martedì 17 maggio 2016

Mamma tienimi con te... iniziano i capricci

Mamma tienimi con te!
Ciao mi chiamo Valentina ho trentadue anni, una bimba di quindici mesi.
 Apro questa rubrica dove di volta in volta discuteremo dei benefici che l 'alto contatto apporta ai nostri bimbi.






INIZIANO I "CAPRICCI"

Care mamme, questo articolo nasce con l'intento di esprimere la mia opinione personale sul tema "capricci".
Il mio è soltanto un punto di vista da mamma, non intendo certo sostituirmi ai professionisti:).
La mia bimba adesso ha quasi 22 mesi e da qualche tempo a questa parte ha iniziato a fare capire chiaramente quello che vuole o non vuole fare..già prima mostrava il suo caratterino ma adesso è molto più esplicita!
Tanta gente ovviamente commenta dicendo che sono solo capricci e se non  la sgrido farà sempre ciò che vuole..
Dal canto mio ho imparato a vedere la situazione sotto un'altra luce.
Considerando che l'ho sempre allattata, portata in fascia, dormito con lei, insomma non le ho mai negato il contatto adesso ho capito che lei deve poter contare su di me in qualsiasi frangente e sta a me aiutarla a capire le cose e gestire le sue arrabbiature.
Quindi quando scatta il cosiddetto capriccio ho iniziato a pensare un attimo prima di agire, cercando di capire che cosa sta provando la bimba e cercando di osservare la scena con i suoi occhi.
A questo punto mi appare tutto più semplice e quasi sempre (per adesso) riesco a gestire la situazione senza cadere in urla e scenate.
Perchè, almeno per quanto mi riguarda, i capricci nascono in determinate situazioni, ovvero quando è troppo stanca, annoiata, o se arrivano sconosciuti in casa che pretendono subito di spupazzarla come una bambola.
Immaginandomi al suo posto viene il nervoso anche a me, quindi anticipando per quanto possibile certe situazioni il problema non sorge.
Se proprio non riesco ad evitare provo comunque a lasciarla sfogare un po poi l'abbraccio le parlo con calma e a seconda della situazione le propongo una soluzione, e normalmente funziona.
Stesso discorso per i supermercati. Lidia regge al massimo un oretta poi diventa intrattabile. Quindi evito di andare oltre, perchè se a me può anche piacere osservare tutti gli oggetti negli scaffali o le vetrine dei negozi non posso pretendere altrettanto, una bambina non può fare l'adulta, ha altre esigenze, quindi se proprio mi devo dilungare vado senza di lei.
Spesso mi sento dire che la vizio ecc.ecc. ma sinceramente non mi interessa.
La gente parla senza prima farsi un autoanalisi, le persone che parlano di vizi dei bambini sono le stesse che sbottano al primo imprevisto, che vanno in panico per un cambio di programma e scappano di fronte alle novità.
Conosco un sacco di adulti presunti esperti su vizi e capricci che trascorrono le loro giornate ripetendo ossessivamente le stesse azioni, pieni di manie e di insicurezze.
Pertanto non mi pongo grossi problemi, ne adesso ne per il futuro, ogni giorno con mia figlia porta esperienze nuove dalle quali entrambe acquisiamo esperienza e che ci aiutano a rafforzare il legame e la fiducia reciproca.
Detto ciò concludo dicendo che secondo me i bambini vanno ascoltati, lasciati liberi di esprimersi e non repressi con urla e punizioni; tutto ciò che viene represso rimane nascosto come il fuoco sotto la cenere e porta solamente problemi in futuro!



Psicologia e dintorni... la risposta, quando l'allattmento non parte

Psicologia e dintorni
Sono Stefania Macchieraldo mamma di Tommaso 15 mesi. Psicologa di professione. Dopo essere passata attraverso il mare delle emozioni che una gravidanza e una nascita portano con sé, continuo l'entusiasmante avventura del crescere insieme al mio piccolo. E' stato, così, inevitabile portare anche la mia professione sul versante della passione di essere mamma: una mamma ad alto contatto, con un po' di nozioni professionali, molto imperfetta, allergica ai fanatismi e intollerante alle ingiustizie.


UN DOLORE DELL'ANIMA CHE DIVENTA PREZIOSA LEZIONE DI MATERNITA'

Care mamme,
questo mese, ci tengo a condividere con voi la risposta che ho dato al grido di dolore di una mamma in merito al suo desiderato ma mancato allattamento.
E ringrazio di cuore la mamma che mi ha scritto e che mi ha dato l'opportunità di fare queste riflessioni.
L'allattamento al seno è importante e per questo va fatto un grande lavoro di prevenzione e di sostegno ma non deve trasformarsi in un “metro di misura” rispetto alla capacità delle neo-mamme che già alla nascita dei loro figli si trovano in una fase delicatissima e, talvolta, piena di insicurezze.
Il nutrimento affettivo che passa attraverso i sorrisi e gli sguardi pieni di serenità ed amore della mamma e delle figure di accudimento è fondamentale e va tutelato rispetto a tutte le possibili difficoltà che una neo mamma può incontrare.
Va tutelato sempre e sopra ogni cosa, per il bene suo e del bambino che nei primi mesi è ancora in una condizione di fusione con lei. 

