenti che ho anche pagato) mi e' saltato fin dall'inizio l'allattamento al seno...
Li per li, pur provandoci ma senza insistenza, non mi ha fatto male ma più passa il tempo più soffro, fino al pianto...
Dopo mesi ho incontrato un'ostetrica che mi ha consigliato il riallattamento … ho anche noleggiato tiralatte ma non l'ho mai usato (o quasi) perché tirare ogni tre ore con scarso risultato mi da' più frustrazione e temo che il mio pianto in merito possa peggiorare...

Vorrei riuscire a perdonare a me stessa il fatto di non essere riuscita, con i miei limiti, a dare a mia figlia il latte naturale, come le altre mamme, perdendo per sempre questa fantastica chance e quel meraviglioso contatto fisico che solo l'allattamento può' dare...
...come non sentirmi in colpa per non esser riuscita a capire prima che l'infermiera pediatrica ospedaliera che ho pagato per aiutarmi era in realtà una grande incompetente e che a suo tempo (visto che la bimba non si attaccava) mi ha esortato alla rassegnazione, pur avendo io il latte?
Non riesco a perdonarmelo e piango per questo.

Come posso compensare quello che mi e' mancato con allattamento? Uso un marsupio?
Ogni poppata con biberon mi evoca il fallimento e la mia incapacità.
Sento che avere il seno e' stato del tutto inutile.
Sto male anche se la bimba e' serena e molto gioiosa e, al momento, non ha avuto conseguenze fisiche per mancato allattamento.
Il mancato allattamento della mia bimba e' vissuto da me con grande dolore, direi quasi un dolore dell'anima.
Nel rispondermi, non decanti, per favore, la bellezza e l'importanza dell'allattamento al seno... perché' purtroppo questo lo sa già' da me ed è' per questo che soffro tantissimo.
(mail firmata)

Cara M.,
potrei scriverLe tante cose in merito alla sua storia: potrei dirLe che si inneggia tanto all'allattamento naturale e, poi, nei casi meno semplici è difficile trovare il sostegno adeguato anche da parte di professionisti motivo per cui sono sorte associazioni apposite come Mom's ma non sempre le neo mamme ne sono al corrente;
potrei dirLe che non basta certo allattare al seno per essere buone madri e che non allattare al seno non preclude minimamente esserlo;
potrei dirLe che, senza dubbio, il latte materno è il miglior alimento predisposto per i nostri cuccioli, ricordandoLe, però, anche che, da che mondo e mondo, prima le balie e il latte artificiale poi hanno nutrito bimbi che altrimenti non avrebbero potuto nutrirsi.

Se riesce, quindi, accompagni con un sorriso la poppata al biberon, Sua figlia per crescere ha bisogno di sorrisi quanto di latte, il latte materno si può sostituire con il latte artificiale, i sorrisi di mamma sono insostituibili.

Aggiungerei che il contatto fisico non va perso... il "pelle a pelle" si può comunque fare, gli abbracci, e tutto ciò che rientra in uno stile di accudiremo "ad alto contatto" (co-sleeping, portare in fascia, massaggio neonatale,...) si può scegliere di farlo comunque, sempre che sia uno stile che sente in armonia con se stessa, ovviamente.

Ciò che ci tengo a dirLe è che Sua figlia, attraverso la vicenda del vostro allattamento, le ha donato una lezione importante, fondamentale direi, una lezione che prima o poi arriva secca e pungente per ogni mamma: la lezione della limitatezza.
Prima o poi, come madri, tutte impariamo che dobbiamo fare i conti ripetutamente con i nostri limiti e la frustrazione che ne deriva.
Tutte prima di arrivare ad una certa fase della maternità abbiamo delle idee, o, meglio dire, degli "standard ideali" a cui aderiamo.
E' poi la realtà che ci costringe a rivederli.
Tutte noi vorremmo sempre dare il meglio ai nostri figli ed essere il meglio per loro, ma, ben presto, ci rendiamo conto che le cose stanno diversamente da come ci eravamo immaginate e che, nonostante tutto l'impegno e l'amore di questo mondo, nessuna mamma è perfetta... anzi!

Da professionista aggiungo che - se mai esistesse una madre "perfetta" - sarebbe deleteria per un sano sviluppo dei figli... quindi facendo del nostro meglio, nella maggior parte dei casi, possiamo stare tranquille.

