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venerdì 23 maggio 2014

Il mio tentato Vbac

Il mio tentato Vbac
Ciao a tutte! Mi chiamo Manuela e sono mamma di 2 bimbi (3 anni lui, 10 mesi lei) entrambi nati di parto cesareo... Purtroppo! Il primo è stato un cesareo d'urgenza a 37 sett +1 per una lieve pre-eclampsia... La seconda invece un vbac andato male... A malincuore.. ed è proprio di questo vorrei parlarvi...sono stata seguita per tutta la gravidanza al sant'Anna di torino  perchè ho sempre avuto valori pressori alti... Ho seguito un trattamento con 2 pastiglie di aldomet da 250g al giorno...andava tutto perfettamente e decisi di provare il vbac con molta serenità senza pormi troppe domande... La notte del 12 luglio iniziarono le prime contrazioni così verso le 6 mi recai all'ospedale (sempre s anna) con 3 cm di dilatazione...feci diversi tracciati e ottenni una barella come appoggio.... dalle 7 del mattino alle 6 di sera le mie condizioni erano pressoché stabili... Alle 18 alla visita ginecologica finalmente ci accorgiamo che ero a 7cm di dilatazione. Il tracciato non rilevava per niente le mie contrazioni..(?) Erano forse troppo blande...( x fortuna) così con grande orgoglio mi porto letteralmente la barella in sala parto accompagnata da compagno ostetrica e ginecologo... Decisero di non farmi nessuna anestesia perchè in effetti sembravo sopportare benissimo il dolore. Mi ruppero il sacco amniotico e dalle 19 alle 22,45 cercai di affrontare il mio parto... Le contrazioni erano sempre scarse, arrivai a 9cm di dilatazione la bimba (di cui ignoravo il sesso) era ben incanalata ma girata con la schiena verso la mia pancia. Quindi cercarono per tutto il tempo di farla girare tenendomi a carponi sul lettino... Le spinte però non arrivavano, loro quasi mi obbligarono a spingere ma io mi sentivo inutile e incompetente... Lo sguardo di tutti mi rendeva colpevole della non riuscita di questo tanto sperato parto naturale. Ad un certo punto decisero di accelerare le contrazioni (che erano sempre molto lente e poco dolorose) e mi attaccarono l'ossitocina... Le contrazioni accelerarono e sentii un po di dolore ma niente spinte... Così la ginecologa mi portò in sala cesareo... Non so dirvi se c'era sofferenza fetale in quel momento perchè non ci è stato detto nulla... In sala parto avvenne il disastro... Nel senso che quando sono andati ad incidere, il mio utero ha subito una rottura a croce. Ho perso 2 litri di sangue e sono stata addormentata in gran fretta e intubata... La piccola non riusciva ad essere estratta e l'ultimo ricordo cosciente che ho è la ginecologa che urla "non riesco a tirarla fuori..." Per fortuna ci soccorsero in 9 e la bambina venne rispinta dal basso verso il ventre e nonostante non respirasse e fosse bianca come un lenzuolo in meno di 2min si è ripresa... A me hanno fatto diverse trasfusioni e sono stata in Ria per 3 giorni... Poi piano piano ho recuperato le forze e in una settimana allattavo ed ero tornata a casa...sono passati 10 mesi ma ancora se ci penso sono terrorizzata all'idea che potessi perdere la piccola.. Non so cosa sia successo davvero e quali siano state le cause della rottura d'utero ne so come si potesse prevenire tutto ciò... Voglio però dirvi che tornando indietro rischierei di nuovo il tutto per tutto per evitare un cesareo... La mia esperienza credo sia più unica che rara... Io penso che bisogna essere determinate e decise e provarci con tutte le nostre forze... Siamo donne e partorire è un mestiere che sappiamo fare per natura! In tutti questi mesi non ho attribuito alcuna colpa ,non credo di essere finita in sala operatoria per "mancata partecipazione della paziente" come è stato riportato in cartella, qualcosa deve essere successo... Se qualcuna più esperta di me ha qualche idea sarò tutta orecchie! ( o meglio occhi)! Vi ringrazio moltissimo per avermi dato la possibilità di parlare della mia esperienza e voglio chiudere dicendo FORZA DONNE! Mamme niente può sconfiggerci di fronte allo splendore dei nostri piccoli!