... dopo una gravidanza a rischio e per miei errori e limiti (ma anche perché' la bimba all'inizio non si attaccava e per consigli sbagliati dati in buone fede da familiari e per l' ignoranza di altre persone pseudo competenti che ho anche pagato) mi e' saltato fin dall'inizio l'allattamento al seno...
Li per li, pur provandoci ma senza insistenza, non mi ha fatto male ma più passa il tempo più soffro, fino al pianto...
Dopo mesi ho incontrato un'ostetrica che mi ha consigliato il riallattamento … ho anche noleggiato tiralatte ma non l'ho mai usato (o quasi) perché tirare ogni tre ore con scarso risultato mi da' più frustrazione e temo che il mio pianto in merito possa peggiorare...

Vorrei riuscire a perdonare a me stessa il fatto di non essere riuscita, con i miei limiti, a dare a mia figlia il latte naturale, come le altre mamme, perdendo per sempre questa fantastica chance e quel meraviglioso contatto fisico che solo l'allattamento può' dare...
...come non sentirmi in colpa per non esser riuscita a capire prima che l'infermiera pediatrica ospedaliera che ho pagato per aiutarmi era in realtà una grande incompetente e che a suo tempo (visto che la bimba non si attaccava) mi ha esortato alla rassegnazione, pur avendo io il latte?
Non riesco a perdonarmelo e piango per questo.

Come posso compensare quello che mi e' mancato con allattamento? Uso un marsupio?
Ogni poppata con biberon mi evoca il fallimento e la mia incapacità.
Sento che avere il seno e' stato del tutto inutile.
Sto male anche se la bimba e' serena e molto gioiosa e, al momento, non ha avuto conseguenze fisiche per mancato allattamento.
Il mancato allattamento della mia bimba e' vissuto da me con grande dolore, direi quasi un dolore dell'anima.
Nel rispondermi, non decanti, per favore, la bellezza e l'importanza dell'allattamento al seno... perché' purtroppo questo lo sa già' da me ed è' per questo che soffro tantissimo.
(mail firmata)

Cara M.,
potrei scriverLe tante cose in merito alla sua storia: potrei dirLe che si inneggia tanto all'allattamento naturale e, poi, nei casi meno semplici è difficile trovare il sostegno adeguato anche da parte di professionisti motivo per cui sono sorte associazioni apposite come Mom's ma non sempre le neo mamme ne sono al corrente;
potrei dirLe che non basta certo allattare al seno per essere buone madri e che non allattare al seno non preclude minimamente esserlo;
potrei dirLe che, senza dubbio, il latte materno è il miglior alimento predisposto per i nostri cuccioli, ricordandoLe, però, anche che, da che mondo e mondo, prima le balie e il latte artificiale poi hanno nutrito bimbi che altrimenti non avrebbero potuto nutrirsi.

Se riesce, quindi, accompagni con un sorriso la poppata al biberon, Sua figlia per crescere ha bisogno di sorrisi quanto di latte, il latte materno si può sostituire con il latte artificiale, i sorrisi di mamma sono insostituibili.

Aggiungerei che il contatto fisico non va perso... il "pelle a pelle" si può comunque fare, gli abbracci, e tutto ciò che rientra in uno stile di accudiremo "ad alto contatto" (co-sleeping, portare in fascia, massaggio neonatale,...) si può scegliere di farlo comunque, sempre che sia uno stile che sente in armonia con se stessa, ovviamente.

Ciò che ci tengo a dirLe è che Sua figlia, attraverso la vicenda del vostro allattamento, le ha donato una lezione importante, fondamentale direi, una lezione che prima o poi arriva secca e pungente per ogni mamma: la lezione della limitatezza.
Prima o poi, come madri, tutte impariamo che dobbiamo fare i conti ripetutamente con i nostri limiti e la frustrazione che ne deriva.
Tutte prima di arrivare ad una certa fase della maternità abbiamo delle idee, o, meglio dire, degli "standard ideali" a cui aderiamo.
E' poi la realtà che ci costringe a rivederli.
Tutte noi vorremmo sempre dare il meglio ai nostri figli ed essere il meglio per loro, ma, ben presto, ci rendiamo conto che le cose stanno diversamente da come ci eravamo immaginate e che, nonostante tutto l'impegno e l'amore di questo mondo, nessuna mamma è perfetta... anzi!

Da professionista aggiungo che - se mai esistesse una madre "perfetta" - sarebbe deleteria per un sano sviluppo dei figli... quindi facendo del nostro meglio, nella maggior parte dei casi, possiamo stare tranquille.

Nulla di irrimediabile è accaduto.
A Lei è stata offerta precocemente questa lezione: la colga, porti con sé cosa Le ha insegnato, asciughi le lacrime, sorrida a Sua figlia e vada avanti, se può.