Nulla di irrimediabile è accaduto.
A Lei è stata offerta precocemente questa lezione: la colga, porti con sé cosa Le ha insegnato, asciughi le lacrime, sorrida a Sua figlia e vada avanti, se può.

Non dovesse farcela, dovesse sentire che quella "sofferenza dell'anima" nonostante tutto non se ne va, non esiti e non si vergogni a chiedere aiuto prima possibile.
La maternità è una fase delicata e può succedere che sia necessario proprio in quel frangente aprire la possibilità ad un percorso con un lavoro su se stesse per noi e per i nostri figli.

Chiudo ricordandole che il suo seno resta una parte preziosa di Lei: quella a cui stringere a sé le persone che ama: la crescita e lo sviluppo passano non solo dal latte ma, ancora di più, dal nutrimento affettivo.

Un abbraccio,
SM


D.ssa Stefania Macchieraldo

Per domande e approfondimenti contattatemi senza esitare!
340.74.60.184
www.kimila.it




L'avvocato in ascolto...Non più marito e moglie, per sempre genitori

L’avvocato in ascolto

Mi chiamo Roberta Plemone, ho 29 anni e sono Avvocato.
Mi occupo di diritto civile, con particolare attenzione per il diritto delle persone, della famiglia e dei minori. Grazie al supporto dei miei Colleghi di studio, spazio in tutti gli ambiti del diritto, per fornire un’assistenza completa.
Per le vostre domande, le vostre curiosità, o per proporre qualche argomento da trattare, mi potete contattare su facebook https://www.facebook.com/roberta.plemone
oppure sulla mia mail roberta.plemone@libero.it
Sarò felice di ascoltarvi!


Non più marito e moglie, per sempre genitori.

Questo è un articolo “di pancia”, quelli che da un brutto argomento sperano di tirar fuori qualcosa di buono.
Non potevo scriverlo da sola, non ne avrei avuto la capacità e forse neanche la sensibilità. E così mi ha aiutata la Dott.ssa Lucrezia LOVO, psicologa brillante, professionista capace ed amica.
A Lei il mio più grande ringraziamento.

Alzi la mano chi non ha mai sentito dire “E’ finita. Non ti farò più vedere tuo figlio”. Un pericoloso mix di vendetta e cattiveria, volto a negare il diritto più intimo, più puro: l’essere genitore.
L’alienazione parentale (c.d. PAS) è il risultato estremo del forzato coinvolgimento dei figli nel conflitto della coppia, ed è una patologia, formalmente inserita nel Manuale per le malattie mentali, DSM-5 del 2013.
Con il termine PAS si fa riferimento alla dinamica in cui un genitore (detto alienatore) attiva una vera e propria campagna di immotivata denigrazione nei confronti del genitore alienato, al punto che il figlio (che si trova solitamente in un’età compresa tra i 7 e i 15 anni) si allea con il genitore alienatore, allontanandosi dall’altro, opponendosi con forza alla sua frequentazione.
Tutto ciò, avviene in assenza di validi motivi (come maltrattamenti o abusi) ma solo per un’implicita alleanza con il “genitore forte”.
GARDNER, psichiatra statunitense teorico della Sindrome di Alienazione Parentale, ha identificato otto criteri fondamentali per diagnosticare la presenza della malattia:
1.   campagna di denigrazione: partecipazione attiva alla campagna mistificatoria nei confronti del coniuge bersaglio;