mamma Manuela ♥

venerdì 4 aprile 2014

I miei bambini sono nati con il sorriso - il mio viaggio dal tc al vbac

I miei bambini sono nati con il sorriso


21 agosto 2012 Nasce Lucia con TC d’urgenza (a 40+6)
Lucia è nata con un cesareo d’urgenza per “iniziale sofferenza fetale”, così è stata definita, anche se io dai tracciati non sono riuscita a coglierla, e “mancato impegno della parte presentata”. La gravidanza è stata fisiologica; a parte i primi 3 mesi di nausea costante, un pò di sciatalgia e infiammazione al tunnel carpale, stavo benissimo; ero seguita in consultorio dall’ostetrica, ho seguito i corsi pre-parto ed ero serena e felice di partorire.  Avevo avuto le prime contrazioni una domenica mattina di agosto, gestibili, ma essendo al primo parto ed avendo superato la data presunta del parto, andai comunque in ospedale a fare un tracciato; tutto a posto, era l’inizio dei primi prodromi, che ancora non avevano prodotto dilatazione. Passa così la domenica ed arrivo al lunedì mattina, le contrazioni iniziano ad essere più vicine ed intense, inizio a perdere un poco di sangue con muco e torno in ospedale, collo modificato ma ancora non siamo in travaglio, non sono “quelle giuste”. Al pomeriggio il ritmo si fa incalzante, vicine ed intense.. ci siamo, la mia bimba vuole nascere! Torno in ospedale dove mi ricoverano, siamo a 3 cm ed è appena iniziato il travaglio. Un misto di gioia, eccitazione e paura mi investe, sono qui e fra poche ore conoscerò mia figlia! Le ostetriche sono stupende, mi fanno sistemare in camera e mi fanno provare un pò di posizioni per trovare quella che più mi aiutasse a gestire le contrazioni; mi dissero di camminare, la forza di gravità avrebbe aiutato la mia bimba a scendere nel canale del parto, perché la sua testa era ancora alta e ci sarebbe voluto un pò ancora e mi lasciarono sola con il mio compagno. Erano le 16;00 circa del 20 agosto 2012, l’ospedale era pieno, un piccolo ospedale di primo livello, dall’ambiente famigliare ed intimo. Le ore passano ed inizio a gestire le contrazioni al meglio, verso sera arriva una ragazza a cui si sono rotte le acque con bimbo podalico,  la sistemano in camera con me e la preparano per il TC d’urgenza. Da quel momento  tutto inizia a precipitare.. In camera inizia un via vai di medici, infermiere, ostetriche, in più c’è il cambio turno, ed ogni volta che entrano per visitare lei, qualcuno visita me. Ora,  sorridendo, ricordo una frase letta su un gruppo di auto-aiuto tempo fa che racchiude la situazione in modo ironico: “mi sentivo un acqua santiera”. Solo che in quei momenti non era affatto piacevole. Mi sistemano su un tracciato (il terzo da quando sono arrivata in ospedale) e mi lasciano lì sdraiata per circa 2 ore, finchè il mio compagno va a chiamare qualcuno perché dovevo muovermi, non ce la facevo più. Inizio ad urlare, basta, così non va, nel frattempo la ragazza torna dalla sala operatoria con la sua meravigliosa bimba, e giustamente intorno a lei si raduna un nuovo gruppo di persone. Sono circa le 23;30… come passa lentamente il tempo! Mi visitano nuovamente: sempre solo 3 cm! Una ginecologa si affaccia e mi dice di non urlare, di respirare ed io la mando letteralmente al diavolo, chiedo di essere spostata in sala travaglio, per avere un po di tranquillità (ormai la sala era libera da un pezzo, quella sera c’erano stati 4 parti: uno naturale e tre cesarei).  Finalmente mi accompagnano in sala travaglio verso l’1 di notte; ci sono le luci soffuse e sono sola con il mio compagno, piano piano inizio a riprendere il controllo di me stessa, respiro, cammino, ad ogni contrazione mi appoggio al lettino e ruoto il bacino: ok, ci sono, possiamo continuare, ora so che ce la posso fare. Appena penso queste cose arriva di nuovo un ostetrica con il tracciato; oh no! Sono di nuovo lì seduta, ferma, ma tengo duro: chiedo al mio compagno di portarmi una merendina che mi ero preparata per il travaglio, avevo fame ed ero stanchissima. Entra l’ostetrica, che appena mi vede mangiare, mi dice di sputare (ma come, quella del turno prima mi aveva detto di mangiare?!) e che la ginecologa voleva visitarmi (il tracciato che avevo su ancora non era stato letto, ma loro avevano già deciso…solo che io non lo sapevo ancora.. ed ora qui mentre lo scrivo, mi salgono le lacrime agli occhi di quanto io sono stata ingenua, stupida e debole..  non ho saputo difendermi). La ginecologa mi visita: 3 cm “che facciamo signora? Sono passate 10 ore e siamo sempre fermi”, io chiedo se si possono magari rompere le acque o far qualcosa per aiutarmi, lei cerca con gli occhi l’altro ginecologo e dice “mah, qui sembra ci sia un iniziale SOFFERENZA FETALE non vorrei poi doverla mandare a fare un cesareo d’emergenza, è meglio intervenire subito”. Di tutta questa frase alle mie orecchie è arrivato solo “sofferenza fetale” e quindi ho accettato che di me facessero tutto ciò che volevano, purchè mia figlia stesse bene. Preparazione, catetere (dolorosissimo) ed in sala operatoria; alle 2,02 nasceva Lucia, uno splendore di 3,230 kg, apgar 9 al primo minuto. Ho chiesto di vederla e me l’hanno sporta 3 secondi netti; io cercavo di sporgermi per baciarla, ma ero legata crocifissa e non ci arrivavo, l’infermiera invece di avvicinarla è partita a razzo e me l’ha portata via. Terminata l’operazione, finalmente mi portano in camera dove il papà mi aspettava con in braccio  nostra figlia; per fortuna lui era dietro l’ascensore delle sale operatorie e l’ha subito presa in braccio e seguita in tutte le procedure assistenziali. Me l’hanno attaccata di lato al seno, io non sentivo le gambe, non potevo muovermi, ero bloccata e non solo bloccata in senso fisico, ma anche le mie emozioni erano bloccate; non riuscivo a realizzare, né gioire, né piangere, era mia figlia, lo sapevo ma non lo sentivo, mi vergogno di ciò che ho provato in quegli istanti, ma è come se quella cicatrice avesse causato un distacco nelle prime ore di vita di me come madre. Dopo qualche ora l’hanno portata al nido, ed il mio compagno, anche lui stanco, è andato a dormire poche ore, mentre anche io sono crollata in un sogno agitato. Verso le 7 del mattino me l’hanno riportata in camera, appena è tornato il mio compagno, ho chiesto di darmela in braccio…e lì ho pianto, pianto tantissimo …. di dolore, di gioia, di frustrazione… avevo mia figlia in braccio, non riuscivo neppure a sollevarla, non potevo cullarla, cambiarla. Quelle sensazioni sono restate indelebili dentro di me. Sono quelle che non mi fanno superare quel cesareo, neppure oggi. So che dovrò conviverci, accettarlo, ed anche ringraziarlo, perché grazie a quel sorriso sulla pancia io sono cresciuta, ho imparato, mi sono messa a disposizione delle altre mamme. Con mia figlia il rapporto è partito subito forte e legatissimo dopo quei primi attimi, l’altissimo contatto e l’allattamento hanno in parte cancellato quelle prime ore di distacco; portare in fascia, fare co-sleeping, allattamento prolungato, vivere in empatia ci ha unito in un legame profondo ed intimo.
Io in fondo devo tutto a quel cesareo, nel bene e nel male…