Non dovesse farcela, dovesse sentire che quella "sofferenza dell'anima" nonostante tutto non se ne va, non esiti e non si vergogni a chiedere aiuto prima possibile.
La maternità è una fase delicata e può succedere che sia necessario proprio in quel frangente aprire la possibilità ad un percorso con un lavoro su se stesse per noi e per i nostri figli.

Chiudo ricordandole che il suo seno resta una parte preziosa di Lei: quella a cui stringere a sé le persone che ama: la crescita e lo sviluppo passano non solo dal latte ma, ancora di più, dal nutrimento affettivo.

Un abbraccio,
SM


D.ssa Stefania Macchieraldo

Per domande e approfondimenti contattatemi senza esitare!
340.74.60.184
www.kimila.it




L'avvocato in ascolto...Non più marito e moglie, per sempre genitori

L’avvocato in ascolto

Mi chiamo Roberta Plemone, ho 29 anni e sono Avvocato.
Mi occupo di diritto civile, con particolare attenzione per il diritto delle persone, della famiglia e dei minori. Grazie al supporto dei miei Colleghi di studio, spazio in tutti gli ambiti del diritto, per fornire un’assistenza completa.
Per le vostre domande, le vostre curiosità, o per proporre qualche argomento da trattare, mi potete contattare su facebook https://www.facebook.com/roberta.plemone
oppure sulla mia mail roberta.plemone@libero.it
Sarò felice di ascoltarvi!


Non più marito e moglie, per sempre genitori.

Questo è un articolo “di pancia”, quelli che da un brutto argomento sperano di tirar fuori qualcosa di buono.
Non potevo scriverlo da sola, non ne avrei avuto la capacità e forse neanche la sensibilità. E così mi ha aiutata la Dott.ssa Lucrezia LOVO, psicologa brillante, professionista capace ed amica.
A Lei il mio più grande ringraziamento.

Alzi la mano chi non ha mai sentito dire “E’ finita. Non ti farò più vedere tuo figlio”. Un pericoloso mix di vendetta e cattiveria, volto a negare il diritto più intimo, più puro: l’essere genitore.
L’alienazione parentale (c.d. PAS) è il risultato estremo del forzato coinvolgimento dei figli nel conflitto della coppia, ed è una patologia, formalmente inserita nel Manuale per le malattie mentali, DSM-5 del 2013.
Con il termine PAS si fa riferimento alla dinamica in cui un genitore (detto alienatore) attiva una vera e propria campagna di immotivata denigrazione nei confronti del genitore alienato, al punto che il figlio (che si trova solitamente in un’età compresa tra i 7 e i 15 anni) si allea con il genitore alienatore, allontanandosi dall’altro, opponendosi con forza alla sua frequentazione.
Tutto ciò, avviene in assenza di validi motivi (come maltrattamenti o abusi) ma solo per un’implicita alleanza con il “genitore forte”.
GARDNER, psichiatra statunitense teorico della Sindrome di Alienazione Parentale, ha identificato otto criteri fondamentali per diagnosticare la presenza della malattia:
1.   campagna di denigrazione: partecipazione attiva alla campagna mistificatoria nei confronti del coniuge bersaglio;
2.   razionalizzazioni deboli, superficiali o assurde: il bambino, per giustificare l’astio nei confronti del genitore, adduce scuse o accuse prive di oggettivo fondamento;
3.   mancanza di ambivalenza: i figli descrivono solo i tratti negativi del genitore bersaglio, non trovando alcun pregio;
4.   fenomeno del pensatore indipendente: il figlio afferma di essere autonomo nel prendere le decisioni;
5.   appoggio automatico al genitore alienante: il bambino preferisce stare dalla parte del “genitore forte” ed assumere, così, potere, che non avrebbe se si appoggiasse all’alienato;
6.   assenza del senso di colpa: il figlio non prova senso di colpa o empatia nei confronti del “genitore debole”;
7.   scenari presi in prestito: il bambino utilizza frasi o espressioni apprese o suggerite dal genitore alienante, riportando eventi che non hanno materialmente vissuto o di cui non hanno avuto conoscenza diretta, ma che fanno parte della campagna denigratoria;
8.   estensione dell’ostilità: l’astio del figlio si estende alla famiglia d’origine del genitore vittima.
L’alienazione parentale non è un fenomeno circoscritto alla tenera età, ma pare avere effetti a lungo termine sull’equilibrio psicologico del giovane adulto. I bambini alienati, crescendo, tenderanno a sviluppare un forte senso di perdita nei confronti del genitore allontanato, una minore autostima, un presente senso di colpa ed una crescente difficoltà nello sviluppo dell’identità personale.
La PAS viaggia nelle aule di Tribunale da circa vent’anni.
Da un iniziale momento di negazionismo della patologia, si è passati ad una lenta e progressiva presa di coscienza, nata anche e soprattutto grazie ai nuovi poteri del Giudice in ordine all’ascolto del minore.
Recentemente, la Cassazione, con la sentenza n.6919 del 8.04.2016, ha stabilito “in tema di affidamento dei figli minori, qualora un genitore denunci comportamenti dell’altro genitore, affidatario o collocatario, di allontanamento morale e materiale del figlio da sé, indicati come significativi di una PAS, ai fini della modifica delle modalità di affidamento, il Giudice di merito è tenuto ad accertare la veridicità in fatto dei suddetti comportamenti, utilizzando i comuni mezzi di prova, tipici e specifici della materia, incluse le presunzioni, ed a motivare adeguatamente, a prescindere dal giudizio astratto sulla validità scientifica della suddetta patologia, tenuto conto che tra i requisiti di idoneità genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore, a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità ed alla crescita equilibrata e serena.
Il genitore che opera la distruzione dell’altrui figura genitoriale, frutto di un condizionamento programmato che andrà adeguatamente provato, potrà perdere finanche l’affidamento condiviso del figlio.
Non coinvolgiamo i bambini nelle discussioni tra “grandi” e, sebbene rancore e rimorsi siano sentimenti forti, non calpestiamo i diritti dell’altro genitore. E’ un atto vile, che potrebbe portare alla perdita dell’affidamento del bene più prezioso: nostro figlio.