2.   razionalizzazioni deboli, superficiali o assurde: il bambino, per giustificare l’astio nei confronti del genitore, adduce scuse o accuse prive di oggettivo fondamento;
3.   mancanza di ambivalenza: i figli descrivono solo i tratti negativi del genitore bersaglio, non trovando alcun pregio;
4.   fenomeno del pensatore indipendente: il figlio afferma di essere autonomo nel prendere le decisioni;
5.   appoggio automatico al genitore alienante: il bambino preferisce stare dalla parte del “genitore forte” ed assumere, così, potere, che non avrebbe se si appoggiasse all’alienato;
6.   assenza del senso di colpa: il figlio non prova senso di colpa o empatia nei confronti del “genitore debole”;
7.   scenari presi in prestito: il bambino utilizza frasi o espressioni apprese o suggerite dal genitore alienante, riportando eventi che non hanno materialmente vissuto o di cui non hanno avuto conoscenza diretta, ma che fanno parte della campagna denigratoria;
8.   estensione dell’ostilità: l’astio del figlio si estende alla famiglia d’origine del genitore vittima.
L’alienazione parentale non è un fenomeno circoscritto alla tenera età, ma pare avere effetti a lungo termine sull’equilibrio psicologico del giovane adulto. I bambini alienati, crescendo, tenderanno a sviluppare un forte senso di perdita nei confronti del genitore allontanato, una minore autostima, un presente senso di colpa ed una crescente difficoltà nello sviluppo dell’identità personale.
La PAS viaggia nelle aule di Tribunale da circa vent’anni.
Da un iniziale momento di negazionismo della patologia, si è passati ad una lenta e progressiva presa di coscienza, nata anche e soprattutto grazie ai nuovi poteri del Giudice in ordine all’ascolto del minore.
Recentemente, la Cassazione, con la sentenza n.6919 del 8.04.2016, ha stabilito “in tema di affidamento dei figli minori, qualora un genitore denunci comportamenti dell’altro genitore, affidatario o collocatario, di allontanamento morale e materiale del figlio da sé, indicati come significativi di una PAS, ai fini della modifica delle modalità di affidamento, il Giudice di merito è tenuto ad accertare la veridicità in fatto dei suddetti comportamenti, utilizzando i comuni mezzi di prova, tipici e specifici della materia, incluse le presunzioni, ed a motivare adeguatamente, a prescindere dal giudizio astratto sulla validità scientifica della suddetta patologia, tenuto conto che tra i requisiti di idoneità genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore, a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità ed alla crescita equilibrata e serena.
Il genitore che opera la distruzione dell’altrui figura genitoriale, frutto di un condizionamento programmato che andrà adeguatamente provato, potrà perdere finanche l’affidamento condiviso del figlio.
Non coinvolgiamo i bambini nelle discussioni tra “grandi” e, sebbene rancore e rimorsi siano sentimenti forti, non calpestiamo i diritti dell’altro genitore. E’ un atto vile, che potrebbe portare alla perdita dell’affidamento del bene più prezioso: nostro figlio.