12 marzo 2014 Nasce Walter con vbac (a 40+1)
Erano passati solo 9 mesi dalla nascita di Lucia, la mia prima bimba, che ha reso di me una mamma, ed una nuova vita era appena nata dentro di me. Abbiamo sempre voluto che i nostri bimbi fossero molto vicini di età;  l’arrivo del fratellino così presto è stata una sorpresa ed una grande gioia. L’inizio della gravidanza ci ha tenuti con il fiato sospeso; la data delle UM non corrispondeva, l’ansia delle beta, l’attesa dell’esito, poi finalmente la ri-datazione e tutto è andato al meglio. Gravidanza fisiologica seguita da una meravigliosa ostetrica del consultorio, esami sempre perfetti, bimbo in posizione fin da subito, mi sentivo alla grande. Fin dal TC precedente, avevo iniziato ad informarmi sul vbac  perché, ero certa, che questa volta avrei voluto partorire.  Un ginecologo, durante una visita (avevo avuto leggere perdite), mi disse che avrei dovuto abortire perché era passato troppo poco dal TC (che mi fece lui..) e che sarebbe stato da pazzi tentare il vbac “perché si sa, non capita mai, ma la rottura dell’utero è sempre un rischio…” io con il sorriso ringraziai della sua premura e che avrei valutato.
“…Io mi chiedo: se tutte li istituzioni maggiori che si occupano della salute, raccomandano il parto naturale dopo cesareo, perché è (paragonando i rischi/benefici ad un TC ripetuto) più sicuro per madre e bambino, allora perché alcuni ginecologi non lo propongono, lo sconsigliano o terrorizzano le madri con informazioni totalmente errate? Forse perché gli ospedali, spesso minori, dove lavorano hanno bisogno di “far numero” e per incrementare le nascite danno per scontato il falso “ a TC segue TC?"… chissà”
Le settimane passavano, le mie ricerche proseguivano, ed io devo tutto ai gruppi di sostegno e supporto al vbac che si trovano su facebook, sono una miniera di informazioni ed è l’unico luogo in cui nessuno ti dice “l’importante è che ora stiate bene” quando parli del dolore che ti ha dato il TC.  Arrivo alla 32 settimana. La mia ostetrica del consultorio, meravigliosa, mi chiede (sapendo già la mia risposta) “Allora; vuoi fissare il TC o vuoi partorire?”  io naturalmente rispondo che partorirò. Fisso quindi una consulenza con il ginecologo responsabile della sala parto dell’ospedale di Ciriè (TO). I protocolli ci sono: peso stimato inferiore a 4 kg, tracciato fisso, induzione a 40+6 con foley altrimenti a 41 TC, 24 mesi dal TC ma per me fanno un eccezione. Di tutto ciò non accetto di forzare i tempi, sapendo che fino a 42 settimane la gravidanza è fisiologica, quindi tengo pronto il “piano b” (e quindi tengo aperta la strada per Aosta).  Ho richiesto anche il taglio tardivo del cordone ed il pelle a pelle immediato; mi hanno risposto che si fa di prassi per loro. Ho conosciuto altre mamme che lì hanno avuto il loro vbac (che ringrazio perché mi hanno sopportata e supportata durante la mia avventura) ed ero ormai sicura di aver trovato il posto giusto per me. Arrivo a 39 settimane ed un sabato mattina alle 5, mi sveglia una contrazione forte (erano 2 mesi che le braxton mi facevano compagnia, quindi la differenza è stata chiara). Che emozione! Sapevo benissimo che erano solo i cari simpatici prodromi, quindi niente fretta, attendiamo. Alle 7 del mattino, infatti, svaniscono queste contrazioni dolorose ed irregolari. La giornata passa senza altri dolori; la sera intorno alle 19 eccole ricomparire, contrazioni sempre irregolari e dolorose, tanto da farmi credere in un falso allarme e vado in ospedale: pervia al dito e torno a casa. Passa così anche la domenica, con brevi contrazioni ogni ora/ora e mezza, poi la sera eccole ripresentarsi più forti e vicine, ma più irregolari, per poi diminuire al mattino; stesso scenario si ripete il lunedì notte ed il martedì. Inizio ad essere piuttosto stanca e depressa, sfogo tutto sul gruppo di supporto al vbac, dove sento il sostegno e la forza delle mamme che cercano di tenere alto il mio morale, sono ormai 5 giorni che non dormo, in più dal martedì notte dalle 19 non ho più potuto sedermi ne sdraiarmi; un fortissimo e fisso dolore ai reni e schiena me lo impedisce, e trovo sollievo solo a stare in piedi. Il mercoledì mattina chiedo aiuto alla mia ostetrica, purtroppo non può vedermi e mi consiglia di fare un giro all’ospedale. Trovo un ostetrica splendida, che mi infonde coraggio, le contrazioni quella mattina non sono sparite, ma continuano, io le gestisco, ma il dolore alla schiena invece è davvero acuto, faccio il tracciato in piedi e mi visita: pervia a 2 dita. Le chiedo come posso fare a far partire il vero travaglio e lei mi propone lo scollamento; le condizioni sono ormai favorevoli, e io accetto. Vedo la ginecologa che mi guarda i livelli del liquido e mi chiede cosa voglio fare: torno a casa o resto lì in osservazione? Io dico che voglio andare a casa, sono stanca, non riesco a sedermi ne sdraiarmi, non ho toccato cibo dalla sera prima e voglio fare una lunga doccia. Torno a casa, mangio 2 forchettate di insalata, ma sono stremata, mi faccio una lunga doccia e cerco di sistemarmi sul letto in qualche posizione per riposare. Chiudo gli occhi forse mezzora, ma poi parte una contrazione forte e lunghissima, inizio a sentire un bruciore sulla parte bassa della pancia (lì dove c’è la ferita del tc) ed il dolore alla schiena si fa insopportabile; in quell’istante vacillo, la mia forza di volontà è messa alla prova. Ce la farò? Le contrazioni si fanno incalzanti, provo a misurarle; ogni 3 minuti! Vado in bagno e perdo sangue misto a muco; ci siamo, questa volta senza dubbi. Corriamo in ospedale (circa un ora di auto ci voleva, ed io seduta non riuscivo a stare ; è stata una tortura terribile quel viaggio! Il mio compagno correva parecchio, ed io in prossimità di un velox l’ho avvisato “attento al velox!...ma che cavolo sto pensando io ora??!!” e siamo riusciti anche a farci una risata). Arrivata in ospedale, mi sono fatta portare in barella in reparto, ero in preda ai brividi e agitatissima. Appena vedo l’ostetrica di poche ore prima, mi calmo, mi sento coccolata, accolta; in quell’istante mi avvolge una sensazione di sicurezza. Sono le 18;00 e dopo avermi calmata, mi visita: 3 cm, il travaglio è iniziato! Mi fa spogliare, mettere la camicia per il travaglio, mi chiede scusa, ma deve mettermi un tracciato, che naturalmente faccio in piedi (ormai sono 24 ore che non mi siedo ne sdraio) e mi rassicura dicendomi che entro la mattina avrei tenuto in braccio il mio Walter. Mi viene da urlare e mi dice di buttare fuori ciò che sento, di fare tutto ciò che voglio; da lì a poco ci sarebbe stato il cambio turno e mi avrebbe lasciato nelle mani di una sua collega. Ed eccola che arriva, il mio angelo custode, l’ostetrica che per me sarà il mio faro da quell’istante; ricorderò sempre i suoi orecchini a forma di farfalla coloratissimi! Inizia a farmi provare tutte le posizioni, per cercare quella più comoda per me; carponi, seduta, appoggiata su lettino, sdraiata, sullo sgabello olandese al contrario, accovacciata. Prova a mettermi una borsa dell’acqua calda sui reni per vedere se mi da sollievo (il dolore alla schiena è l’unico di cui mi lamento) mi fa pressione sui punti antalgici, ma nulla, io riesco a sopportare le contrazioni solo in piedi, avvinghiata al collo del mio compagno. Mi dice che mi visiterà ogni 2 ore se per me va bene, e che se sentirò di “dover far la cacca” di avvisarla che ci saremo quasi. Avevo sempre il tracciato attaccato, ma i cavi erano lunghissimi e mi permettevano tutti i movimenti, ed io mi sono dimenticata proprio di averlo. Mi dice che mi avrebbe staccata per farmi una bella lunga doccia, mi sistema i teli e mi butto sotto l’acqua. Che paradiso! Che magica sensazione, quella mezzora sotto l’acqua le contrazioni sembravano lievi e dolci, avrei voluto non finisse più! Il mio compagno nota che mi stavo bagnando i capelli e si affaccia all’ostetrica per chiederle un phon; lei dice di non averlo, ma che lo avrebbe cercato. Così quando esco dalla doccia, il mio compagno mi aiuta a rivestirmi, una seconda ostetrica mi riattacca il tracciato e la mia cara ostetrica mi asciuga i capelli “mi fa la messa in piega”. Durante il travaglio sono stata lucida, presente, serena, tranquilla; i dettagli di quelle ore sono vividi e chiari dentro di me. Mi mettono la cannula nel braccio, sempre da in piedi, e di lì a breve dopo una contrazione “diversa” urlo: “ma io devo far la cacca!!!” l’ostetrica un po incredula mi dice di aspettare ancora un paio di contrazioni, ma la sensazione è proprio quella! Quindi mi visita: dilatazione completa, io la guardo “mi prendi in giro?” e lei mi sorride “solo giusto un bordino” posso iniziare a spingere se sento di doverlo fare. La seconda ostetrica, nel mentre, mi da qualche cucchiaino di zucchero per darmi un po di forze. Le prime spinte sono incerte, non so bene come gestire quella voglia irresistibile, provo a mettermi accovacciata ma è peggio; alla fine mi trovo comoda semisdraiata con le gambe in basso e aggrappata ai maniglioni del lettino litotomico. Il sacco è integro, sento Walter spingere con tutte le sue forze con i piedini appoggiati alle mie costole ed io lo assecondo; il dolore alla schiena ed alla ferita è scomparso, solo voglia di spingere e basta. Sono emozionata, sono ubriaca di gioia “ci sono quasi, ce la sto facendo. IO CE LA STO FACENDO!” L’ostetrica guarda il tracciato e mi dice che mi romperà le acque, in quel momento appare una signora (era la ginecologa) che si mette a fianco a me, senza dire nulla. Il mio compagno incuriosito da quella presenza, butta un occhio al tracciato; i battiti di Walter scendono. Io spingo ancora ad ogni contrazione, dopo forse 5 o 6 spinte, la ginecologa mi dice “Forza è ora di fare la mamma di Walter, dobbiamo farlo nascere in fretta” e lì mi accorgo che sono comparse una decina di persone nella sala. Inizio a preoccuparmi. L’ostetrica mi tranquillizza, mi dice solo che dobbiamo fare un po in fretta, ma che tutto sta andando bene, di concentrarmi sulle spinte e con una mano lei tocca la testa di Walter mentre arriva la contrazione (che fastidio mi dava la sua mano lì!). Vedo che mi sta rasando, le chiedo se mi deve fare l’episiotomia, e mi dice solo se sarà necessaria, la ginecologa mi incita a spingere, ma dopo poco si arma di ventosa; ci sono troppi cali ed è ora di intervenire. Ogni operazione che fanno, mi dicono cosa succede e mi rassicurano. Tagliano, infilano la ventosa e inizio a spingere mentre lei tira, appena arriva la contrazione. Mi sento una leonessa.  Due spinte. “E’ uscita la testa!” il mio compagno si mette a piangere di felicità, io la vedo…