Avv. Roberta Plemone
Dott.ssa Lucrezia Lovo






















Latte di Mamma e …. The Nurture & Care Project

Latte di Mamma e ….




Rubrica sull’allattamento materno a cura di Maria Di Maggio, mamma di due bambini, fondatrice del gruppo fb ”Noi Mamme che allattiamo anche dopo i 6 mesi” https://www.facebook.com/groups/192018677479573/







Carissime Mamme,
questo mese voglio parlarvi di un progetto meraviglioso e di una Donna altrettanto magnifica che ne è l’ideatrice, autrice e realizzatrice, per mezzo delle sue meravigliose foto. Lei si chiama Valeria Alves da Florencia, tra le tante cose che fa, è una bravissima fotografa nata in Argentina ma cittadina del mondo. Per lavoro e per passione gira e fotografa il globo. Al momento è di base a Barcellona. Ho fatto la sua conoscenza solo pochi giorni fa e mi ha già rapita e conquistata la sua genuina e schietta semplicità, la sua disponibilità, la sua umiltà e gentilezza, il suo mettersi in discussione e la sua voglia di conoscere e confrontarsi e soprattutto il suo indiscusso talento nel far “parlare” le sue foto. Cosa ci ha fatto conoscere e piacere immediatamente tanto da parlarvene in questo articolo? La passione che ci unisce è l’allattamento materno. Entrambe condividiamo e sosteniamo la stessa visione dell’allattamento. Appoggiamo con forza determinati valori, legati fortemente a questo tema che difendiamo, comunichiamo e peroriamo in modi diversi. Ci riconosciamo nel medesimo modo in cui vorremmo fosse accettata e non giudicata una Mamma che allatta in pubblico, in questa e qualsivoglia altra società. Se pur con mezzi differenti abbiamo lo stesso unico obiettivo: vogliamo in egual modo sensibilizzare il mondo circostante a quanto è naturale, fondamentale e magnifico l’atto di allattare i propri Bimbi. Tutto questo lo facciamo aggiungendo una variabile necessaria poiché ciò possa avvenire, credendo fermamente in egual modo che l’allattamento possa essere d’esempio alla società e che possa cambiarla e migliorarla nel profondo, incoraggiamo le Mamme e soprattutto le sosteniamo nella scelta di allattare alla luce del sole, in luoghi pubblici, senza timori, né imbarazzi, né tabù. Nutrire o coccolare il proprio Bimbo, indipendentemente dalla sua età, deve essere assolutamente un diritto riconosciuto ad ogni Madre e soprattutto ad ogni Bambino in qualsiasi posto egli voglia ciucciare. Qui apro e chiudo una parentesi. Coerentemente a quanto appena detto, è spiegato il motivo poiché non mi piacciono proprio i famosi Baby Pit Stop, ossia quei luoghi adibiti a spazio allattamento e cambio pannolino che si trovano nei locali, piuttosto che nei negozi e comunque in giro nelle città. D’accordissimo a quanto occorre per un cambio pannolino ma accanto al fasciatoio, piuttosto che una poltrona allattamento, io metterei un bel water per Bimbi che non ci sono mai, a parte nei bagni dei grandi centri commerciali. L’allattamento lasciamo che avvenga dovunque i nostri Bimbi ce lo chiedono. Perché rilegarlo e ghettizzarlo? Alla stregua di una toilette poi! Insomma se voi avete fame, fate merenda in bagno? Se avete voglia di coccole, vi scambiate effusioni tra il water e il bidet? Io trovo che questi spazi più che a difesa dell’allattamento, siano denigranti per madre e bambino. Una Mamma deve sentirsi libera di tirar fuori la tetta dove e come vuole. Chiudo parentesi… ed ecco che finalmente vi presento una persona stupenda che di tette che allattano ne ha fotografate davvero tantissime, che gira il mondo, lo difende e lo ama. Queste righe Valeria le ha scritte per noi:
“In ogni città, in ogni paese, sempre succede lo stesso. È interessante vedere la reazione delle persone che non mi conoscono quando vedono il mio lavoro, e questo progetto in particolare, e scoprono che non ho figli.
L'espressione di sorpresa è genuina, sempre un sorriso, e mi rispondono che è una gioia vedere una donna che ancora non ha figli, appassionatamente coinvolta in un tema così intimo e universale allo stesso tempo.
La fotografia è il mio strumento, e lo uso per evidenziare quello che, essendo donna, penso che sia importante da sottolineare oggi: uno sguardo che ci riporta al primitivo, all’ancestrale, a quello che noi donne sappiamo fare e trasmettere da sempre.
Sento che le immagini parlano di un universo che va al di là di ciò che si vede, che dietro ogni donna e ogni bimba o bimbo c’è una vita che si trasforma e muta in ogni momento, e questo è possibile solo attraverso quel “nutrire” dato nel rapporto.
All'immagine che io scatto, viene trasferite tale energia.
Le fotografie di questo progetto cercano di essere un promemoria di questo, che il momento dell’allattamento è solo una replica di migliaia di altri momenti che la diade condivide, si nutre, si collega, lotta, si arrabbia, e si rincontra nella reciproca trasformazione.
E questo a volte è difficile da sostenere in un mondo che non ha cura delle mamme.
Avere cura oggi d’una donna che ha deciso di diventare mamma è sostenerla nelle sue esigenze interne, nella sua ricerca, in modo da poter concedersi tranquilla all'atto di nutrire il figlio, o altro, per tutto il tempo che considera necessario, che possa darsi, perché in quella consegna anche trasforma simbolicamente il mondo. Tutto comincia in noi stessi.
Questo progetto fotografico mira ad aprire uno spazio di riflessione sulla libertà d’allattare ma, soprattutto, di allevare e di avere cura, in questo momento, in mezzo a questi paradossi.”