Avv. Roberta Plemone
Dott.ssa Lucrezia Lovo






















Latte di Mamma e …. The Nurture & Care Project

Latte di Mamma e ….




Rubrica sull’allattamento materno a cura di Maria Di Maggio, mamma di due bambini, fondatrice del gruppo fb ”Noi Mamme che allattiamo anche dopo i 6 mesi” https://www.facebook.com/groups/192018677479573/







Carissime Mamme,
questo mese voglio parlarvi di un progetto meraviglioso e di una Donna altrettanto magnifica che ne è l’ideatrice, autrice e realizzatrice, per mezzo delle sue meravigliose foto. Lei si chiama Valeria Alves da Florencia, tra le tante cose che fa, è una bravissima fotografa nata in Argentina ma cittadina del mondo. Per lavoro e per passione gira e fotografa il globo. Al momento è di base a Barcellona. Ho fatto la sua conoscenza solo pochi giorni fa e mi ha già rapita e conquistata la sua genuina e schietta semplicità, la sua disponibilità, la sua umiltà e gentilezza, il suo mettersi in discussione e la sua voglia di conoscere e confrontarsi e soprattutto il suo indiscusso talento nel far “parlare” le sue foto. Cosa ci ha fatto conoscere e piacere immediatamente tanto da parlarvene in questo articolo? La passione che ci unisce è l’allattamento materno. Entrambe condividiamo e sosteniamo la stessa visione dell’allattamento. Appoggiamo con forza determinati valori, legati fortemente a questo tema che difendiamo, comunichiamo e peroriamo in modi diversi. Ci riconosciamo nel medesimo modo in cui vorremmo fosse accettata e non giudicata una Mamma che allatta in pubblico, in questa e qualsivoglia altra società. Se pur con mezzi differenti abbiamo lo stesso unico obiettivo: vogliamo in egual modo sensibilizzare il mondo circostante a quanto è naturale, fondamentale e magnifico l’atto di allattare i propri Bimbi. Tutto questo lo facciamo aggiungendo una variabile necessaria poiché ciò possa avvenire, credendo fermamente in egual modo che l’allattamento possa essere d’esempio alla società e che possa cambiarla e migliorarla nel profondo, incoraggiamo le Mamme e soprattutto le sosteniamo nella scelta di allattare alla luce del sole, in luoghi pubblici, senza timori, né imbarazzi, né tabù. Nutrire o coccolare il proprio Bimbo, indipendentemente dalla sua età, deve essere assolutamente un diritto riconosciuto ad ogni Madre e soprattutto ad ogni Bambino in qualsiasi posto egli voglia ciucciare. Qui apro e chiudo una parentesi. Coerentemente a quanto appena detto, è spiegato il motivo poiché non mi piacciono proprio i famosi Baby Pit Stop, ossia quei luoghi adibiti a spazio allattamento e cambio pannolino che si trovano nei locali, piuttosto che nei negozi e comunque in giro nelle città. D’accordissimo a quanto occorre per un cambio pannolino ma accanto al fasciatoio, piuttosto che una poltrona allattamento, io metterei un bel water per Bimbi che non ci sono mai, a parte nei bagni dei grandi centri commerciali. L’allattamento lasciamo che avvenga dovunque i nostri Bimbi ce lo chiedono. Perché rilegarlo e ghettizzarlo? Alla stregua di una toilette poi! Insomma se voi avete fame, fate merenda in bagno? Se avete voglia di coccole, vi scambiate effusioni tra il water e il bidet? Io trovo che questi spazi più che a difesa dell’allattamento, siano denigranti per madre e bambino. Una Mamma deve sentirsi libera di tirar fuori la tetta dove e come vuole. Chiudo parentesi… ed ecco che finalmente vi presento una persona stupenda che di tette che allattano ne ha fotografate davvero tantissime, che gira il mondo, lo difende e lo ama. Queste righe Valeria le ha scritte per noi:
“In ogni città, in ogni paese, sempre succede lo stesso. È interessante vedere la reazione delle persone che non mi conoscono quando vedono il mio lavoro, e questo progetto in particolare, e scoprono che non ho figli.
L'espressione di sorpresa è genuina, sempre un sorriso, e mi rispondono che è una gioia vedere una donna che ancora non ha figli, appassionatamente coinvolta in un tema così intimo e universale allo stesso tempo.
La fotografia è il mio strumento, e lo uso per evidenziare quello che, essendo donna, penso che sia importante da sottolineare oggi: uno sguardo che ci riporta al primitivo, all’ancestrale, a quello che noi donne sappiamo fare e trasmettere da sempre.
Sento che le immagini parlano di un universo che va al di là di ciò che si vede, che dietro ogni donna e ogni bimba o bimbo c’è una vita che si trasforma e muta in ogni momento, e questo è possibile solo attraverso quel “nutrire” dato nel rapporto.
All'immagine che io scatto, viene trasferite tale energia.
Le fotografie di questo progetto cercano di essere un promemoria di questo, che il momento dell’allattamento è solo una replica di migliaia di altri momenti che la diade condivide, si nutre, si collega, lotta, si arrabbia, e si rincontra nella reciproca trasformazione.
E questo a volte è difficile da sostenere in un mondo che non ha cura delle mamme.
Avere cura oggi d’una donna che ha deciso di diventare mamma è sostenerla nelle sue esigenze interne, nella sua ricerca, in modo da poter concedersi tranquilla all'atto di nutrire il figlio, o altro, per tutto il tempo che considera necessario, che possa darsi, perché in quella consegna anche trasforma simbolicamente il mondo. Tutto comincia in noi stessi.
Questo progetto fotografico mira ad aprire uno spazio di riflessione sulla libertà d’allattare ma, soprattutto, di allevare e di avere cura, in questo momento, in mezzo a questi paradossi.”