“Ed il mio mondo si ferma: quel momento è impresso nella mia mente e ogni volta che ci penso, piango di gioia ed emozione; la mia vita si ferma e riparte in quell’istante!”

 Aspetto la contrazione seguente e spingo, escono le spalle e Walter piange subito! Sta bene? Sì sta bene! Chiedo se può tagliare il cordone il papà, ma mi dicono che ai nati con ventosa purtroppo devono tagliare subito e lo sistemano nella postazione al mio fianco dove la pediatra lo visita. Nasce alle 21;43. Dopo 10 minuti infiniti, il verdetto:  apgar 9 e me lo danno finalmente in braccio: lui mi guarda e mi sorride, io sono sicura che mi ha sorriso in quell’istante: “mamma ce l’abbiamo fatta!!” Ed io piango di gioia, non riesco a smettere di dire grazie, grazie a lui, a me stessa, al mio compagno per avermi sostenuta, alle ostetriche, a tutto il team. Grazie, grazie della forza che mille mamme e più mi hanno dato con i loro pensieri che ho sentito vicino a noi. Grazie. Ce l’abbiamo fatta! IO CE L’HO FATTA! Mi sento ubriaca, onnipotente! Ho il mio bambino tra le braccia, lo posso toccare, accarezzare, annusare.. Sono felice, immensamente felice, le parole non bastano a esprimere la forza incredibile che ho sentito! Grazie!
Il vbac è una realtà, una scelta, un diritto di ogni donna! Non facciamocelo rubare da nessuno! Prendiamocelo! Perché si può fare! Perché l’ho scelto? Per garantire a mio figlio il modo più sicuro e naturale di nascere!
 ♥ Mamma Paola ♥

Gruppi consigliati:

Letture consigliate:
Dopo un cesareo - Ivana Arena
Travaglio e parto senza paura - Emanuela Rocca