Valeria Alves da Florencia. Donna. Fotografa. Designer d’Immagine e Suono (Universidad de Buenos Aires). Viaggiatora. Vegana. Amante dei gatti. Nata in Argentina, con antenati portoghesi e spagnoli.
www.valeriaalvesdaflorencia.com
Allattare alla luce del sole diventa quindi l’idea base del progetto di Valeria che si chiama “The Nurture & Care Project”. Ecco come ce lo spiega lei attraverso il sito internet www.thenurtureandcareproject.org/  oppure la pagina Facebook www.facebook.com/TheNurtureandCareProject.
 “La MISSIONE di questo progetto è quella di normalizzare l'allattamento al seno negli spazi pubblici, con l'obiettivo di fotografare le donne provenienti dai cinque continenti. Si vuole mostrare che allattare bambini al seno, di età superiore a 10 mesi, è un'abitudine naturale, sana e raccomandabile. Non pretendo di generare giudizio sulle donne che non vogliono allattare al seno i loro bambini. L'idea è l'opposto: rimuovere pregiudizi intorno a questo problema. Ogni donna dovrebbe avere il diritto di accudire i loro bambini come si sentono appropriata per se stesse e per i loro figli, senza essere giudicate. Nel 2011 sono stata emotivamente commossa da un'immagine. Granada, Andalusia, Spagna. In un angolo di una toilette pubblica, a La Alhambra, una donna stava allattando il suo bambino completamente coperto con un panno. Lei era coperta e così il figlio. Il bambino avrebbe potuto avere circa 10 mesi. Ho subito capito che c'era un problema: era evidente che si trattava di una società che ha censurato un atto naturale e vitale. Le donne costrette a nascondersi in pubblico per rispondere a quella chiamata: quella della vita. Ero stata in Polonia un po 'prima e lì ho trascorso cinque giorni in Lomianki, con una giovane famiglia che aveva due bambini, uno dei quali di quasi un anno di età. Majda, la madre, mi ha detto che era raro vedere donne che allattano i loro bambini in pubblico, e in generale a causa di questo un bambino viene allattato al seno fino a 8 mesi circa. Poi in Portogallo, Joana, una giovane madre per la prima volta, ha condiviso la sua routine quotidiana con me per tre giorni. Ha raccontato che non era ben vista ad allattare in pubblico, anche se la sua bambina aveva meno di sei mesi. La cosa sorprendente è che nessuna di queste donne aveva notato questo fatto, semplicemente non avevano pensato, accettandolo come normale. A febbraio 2015 sono tornata in Europa con l’obiettivo di sviluppare il mio progetto, sensibilizzando la società ad allattare negli spazi pubblici. La mia idea è di fotografare le mamme nel momento in cui stanno allattando in un luogo pubblico per aumentare la consapevolezza e la comprensione della necessità di allattare come un atto naturale e sano, nonostante l'età del bambino.”
Questo progetto mi ha davvero colpito ed emozionato immediatamente. Credo fortemente nella potenza dell’allattamento come nutrizione, come educazione, come conquista della libertà e ritrovo dei rapporti umani e dei valori che questa società sembra aver dimenticato. In un mondo basato su un’educazione a basso contatto, su un consumismo spropositato, e su un’attenzione eccessiva a quello che è l’apparire piuttosto che l’essere, mi sembra davvero valorizzante ricominciare da qui, dal primo atto d’amore che ci accoglie appena arriviamo su questo pianeta: il sorriso e il caldo abbraccio della Mamma che ci tiene stretta al suo petto nutrendoci del suo latte e con esso del suo Amore. Ritroviamoci da qui Mamme e non sentiamoci sole ma tante. Valeria ci propone foto da ogni angolo del mondo a ricordarci come la vita continua nonostante tutto e come è bella e semplice da vivere quando c’è amore e comprensione.  Non abissiamoci nel giudizio, non crediamo a quello che i Mass Media vogliono inculcarci come modello, non accettiamo uno stile di maternage a basso contatto lasciandoci tentare da false lusinghe. L’unica verità è quella che continua a esistere dall’inizio dei tempi, il motore che fa girare il mondo, ciò che tutto rende possibile è l’Amore! Non può esserci Amore più grande che quello per un figlio che si è appena messo al mondo. Amore nel continuargli a donare la vita goccia dopo goccia allattandolo e questo a casa nostra, come in qualsiasi luogo pubblico, in ogni parte del mondo, in ogni cultura, in ogni tradizione, in ogni essere vivente. L’idea di Valeria è meravigliosa poiché la fotografia è un’esempio immediato, che conquista all’istante e arriva dritto al cuore. Qui troverete 5 foto scelte da lei per questo articolo ma vi invito ad andare sul suo sito e guardarle tutte, poiché sono una più bella dell’altra. Inoltre a chi volesse far parte del progetto, Valeria sarà in Italia questo mese e farà due sessioni fotografiche. La prima sarà a Torino il 26 Maggio e la seconda a Verona il 30 Maggio. Se avete piacere ad essere da lei fotografate, contattatela direttamente tramite la mail che troverete nel sito o nella pagina Facebook. In seguito il progetto si concretizzerà con la realizzazione di una mostra itinerante contenente tutte le foto e infine con la pubblicazione di un libro contenente alcune delle foto e le relative storie di Mamme che allattano sparse nei cinque continenti, Con la speranza che anche queste stupende iniziative, incoraggino le Mamme ad allattare sempre di più, i loro meravigliosi Bambini, alla luce del sole, vi voglio salutare con una frase che amo particolarmente e che avvalora il progetto di Valeria: 
“Il mondo cambia con il tuo esempio non con la tua opinione”. Paulo Coelho
Ciao a tutte alla prossima.