Valeria Alves da Florencia. Donna. Fotografa. Designer d’Immagine e Suono (Universidad de Buenos Aires). Viaggiatora. Vegana. Amante dei gatti. Nata in Argentina, con antenati portoghesi e spagnoli.
www.valeriaalvesdaflorencia.com
Allattare alla luce del sole diventa quindi l’idea base del progetto di Valeria che si chiama “The Nurture & Care Project”. Ecco come ce lo spiega lei attraverso il sito internet www.thenurtureandcareproject.org/  oppure la pagina Facebook www.facebook.com/TheNurtureandCareProject.
 “La MISSIONE di questo progetto è quella di normalizzare l'allattamento al seno negli spazi pubblici, con l'obiettivo di fotografare le donne provenienti dai cinque continenti. Si vuole mostrare che allattare bambini al seno, di età superiore a 10 mesi, è un'abitudine naturale, sana e raccomandabile. Non pretendo di generare giudizio sulle donne che non vogliono allattare al seno i loro bambini. L'idea è l'opposto: rimuovere pregiudizi intorno a questo problema. Ogni donna dovrebbe avere il diritto di accudire i loro bambini come si sentono appropriata per se stesse e per i loro figli, senza essere giudicate. Nel 2011 sono stata emotivamente commossa da un'immagine. Granada, Andalusia, Spagna. In un angolo di una toilette pubblica, a La Alhambra, una donna stava allattando il suo bambino completamente coperto con un panno. Lei era coperta e così il figlio. Il bambino avrebbe potuto avere circa 10 mesi. Ho subito capito che c'era un problema: era evidente che si trattava di una società che ha censurato un atto naturale e vitale. Le donne costrette a nascondersi in pubblico per rispondere a quella chiamata: quella della vita. Ero stata in Polonia un po 'prima e lì ho trascorso cinque giorni in Lomianki, con una giovane famiglia che aveva due bambini, uno dei quali di quasi un anno di età. Majda, la madre, mi ha detto che era raro vedere donne che allattano i loro bambini in pubblico, e in generale a causa di questo un bambino viene allattato al seno fino a 8 mesi circa. Poi in Portogallo, Joana, una giovane madre per la prima volta, ha condiviso la sua routine quotidiana con me per tre giorni. Ha raccontato che non era ben vista ad allattare in pubblico, anche se la sua bambina aveva meno di sei mesi. La cosa sorprendente è che nessuna di queste donne aveva notato questo fatto, semplicemente non avevano pensato, accettandolo come normale. A febbraio 2015 sono tornata in Europa con l’obiettivo di sviluppare il mio progetto, sensibilizzando la società ad allattare negli spazi pubblici. La mia idea è di fotografare le mamme nel momento in cui stanno allattando in un luogo pubblico per aumentare la consapevolezza e la comprensione della necessità di allattare come un atto naturale e sano, nonostante l'età del bambino.”
Questo progetto mi ha davvero colpito ed emozionato immediatamente. Credo fortemente nella potenza dell’allattamento come nutrizione, come educazione, come conquista della libertà e ritrovo dei rapporti umani e dei valori che questa società sembra aver dimenticato. In un mondo basato su un’educazione a basso contatto, su un consumismo spropositato, e su un’attenzione eccessiva a quello che è l’apparire piuttosto che l’essere, mi sembra davvero valorizzante ricominciare da qui, dal primo atto d’amore che ci accoglie appena arriviamo su questo pianeta: il sorriso e il caldo abbraccio della Mamma che ci tiene stretta al suo petto nutrendoci del suo latte e con esso del suo Amore. Ritroviamoci da qui Mamme e non sentiamoci sole ma tante. Valeria ci propone foto da ogni angolo del mondo a ricordarci come la vita continua nonostante tutto e come è bella e semplice da vivere quando c’è amore e comprensione.  Non abissiamoci nel giudizio, non crediamo a quello che i Mass Media vogliono inculcarci come modello, non accettiamo uno stile di maternage a basso contatto lasciandoci tentare da false lusinghe. L’unica verità è quella che continua a esistere dall’inizio dei tempi, il motore che fa girare il mondo, ciò che tutto rende possibile è l’Amore! Non può esserci Amore più grande che quello per un figlio che si è appena messo al mondo. Amore nel continuargli a donare la vita goccia dopo goccia allattandolo e questo a casa nostra, come in qualsiasi luogo pubblico, in ogni parte del mondo, in ogni cultura, in ogni tradizione, in ogni essere vivente. L’idea di Valeria è meravigliosa poiché la fotografia è un’esempio immediato, che conquista all’istante e arriva dritto al cuore. Qui troverete 5 foto scelte da lei per questo articolo ma vi invito ad andare sul suo sito e guardarle tutte, poiché sono una più bella dell’altra. Inoltre a chi volesse far parte del progetto, Valeria sarà in Italia questo mese e farà due sessioni fotografiche. La prima sarà a Torino il 26 Maggio e la seconda a Verona il 30 Maggio. Se avete piacere ad essere da lei fotografate, contattatela direttamente tramite la mail che troverete nel sito o nella pagina Facebook. In seguito il progetto si concretizzerà con la realizzazione di una mostra itinerante contenente tutte le foto e infine con la pubblicazione di un libro contenente alcune delle foto e le relative storie di Mamme che allattano sparse nei cinque continenti, Con la speranza che anche queste stupende iniziative, incoraggino le Mamme ad allattare sempre di più, i loro meravigliosi Bambini, alla luce del sole, vi voglio salutare con una frase che amo particolarmente e che avvalora il progetto di Valeria: 
“Il mondo cambia con il tuo esempio non con la tua opinione”. Paulo Coelho
Ciao a tutte alla prossima.