Partorire e Accudire con Dolcezza - Sarah J. Buckley

lunedì 4 novembre 2013

La mia storia di mamma – ciurma mom



La mia storia di mamma – ciurma mom

Mi chiamo Barbara, ho 46 anni e sei figli dai 18 ai 2 anni.
Anche se può sembrare strano vengo da un passato d’infertilità. Sono cresciuta con un fratello con cui andavo molto d’accordo, con amici appartenenti a una bellissima famiglia numerosa e amavo prendermi cura dei bambini più piccoli di me, perciò mi sono sposata a 23 anni già desiderosa di avere bambini, pur sapendo di avere problemi dl ciclo con amenorree che arrivavano a 6-12 mesi. Dopo due anni di vita di coppia abbiamo deciso di iniziare la nostra ricerca anche se stavo ancora studiando (non a caso per diventare pediatra) e ci siamo subito concentrati sul mio problema per il quale la mia ginecologa ha trovato una cura che mi permettesse di ovulare.
Passati 2 anni di cure e di rapporti mirati senza che succedesse niente, la mia ginecologa suggerì di far controllare anche mio marito, che risultò avere un varicocele profondo che aveva ridotto notevolmente la sua fertilità. Nonostante l’urologo sostenesse che a  32 anni ormai il danno fosse irreversibile, abbiamo deciso di fare l’intervento.
Intanto il tempo passava e io, durante quegli anni di tentativi, non facevo altro che informarmi e sognare gravidanze, sentivo che nulla era perduto, ma ho avuto tanti momenti di crisi profonda, vedere amici e parenti che restavano incinta facilmente era dura, a me sembrava impossibile che potesse essere così facile, ma dentro di me, nonostante la disperazione, ero determinata a tentare tutto il possibile. Non ho mai abbandonato il progetto, siamo stati in un centro fertilità ma cercavo anche di essere realista e avevo cominciato ad approcciare l’adozione con altrettanto entusiasmo, anche se un bimbo che cresceva dentro di me restava l’esperienza più desiderabile della mia vita, sulla quale non ho mai smesso di fantasticare. Perciò, oltre che a informarmi e curarmi continuavo a sognare, immaginare….mi ero comprata addirittura il libro dei nomi per fantasticare in grande! E tanti, tantissimi libri non solo sulla gravidanza ma sulla maternità, l’allattamento, la crescita.
Sei mesi dopo l’intervento a mio marito, avevo in mano il mio primo test positivo! E così, dopo tutto quel tempo a coltivare il mio sogno e a informarmi, appena incinta avevo già le idee chiare su come avrei voluto che fosse seguita la mia gravidanza, come desideravo che fosse assistito il mio parto e quale fosse l’ospedale a me più congeniale. La mia ginecologa era dalla mia parte e mi aveva  consigliato il nome di un’ostetrica davvero speciale.
Ho iniziato il corso pre-parto andando fin dal terzo mese. Mary, l’ostetrica mi ha trasmesso e insegnato tanto (prima tra tutte una cosa che ho imparato ad applicare in generale alla vita: ascolta tutto e prendi il buono che trovi per te, senza preoccuparti del resto) e sono arrivata al parto con la consapevolezza che avrei fatto tutto il possibile per avere un parto attivo. Per questo non mi sono rivolta all’ospedale della mia cittadina (Ivrea) dove tutto si svolgeva nel più classico dei modi con una media medicalizzazione, ma sono andata in un ospedale (Ciriè), dove ho avuto la fortuna di poter fare un lunghissimo e bellissimo parto in acqua. Un’esperienza talmente bella e importante per me che non ho fatto neanche caso al fatto di aver avuto 12 ore di travaglio, una fase espulsiva di 2 ore e un secondamento incompleto con successivo raschiamento da sveglia. Troppa era la mia felicità, la mia soddisfazione, il mio senso di rivalsa e la mia bambina tutta viola con la testa deformata dallo sforzo era semplicemente bellissima!
Un anno scarso dopo la nascita della mia primogenita abbiamo deciso di iniziare la ricerca di un altro figlio, consci che avrei dovuto ricominciare le cure per l’ovulazione e avrebbe potuto passare un po’ di tempo prima di riuscirci. Dopo un anno di tentativi ero incinta del mio secondogenito, un maschio stavolta.
La mia prima esperienza di parto era stata così intensa  e memorabile che anche il secondogenito ho voluto partorirlo nello stesso ospedale, questa volta a carponi su un lettone e tutto si è svolto rapidissimamente. Ero quasi tentata di fare un parto in casa in realtà, ma l’eventualità di un altro secondamento incompleto aveva frenato sia me che la mia ostetrica. È stato comunque magnifico, una nascita rapida e vulcanica questa volta.
I due fratellini crescevano bene insieme, la primogenita grazie al fratellino di 2 anni e mezzo più piccolo ma molto allegro, estroverso e vivace, si era fatta anche più sicura di sé e meno timida. Si era aperta al mondo ed eravamo felici e desiderosi di aggiungere un altro marmocchio al gruppo.
Fatta la solita trafila sono rimasta incinta in meno di un anno, ma ho perso il bambino a 11 settimane. È stata la prima volta che mi sono sentita dire la terribile frase durante un’ecografia con un medico mai visto: Signora non c’è battito. Una martellata in testa è meno dolorosa, non riuscivo a crederci. Ricordo di aver chiesto alla ginecologa di turno se fosse sicura… Lei mi disse di sì: aborto ritenuto. Ma la prassi prevedeva di rivedermi dopo 3 giorni perché le beta erano altissime e continuavano a salire, tanto che sospettavano una mola vescicolare. Invece era solo che il cuore aveva appena smesso di battere e neanche il mio corpo ancora ci credeva… Dopo altri 3 giorni di nausea terribile che a questo punto sembrava beffarsi di me, altra ecografia, conferma della morte del feto e raschiamento.