Maria Di Maggio






domenica 10 aprile 2016

voce di mamma - cos'è il co sleeping per noi

Il co-sleeping per me è la storia della mia vita e della mia famiglia. 45 anni fa i miei genitori hanno iniziato a dividere il loro lettone con mia sorella, e dopo due anni arrivò mio fratello. Quindi il lettone diventò per 4... poi si trasferirono quando i miei fratelli avevano 7 e 5 anni...e loro decisero da soli di dormire nella loro cameretta. Io poi sono arrivata quando loro erano grandi (15 e 13 anni)... e tutti facevano a gara x tenermi con loro! Ho diviso il lettone con i miei fino 10 anni, più mia sorella si è sposata e io ho deciso di unire il letto a quello di mio fratello! Quando poi si è sposato lui la mia mamma è venuta dormire con me!!! Tre anni e mezzo fa....sono diventata io la mamma che divide il lettone con il mio bimbo e il mio compagno! E da un mese e mezzo siamo in 4! Mia sorella ha fatto lo stesso con i suoi figli! A chi racconto tutto questo dicono che siamo pazzi.... forse si...ma per me e per tutta la mia famiglia siamo PAZZI D'AMORE PURO! Io credo che i figli si vivano una volta sola...ma anche i figli ci vivono una volta sola. Di giorno tra lavoro e scuola non ci si vive mai abbastanza...e quindi di sera e notte chiacchere e coccole a go go!!!!😍
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L’ostetrica per voi - Accogliere un bambino sul piano emozionale e fisico nei tre trimestri di gravidanza.

L’ostetrica per voi

Ciao! Mi chiamo  Angelica e sono ostetrica dal 2007. Esercito la libera professione sul territorio Canavesano dopo avere svolto un’intensa esperienza lavorativa nel Regno Unito. Nella maggior parte dei miei anni di lavoro a Londra, mi sono perfezionata nell’assistenza dei travagli e dei parti in acqua, così da proporli anche a domicilio in Piemonte. Credo fortemente nel potere delle donne, nel loro potere femminile capace di scardinare la tecnologia, la medicalizzazione e la scienza … credo nell’istinto che si sprigiona durante la massima manifestazione della forza del parto, che scuote inizialmente animo e corpo, ma che, alla fine, restituisce profonda gratificazione. Sento di esprimere così anche le emozioni che ho vissuto diventando madre di Teresa … ho provato un’immensa gioia nell’averla messa al mondo tra le intime mura domestiche di casa mia, sostenuta dal mio amatissimo marito e assistita da due ostetriche private meravigliose … Collaboro con alcune ostetriche, libere professioniste e non, sul territorio, cercando di creare una rete di comunicazione tra professionisti che cerchi di soddisfare le esigenze delle mamme, delle neo mamme e delle gestanti. Ho collaborato, in qualche occasione, con l’Associazione Mom’s di Ivrea, realtà piacevole di socializzazione e confronto tra mamme.