Maria Di Maggio






domenica 31 gennaio 2016

Educando... L'ANSIA DA SEPARAZIONE

Educando
Mi chiamo Veronica, ho 29 anni e due splendidi figli di 5 e 2 anni. Ho conseguito il diploma tecnico dei servizi socio sanitari, ed ora ho aperto la mia struttura, realizzando così il mio desiderio più grande: stare e lavorare con i bambini.


...L'ANSIA DA SEPARAZIONE...


Voglio parlare di un argomento molto delicato che purtroppo quasi tutti i genitori ed i propri cuccioli vivono nel momento dell'inserimento al nido o alla scuola materna.
Sforando un po' dal mio campo, mi ispiro ad un grande studioso e psicologo della metà del '900 in merito ad attaccamento ed ansia da separazione, J.Bowlby. Per le sue idee “rivoluzionarie” rispetto ai grandi teorici
del passato venne spesso criticato ma le sue teorie vengono studiate ed applicate ancora oggi dagli psicologi infantili di tutto il mondo.
Separazione vuol dire anche perdita del contatto con l’ambiente abituale e abbandono di un certo stile di comportamento, la crescita è sempre scandita dalla separazione: si abbandonano le sicurezze raggiunte nella fase precedente per poi potersi arricchire di qualcosa di nuovo.
La paura della separazione si manifesta dal decimo mese e fino al terzo anno, collegata alla paura degli estranei e di perdere la mamma o chi si occupa di loro.
Entrare nella scuola dell’infanzia o al nido non significa solo allontanarsi dai genitori (esperienza sicuramente già vissuta quando viene lasciato ai nonni o a baby sitter), ma soprattutto vuol dire separarsi da ciò che è familiare e abituale, per conoscere qualcosa di nuovo e sconosciuto con bambini simili e diversi da lui, con nuovi adulti di riferimento: le educatrici.
Considerando che nello sviluppo ciò che è “familiare” è “protettivo” mentre ciò che è “estraneo” equivale a qualcosa di “nemico”, si può comprendere così l’angoscia provata da molti bambini,
Il bambino, forse per la prima volta, non ha l’adulto tutto per sé e deve imparare a dividere le attenzioni della maestra con gli altri, a seguire nuove regole, a stare nel gruppo, ad aspettare il suo turno.....
Rappresenta un grande cambiamento nella sua vita caratterizzato dall’esperienza della condivisione e per i bambini abituati a stare a casa con poche occasioni di socializzare potrebbe essere più faticoso.
Inoltre ricordiamo che l’esperienza della separazione non riguardano solo i bambini, ma anche i genitori che possono vivere l’esperienza con un po’ di disagio, preoccupazione, a volte senso di colpa, o anche solo il desiderio di vederlo sempre con loro.........
In base all’età, al carattere del bambino e alla qualità delle sue relazioni con i genitori ci saranno diverse reazioni alla separazione e tempi differenti per un sereno inserimento.
Nel periodo di inserimento è quasi inevitabile che il bambino pianga al momento del distacco, è liberatorio e non deve preoccupare, perché nella maggior parte dei casi finisce in fretta mentre alcuni bambini possono sentire il “magone” durante la mattinata, perché gli mancano la mamma e papà, altri bambini invece rifiutano il contatto con gli insegnanti e i compagni o si chiudono ad ogni proposta di attività possono quindi aver bisogno di un po’ di tempo in più per ambientarsi e di conseguenza l’inserimento può richiedere una durata superiore.
Possono emergere comportamenti regressivi: alcuni bambini possono improvvisamente ricominciare a bagnarsi, vogliono usare di nuovo il ciuccio o il biberon, oppure la notte non riescono a dormire tranquilli, o ancora fanno i capricci perché non vogliono mangiare.
Se tutti questi comportamenti si presentano in forma transitoria e lieve, non dobbiamo preoccuparci, ma possiamo attribuirli a una momentanea difficoltà di adattamento a una situazione nuova.
Il piccolo può essere entusiasta di avere tanti nuovi amici con cui giocare e divertirsi, ma allo stesso tempo può avere paura che qualcuno gli faccia male o lo rifiuti.
Così cerca di auto convincersi che riuscirà ad affrontare questa situazione, anche se poi la paura riemerge, magari proprio nel momento dell’ingresso a scuola e fa sì che il bambino pianga o dica di voler tornare a casa.
A volte non sono tanto le persone, quanto gli oggetti nuovi a fare paura, la voglia di conoscere e di esplorare cose e luoghi nuovi è uguale alla paura che possono trasmettere.
Così ci si può trovare di fronte a bambini che sembrano agitati, lanciano giocattoli, corrono disordinatamente urtando compagni e oggetti.