Consigliata anche dalla ginecologa (più aspetti e più la paura aumenterà) abbiamo ritentato subito ad avere un altro figlio e dopo soli 6 mesi sono rimasta incinta di due gemelli, uno dei quali verso la 10^ settimana se n’è andato con una forte emorragia che ha rischiato di portarsi dietro anche il fratellino che invece ha resistito. Questi aborti però mi avevano tolto spavalderia e così ho deciso che non avrei partorito a casa ma avrei scelto un compromesso: fare tutto il travaglio a casa e andare all’ultimo nell’ospedale vicino casa accompagnata dalla mia  ostetrica.
 Il travaglio del mio terzogenito (maschio) a casa coi bambini è stato perfetto e sono arrivata in ospedale che mancava pochissimo al parto.  La nascita è andata bene, ma nella classica posizione e senza poter spingere quando ne sentivo la necessità. Sentirselo estrarre durante una pausa di contrazione è stato innaturale e doloroso. Mai più avrei voluto partorire così. Ma ero felice, il mio cucciolo aveva resistito durante una gravidanza difficile quando i ginecologi, che mi avevano vista durante l’emorragia per il distacco di placenta del gemellino, avevano detto che onestamente non credevano che l’altro avrebbe potuto farcela.
È stato solo dopo la nascita del bimbo che ho potuto permettere a me stessa di vivere il lutto per il bambino perduto, prima non potevo, ero troppo concentrata a lottare per il fratellino. Io quel bambino lo rivolevo indietro…se così si può dire. La ginecologa stessa mi parlava di studi che dimostrano che nel gemello sopravvissuto rimane una memoria della vita condivisa e io volevo provare a ridargli un compagno per crescere come erano cresciuti in simbiosi i primi due. Stavolta però non volevo fare alcune cura per l’ovulazione, le gravidanza avevano migliorato la mia situazione di amenorrea e ovulavo ogni 2-3 mesi. Perciò mi sono semplicemente concentrata sullo studio del muco in modo da non perdermi i 3-4 giorni fertili che avevo ogni 60-90 giorni. Avevo già imparato tutto del muco negli anni precedenti di tentativi e ormai ero in grado di prevedere l’ovulazioni con 3-4 giorni di anticipo e capire con uno scarto di pochissime ore quel fosse il momento esatto dell’ovulazione.
E sono rimasta incinta con una ovulazione al 50° giorno del ciclo. La mia dpp è stata ridatata con una differenza di ben 5 settimane. Per me è stato come se stesse tornando il gemellino perduto…una gemellina che sarebbe poi nata il 15 luglio invece del 17 luglio di due anni prima!
Durante la gravidanza  la mia quarta figlia è sempre stata podalica, fin dall’eco morfologica, per cui a maggior ragione volevo tornare nell’ospedale in cui avevo partorito i primi 2 figli dove mi avevano assicurato di sapere assistere le nascite podaliche.
Purtroppo però la bimba, 2 settimane prima del termine, ha rotto le membrane facendo partire immediatamente un travaglio galoppante. Arrivare in quell’ospedale (un’ora di strada) con una bimba podalica era troppo rischioso, così sono dovuta andare, rassegnata, nell’ospedale vicino casa. Una volta arrivata il medico, quasi sgridandomi per le mie contrazioni, ha chiamato il ginecologo di turno (era tarda nottata) e mi hanno praticato un cesareo d’urgenza. Orribile! Orribile perché il mio utero da sempre poco elastico, al quarto figlio faceva ancora più fatica a contrarsi dopo il parto…figuriamoci come poteva contrarsi con un cesareo… Ho avuto una cospicua emorragia subito dopo la nascita della bimba, i medici hanno cominciato a prendere a schiaffi il mio utero per farlo reagire. Vuoi per il dolore che a quel punto sentivo perché l’anestesia spinale non era in grado di coprirlo, vuoi per l’emorragia, a un certo punto mi sono letteralmente sentita morire.  Ricordo proprio di aver detto “mi sento andare via…”.
Dopo quella  esperienza mi sono detta che non avrei mai più voluto un cesareo. Tra l’altro i tempi più lunghi di ripresa dopo il cesareo, e con 4 figli a distanza totale di 7 anni tra il primo e il quarto, li ho trovati particolarmente pesanti, a maggior ragione conoscendone la differenza dopo un parto naturale.
Ci sono voluti quattro anni e tante avventure personali e familiari per farci decidere di ricominciare con la vita e abbiamo deciso che la cosa più grande che  avremmo potuto fare era proprio un altro figlio, simbolo della nostra nuova vita, del nostro ritrovato ottimismo. Per scherzare io e mio marito dicevamo che volevamo iniziare tutto da capo con altri 4 figli, i nostri tesori più grandi.
Sempre seguendo l’andamento del muco sono rimasta incinta del quinto figlio. Una gravidanza bellissima perché erano passati quasi 6 anni dall’ultimo figlio e così anche i figli più grandi erano coinvolti in modo diverso. Non un fratellino con cui giocare, ma un fratellino da coccolare…non vedevano l’ora!
Arrivata a fine gravidanza la mia unica paura era di non arrivare in tempo fino all’ospedale di Ciriè dove avevo partorito i primi due figli e dove sapevo che mi avrebbero supportata per un VBAC. Così chiesi di parlare col Primario di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale di Ivrea (dove si era appena cominciato a parlare di parto di prova…che ovviamente finivano spesso in cesarei dando pochissimo tempo per partorire prima di intervenire) e gli raccontai le mie esperienze di parto. Lui mi ascoltò attentamente e mi chiese se avessi avuto piacere che mi seguisse in questa vicenda. Lo ringraziai e mi fissò un appuntamento in cui mi visitò dandomi il suo benestare per un parto naturale.