Accogliere un bambino sul piano emozionale e fisico nei tre trimestri di gravidanza.

L’accoglimento: è questo l’argomento con cui desidero introdurre per la prima volta la mia presenza tra queste righe.
Accogliere esprime un sentimento universale. Esso presuppone un coinvolgimento della madre e del padre verso il proprio bambino, ma allo stesso modo del bambino verso una madre e un padre; è un sentimento gentile, che poco ha a che fare con l’unidirezionalità. Non dimentichiamo che nel momento in cui nasce un bambino, nasce anche una madre e un padre appunto, prerogativa indispensabile per cui l’accoglimento si manifesti in modo reciproco.
Accogliere richiede passività, ritirarsi, fare un passo indietro creando “uno spazio vuoto dove può entrare l’altro”. Lo fa una donna verso l’uomo nell’intimità, e viceversa; lo fa, inevitabilmente, la donna quando accoglie la venuta al mondo del suo bambino.                                                                                                               
Frederik Leboyer,  precursore del parto dolce e ideatore del celeberrimo metodo Leboyer (che evidenzia una serie di condizioni che permettono al neonato una nascita senza traumi inutili), descrive in modo magistrale l’accoglimento di un bambino, usando l’immagine di una donna che in gravidanza, da convessa (condizione in cui il bambino è “contenuto” nel grembo della madre) diventa concava, “svuotandosi” nell’atto di avere partorito la sua creatura, creando uno spazio esteriore per accogliere il suo bambino.

Già nella fase in cui si sta formando, l’embrione trova il suo terreno fertile che lo nutre, che lo accoglie, che lo invita a mettere radici, impiantandosi e annidandosi. La madre rappresenta la terra dalla quale può nutrirsi, crescere, unirsi e, poi, separarsene al momento della nascita per ritrovarla nell’al di qua della vita extrauterina, attraverso il contatto diretto, pelle a pelle con il corpo della madre.
L’accoglimento è qualcosa che matura gradualmente, e la gravidanza rappresenta un valido momento in cui l’animo della donna e dell’uomo si può preparare  all’accoglimento. Già nella fase del pre-concepimento, la donna deve prepararsi mentalmente, emozionalmente e fisicamente all’accoglienza di una nuova vita, anche attraverso, per esempio, uno stile di vita sano, preludio di un terreno fertile pronto ad abbracciare la nuova vita. Sul piano emozionale in alcune donne il bambino esiste già come entità, ad alcune appare in sogno mesi o anni prima di avere una gravidanza. Questa condizione è più favorevole nelle donne, il cui senso di accudimento e di accoglimento sono praticamente innati.                                                                
Invece, nel primo trimestre la gravidanza, da sogno, si presenta reale con tutta la sua forza, creando nella donna sentimenti fisiologici ambivalenti di paura ed eccitazione, caos e calma … Nelle fasi iniziali di questo trimestre la donna, infatti, può sentirsi “invasa” dal nuovo essere che ospita dentro di sé. A fronte di questo, il suo corpo chiede di aprirsi gradualmente e di accogliere piano piano, imponendo dei ritmi quotidiani più lenti e meno frenetici.  In questo trimestre l’accoglimento si verifica col radicamento del bambino, infatti, in questa fase si forma la placenta, che come un albero affonda le sue radici nel terreno uterino. Nel secondo trimestre la gravidanza è ormai ben consolidata. La placenta termina di crescere e formarsi proprio in questo trimestre, e di conseguenza la donna è inondata di ormoni benefici per sé e il suo bambino. Le energie un po’ fiacche del primo trimestre, ritornano. Si instaurano una certa apertura e dialogo tra madre e bimbo. La donna scopre la sua capacità di adattamento nella relazione con il bambino. La loro comunicazione è più diretta perché il bimbo viene percepito attraverso i suoi movimenti, all’inizio poco chiari e via via sempre più definiti e decisi. In questo trimestre l’accoglimento emozionale e fisico della donna è rappresentato dall’espansione corporea (è in questo trimestre che la donna mette più peso, e il bimbo completa la maggior parte della sua crescita) e dall’apertura emozionale più accentuata che si “diffonde” da madre a figlio. Infine, nel terzo trimestre quel senso di invasione percepito nel primo, si ripresenta poiché il bambino occupa ormai tutto lo spazio a disposizione del corpo materno. La madre desidera che il bimbo nasca, e che si verifichi finalmente una separazione fisica tra i due. In tutto questo a facilitarne ulteriormente il passaggio di separazione, alcuni ormoni entrano in gioco, come l’ossitocina (l’ormone che favorisce la comparsa delle doglie) che manda periodicamente ondate di contrazione e rilassamento (talvolta impercettibili) in cui la donna viene spinta sempre di più verso la realtà del parto, scandendo il tempo della nascita. Il bimbo si posiziona a testa in giù e preme in basso. I suoi movimenti diventano più decisi e precisi, per poi diminuire con il trascorrere delle settimane di gestazione. In questo trimestre gli incontri di accompagnamento alla nascita sono il luogo in cui la donna può prepararsi fisicamente ed emozionalmente all’accoglimento del bambino, conferendole più consapevolezza nelle sue azioni e ricevere maggiore gratificazione. Il terzo trimestre rappresenta la fase della separazione salutogenica tra madre e bimbo dopo nove mesi di vissuto in simbiosi e unione, ma che convergerà in una profonda gratificazione nell’incontro reale tra i due.