Ad un primo sguardo, il loro atteggiamento potrebbe sembrare “aggressivo”, invece è l’espressione di una paura che si sta manifestando.
Un altro importante timore che emerge nell’ambito familiare e scolastico è quello di “essere messo da parte” dai genitori e insegnanti che potrebbero infatti privilegiare altri bambini (Ad es. il bambino può fare i dispetti e/o picchiare il suo compagno, oppure appena lo vede impegnato in un gioco, inizia a manifestare desideri nei confronti di quell’oggetto che fino a poco prima non aveva esercitato su di lui alcun interesse.)
Anche in questo caso, ogni bambino ha i propri tempi, il proprio carattere, e quindi dev'essere seguito individualmente.
Il modo migliore perché il bambino si inserisca bene è prima di tutto quello di mostrarsi contenti e trasmettergli il proprio entusiasmo.
I bambini sono molto attenti e sensibili alle emozioni e alle preoccupazioni dei loro genitori, se la mamma al momento del distacco è preoccupata, ansiosa o si sente in colpa, il bambino può fare più fatica ad accettare la separazione e può manifestare reazioni di paura e rabbia.
La mamma può aiutare il bambino affrontando lei stessa il momento del distacco con serenità e sicurezza per permettere al bambino di imparare a fare la stessa cosa.
Dare fiducia al bambino significa essere certi che è in grado di superare un momento difficile. Pur sapendo che sta soffrendo è bene offrirgli tutto il sostegno necessario senza però cedere; il bambino, infatti, non deve sentirsi allontanato dai genitori e tanto meno abbandonato!!!
Questo distacco permetterà al piccolo di diventare autonomo, di sviluppare la sua individualità e autostima, e di cominciare a conoscere il mondo esterno!

Il legame genitore-figlio è così forte che un breve periodo di lontananza non può né cancellare né scalfire; è quindi necessario concentrarsi sui momenti che si trascorrono insieme e curare il rapporto.
Ci sono atteggiamenti che aiutano il bambino a superare questo distacco e altri che portano solo insicurezza.
Bisogna:
Portarlo a scuola e fermarsi a giocare con lui, esplorando gli spazi usati con gli altri bambini; Comprenderlo quando piange e trasmettergli sicurezza; Salutarlo e con decisione andare via (magari se rimane in voi qualche ansia potete telefonare all’insegnante per sentire come va); Mantenere gli impegni: “vengo a prenderti dopo mangiato” lo si deve fare altrimenti il bambino si sente tradito; Preparare insieme ciò che serve per la scuola; Evitate di tenere a casa il bambino senza motivo è importantissimo essere costanti!!
Da Evitare:
Riportarlo a casa se piange; Continuare a salutarlo e non decidersi ad andare via; Nascondersi per vedere quello che fa (se ci vede è un guaio); Lasciarsi prendere dall’ansia se ha delle regressioni o comportamenti strani; Andarsene di nascosto senza salutarlo e senza ricordargli che lo si tornerà a prendere; Obbligarlo ad andare a scuola se sta poco bene o non ha dormito durante la notte
Ricordiamoci anche che tutte queste azioni devono essere legate alla fiducia nei confronti del proprio bambino e nei confronti dell'insegnante!!

Queste situazioni descritte sono ovviamente quelle normali che si verificano durante l'inserimento, ma in caso di anomalie fidatevi del vostro bambino e dialogate tranquillamente con l'educatrice dei problemi che riscontrate lei vi saprà consigliare!!!