Nel frattempo dovevo comunque fare la visita anestesiologica che a questo punto feci a Ivrea.  Bè…sono stata letteralmente insultata dalla anestesista (donna) che, alzando la voce, mentre io allibita continuavo a parlare piano cercando di spiegarle che non volevo a tutti i costi un parto naturale ma solo il diritto al provarci, mi disse in faccia che ero una pazza! Che pensare di fare a 40 anni, un parto naturale di un quinto figlio quindi con l’utero non più in ottime condizioni e dopo un cesareo era solo da incoscienti. L’anestesista era così agitata che davanti a me ha preso il telefono in mano e ha telefonato al suo capo dicendogli letteralmente queste parole: Siamo di fronte a un “grave problema gestionale”, una donna vuole fare un parto naturale dopo un cesareo al quinto figlio.
Mi sono alzata, ho salutato e me ne sono andata. Prima di uscire però sono passata dal Primario e gli ho raccontato tutto. Lui, pur arrabbiato con l’anestesista di cui si segnò il nome, mi disse che purtroppo la maggior parte dei medici di questo ospedale la pensa così (lui arrivava da un ospedale a Torino) e mi promise di seguirmi personalmente al parto se fosse successo di giorno…
Già di giorno…perché di notte ci sono i medici di turno…
Così avevo preso la mia decisione. Travaglio di giorno: vado a Ivrea. Travaglio di notte: vado a Ciriè.
Il travaglio è iniziato con la rottura precoce delle membrane senza contrazioni a mezzanotte, in una settimana in cui il Primario di Ivrea era pure in ferie. Senza pensarci due volte siamo partiti per Ciriè. Dove, dopo una visita (ero solo pervia al dito) e un veloce tracciato, sono stata lasciata libera e tranquilla da sola nella mia stanza, senza pressioni, né di visite, né di presenze.
I tempi del travaglio sono stati normali ma sufficientemente lunghi per sapere che a Ivrea sarebbero intervenuti. E invece ho avuto un parto meraviglioso, di cui ho vissuto e gustato ogni istante, mai avevo amato così tanto le contrazioni crescenti, mai avevo percepito così nettamente ogni parte del corpo de mio bambino che nasceva, mai avevo così apprezzato di tornare in camera sulle mie gambe. Ho voluto anche mettere un video su youtube della mia esperienza, perché qui del parto naturale dopo cesareo si cominciava appena a parlare, ma spesso sembrava più un’idea che una possibilità concreta. http://www.youtube.com/watch?v=r7SkwjxUkhk  Nonostante l’esperienza positiva trovo sempre qualcuno che mi reputa un’incosciente. Pazienza. Sono lo stesso convinta che si detta continuare a parlarne.
Dopo la nascita del quinto figlio, per una serie di motivazioni molto forti, personali e non tutti felici (dove io, mio marito e i miei figli eravamo tutto uno per l’altro), abbiamo deciso di provare ad avere un altro figlio ma purtroppo il bambino è risultato avere una malformazione gravissima incompatibile con la vita che mi ha costretta a una scelta dolorosissima a 14 settimane.
Lasciarlo andare via è stato difficilissimo e mi ha segnata profondamente, l’elaborazione del lutto è stata (ed è) una questione complessa e dolorosa, ma piena anche di cose positive, incontri di persone meravigliose, crescita personale incredibile, credo che mai niente mi abbia insegnato di più di quel che mi ha insegnato quel figlio.
Ma il dolore restava tanto, sia in me e mio marito che nei figli più grandi che sapevano tutto (ricorderò sempre quando aprimmo la busta insieme con la sua mappa genetica e ci stringemmo in un abbraccio, quando la mia figlia maggiore mi disse che aveva tante aspettative quando ero incinta perché aveva già avuto un fratello da grande –il quinto, il suo grande amore- e perciò aveva ancora più aspettative) e non mi sono sentita di chiudere il cerchio della vita così, per cui ci abbiamo riprovato. Sei mesi dopo sono rimasta incinta ma a 10 settimane il suo cuoricino ha smesso di battere e ho dovuto fare un altro raschiamento.
Mi è crollato il mondo addosso, è stato come perdere un’altra volta anche l’altro bambino e pensare di riprovarci a questo punto è stato tanto difficile quanto rinunciarci, ma alla fine, dopo averne parlato a lungo con la ginecologa per scongiurare rischi fisici, ho deciso di buttarmi. Come mi disse anche la ginecologa: prova, se non deve accadere non accadrà. Dopo altri 6 mesi sono rimasta incinta.
La gravidanza non è stata serena come le altre, anche perché nel frattempo a mia madre avevano scoperto un tumore che ha dato i suoi primi sintomi già in fase avanzata. Io non so se sia stato per la paura  di perdere anche questo bimbo e la consapevolezza che anche mia madre se ne stava andando, ma la mia piccola Elena si è arroccata dentro la mia pancia completamente avvolta nel cordone ombelicale e con la testa incastrata sotto le mie costole. Come  a non voler uscire…o io che avevo paura di perderla…non so.
Intanto però ero sempre determinata a cercare di evitare il cesareo e mi sono fatta seguire anche da un bravissimo ginecologo proprio di Ciriè, famoso esperto di rivolgimento manuale esterno del feto, che a 37 settimane ha tentato di praticarmi la manovra che pare riesca nella maggior parte dei casi. Con tutta la buona volontà di entrambi e dopo un dolore insopportabile, abbiamo dovuto rinunciare, Elena si spostava di pochi millimetri, il battito si abbassava e poi tornava nella posizione podalica originale, riprendendo il suo normale battito cardiaco. A questo punto è stato chiaro che Elena era incastrata, talmente incastrata che è poi stato difficile estrarla persino col cesareo programmato a 38 settimane.
Sette giorni dopo la nascita di Elena con cesareo programmato, avendo appena saputo della nascita della nipote ma senza fare in tempo a vederla, mia mamma è mancata. Ecco…per consolarmi di non aver potuto fare un altro parto naturale penso sempre che  almeno mia mamma se n’è andata sapendo che la bimba era nata e che stavamo bene.
Ora siamo una numerosa famiglia felice e completa: Valeria (1995), Riccardo (1998), Massimo (2000) – Stella (2002), Nicola (2008), (Elena 2011) e fratellini nel cuore. Grazie della pazienza per avermi letta fin qui.