Per le vostre domande, curiosità, riflessioni, o per proporre qualche argomento da trattare, mi potete contattare sulla mail: angelica.pellicone@libero.it oppure sul mio contatto facebook:  https://www.facebook.com/angelica.pellicone.5 oppure potete consultare anche il mio sito internet: http://angelicapellicone.jimdo.com/. Sarà un piacere rispondervi!!!



Educando - “IL GIOCO EURISTICO”



Educando
Mi chiamo Veronica, ho 29 anni e due splendidi figli di 5 e 2 anni. Ho conseguito il diploma tecnico dei servizi socio sanitari, ed ora ho aperto la mia struttura, realizzando così il mio desiderio più grande: stare e lavorare con i bambini.




“IL GIOCO EURISTICO”
Dopo aver in precedenza parlato del “ Cesto dei Tesori” dedicato ai bambini fino all'anno di età, parliamo adesso del gioco euristico, un'attività creata per bambini di un'età compresa tra i 12 ed i 24mesi, ma possono essere coinvolti anche bambini fino ai 36mesi.
Ovviamente anche il gioco euristico consiste nell’offrire ad un gruppo di bambini oggetti di diversa natura con i quali possono giocare liberamente senza l’intervento dell’adulto.
Il gioco euristico è inteso come un'attività di esplorazione che il bambino compie su materiale di tipo “non strutturato” di materiale “ povero” ossia di oggetti comuni che non fanno parte dei giocattoli abituali.


In alcune scuole d'infanzia, nella raccolta del materiale sono coinvolti anche le famiglie e il gioco è arricchito da numerosi oggetti di vario genere, con i quali i bambini possono compiere azioni combinate: contenitori piccoli da inserire in quelli grandi, palline da impilare, oggetti che rotolano..
Durante quest’attività l’adulto osserva: al bambino basta solo un sorriso di conferma per non abbandonare l’oggetto e continuare ad esplorarlo; si viene così a creare una comunicazione tranquillizzante e non invadente tra l’adulto ed il bambino ( proprio come nel cesto del tesoro).
Proponendo questo gioco in modo costante sicuramente si migliorerà la concentrazione del bambino, ci sarà sempre più coinvolgimento oculo-motorio, si svilupperanno le capacità sensoriali-percettive (caldo-freddo), uditivo (vari rumori), la nascita dei primi concetti logici (dentro-fuori, aperto-chiuso).
Inizialmente il bambino esprime un interesse immediato per il materiale proposto, ma  è ovviamente di breve durata e ricercherà la presenza dell’adulto.
Questo comportamento è strettamente collegato alla necessità di riacquistare fiducia in se stesso, il bambino ritorna a giocare con il materiale proposto e, gradatamente l’interesse e la concentrazione aumentano scoprendo l’uso e la funzione dell’oggetto in modo creativo.
In questa fase, il gioco che i bambini preferiscono è quello di infilare, svuotare, lanciare, battere gli oggetti tra loro...
Solo successivamente sperimentano la capacità di allineare, impilare, secondo schemi ripetitivi che conferiscono loro sicurezza.
Perché il bambino possa esprimere al meglio la sua creatività, fantasia e, soprattutto le proprie emozioni dal gioco euristico, è consigliabile proporlo in uno spazio delimitato e libero da altri giochi, per permettere ai bambini a cui è proposto l’attività di muoversi liberamente in un clima di tranquillità.
Il materiale è abbondante e rinnovato sistematicamente in modo da permettere al bambino il massimo delle combinazioni.
Il materiale a casa può essere contenuto in sacchetti e, una volta finita l’attività, si possono riporre, mentre a scuola verranno disposti appesi al muro.
Ovviamente sia l’educatrice che il genitore dovrà aver cura di sostituire il materiale deteriorato onde evitare situazioni di pericolo per i bambini.


Per evitare che i bambini si ritrovino tutti concentrati nel medesimo spazio, l’educatrice si preoccupa di preparare precedentemente l’attività, distribuendo gli oggetti in mucchietti separati o misti, saranno poi i bambini a scegliere l’oggetto da esplorare.
Quando l’attività volge verso la conclusione, i bambini raccoglieranno gli oggetti dietro l’incoraggiamento dell’educatrice riponendoli nei vari sacchetti.
Anche il rimettere in ordine fa parte del gioco ed è una delle abitudini più importanti da fare acquisire ai bambini.
Quest'attività si propone un paio di volte a settimana per una durata limitata, poiché l’attenzione del bambino dopo circa 10 – 20 verrà meno..