venerdì 4 ottobre 2013

Ho un sorriso sulla pancia… e sceglierò il VBAC

Ho un sorriso sulla pancia… e sceglierò il VBAC!
“Sono incinta!” e così le nostre amiche già mamme, dopo le congratulazioni di rito, ci racconteranno il loro  tragico parto; ore e giorni di travaglio, dolori insopportabili, terrore e panico. Ma il parto non è così; il dolore c’è, ma serve; senza contrazioni i nostri bimbi non potrebbero nascere, senza dilatazione, rimarrebbero incastrati. Partoriamo così da milioni di anni! In caverne, in casa, assistiti da una donna già esperta o da sole. Il travaglio ed il parto dovrebbero essere momenti magici, sacri, da vivere in penombra e libere di muoverci, assecondare le contrazioni vocalizzando e camminando. Al giorno d’oggi la percentuale di parti in casa è assai minima, ed il parto è sempre più medicalizzato; ciò ha portato molti vantaggi è indiscutibile; le morti di madre e figlio durante il parto sono ormai rarissime, le cure mediche sono solerti e spesso salvano la vita. Ma ci abbiamo guadagnato poi così tanto? Ormai partorire crea una sorta di terrore cieco nelle future madri e spesso si ricorre a medicalizzare già la gravidanza con mille ecografie e visite inutili (e spesso dannose) che ci creano ansie inutili. Ed in questo stato d’animo ci sentiamo di chiedere  al nostro ginecologo “posso fare il cesareo? Così non soffrirò!”. Ma come si fa a pensare una cosa simile? Il Taglio Cesareo (TC) non è un parto ma è  un intervento chirurgico, porta rischi elevati, un decorso post operatorio  spesso doloroso, aderenze che ci tortureranno durante la prossima gravidanza (per non parlare delle complicazioni, infezione della ferita,  emorragie e quant’altro) ed inoltre ben l’80 % delle donne cesarizzate ha problemi a metabolizzare ed accettare questo intervento invasivo. Le ripercussioni psicologiche sono importanti: il primo giorno siamo costrette a letto con flebo, catetere e punti.. ma abbiamo un cucciolo a cui badare! Non riusciamo a prenderlo in braccio, lo vediamo per un istante dopo averlo sentito  tirate fuori dalla nostra pancia, per poi ritrovarcelo già in stanza con il papà, spesso l’avvio dell’allattamento diventa difficoltoso, ci sentiamo estraniate dal nostro corpo e non più padrone di noi stesse. L’OMS (organizzazione mondiale per la salute) valuta i cesari necessari intorno 15% delle partorienti; in Italia superiamo di gran lunga il 35%. Infatti spesso i cesarei “d’urgenza” a posteriori si scoprono evitabili o regalati; le colpe sono anche da attribuire alla nostra poca preparazione al parto, alle pressioni psicologiche che subiamo ed al nostro rifiuto del dolore. Anche i podalici vengono fatti nascere con TC elettivi, programmati pre-termine, quando ancora il bambino non è pronto a nascere, e senza neppure informare la donna che esistono vari modi per rivolgerli, tra cui la manovra. E dopo un TC segue sempre un altro TC.. perchè? I rischi di sottoporre una precesarizzata ad un nuovo TC sono alti, molto di più di fare un parto naturale dopo cesareo; allora perché non se ne parla mai? Il VBAC (vaginal birth after cesarean) è una realtà (riescono ben il 76%!), anzi, è un diritto di ogni donna, molti ospedali già adottano questa procedura, se anche con alcune restrizioni, ma non tutti lo propongono; ed è così che spesso ci lasciamo tagliare la pancia una seconda volta, senza neppure pensare che il parto è nostro! Non mettiamo il bisturi in mano al ginecologo, ma informiamoci bene, non cediamo alle pressioni di nessuno ed ai soliti falsi miti; scegliamo la nostra strada ed il nostro parto.  E se ci toccherà fare un TC davvero necessario ne saremo felici, perché sapremo che ci ha salvato la vita, a noi ed al nostro cucciolo! E finalmente saremo disposte ad accettare il nostro “sorriso sulla pancia”.
Mamma Paola

Fonti : “Un sorriso sulla pancia” facebook – e gruppi di supporto al VBAC.   Video consigliato you tube:  “Noi vogliamo un VBAC - Un sorriso sulla pancia”