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martedì 17 maggio 2016

Latte di Mamma e …. The Nurture & Care Project

Latte di Mamma e ….




Rubrica sull’allattamento materno a cura di Maria Di Maggio, mamma di due bambini, fondatrice del gruppo fb ”Noi Mamme che allattiamo anche dopo i 6 mesi” https://www.facebook.com/groups/192018677479573/







Carissime Mamme,
questo mese voglio parlarvi di un progetto meraviglioso e di una Donna altrettanto magnifica che ne è l’ideatrice, autrice e realizzatrice, per mezzo delle sue meravigliose foto. Lei si chiama Valeria Alves da Florencia, tra le tante cose che fa, è una bravissima fotografa nata in Argentina ma cittadina del mondo. Per lavoro e per passione gira e fotografa il globo. Al momento è di base a Barcellona. Ho fatto la sua conoscenza solo pochi giorni fa e mi ha già rapita e conquistata la sua genuina e schietta semplicità, la sua disponibilità, la sua umiltà e gentilezza, il suo mettersi in discussione e la sua voglia di conoscere e confrontarsi e soprattutto il suo indiscusso talento nel far “parlare” le sue foto. Cosa ci ha fatto conoscere e piacere immediatamente tanto da parlarvene in questo articolo? La passione che ci unisce è l’allattamento materno. Entrambe condividiamo e sosteniamo la stessa visione dell’allattamento. Appoggiamo con forza determinati valori, legati fortemente a questo tema che difendiamo, comunichiamo e peroriamo in modi diversi. Ci riconosciamo nel medesimo modo in cui vorremmo fosse accettata e non giudicata una Mamma che allatta in pubblico, in questa e qualsivoglia altra società. Se pur con mezzi differenti abbiamo lo stesso unico obiettivo: vogliamo in egual modo sensibilizzare il mondo circostante a quanto è naturale, fondamentale e magnifico l’atto di allattare i propri Bimbi. Tutto questo lo facciamo aggiungendo una variabile necessaria poiché ciò possa avvenire, credendo fermamente in egual modo che l’allattamento possa essere d’esempio alla società e che possa cambiarla e migliorarla nel profondo, incoraggiamo le Mamme e soprattutto le sosteniamo nella scelta di allattare alla luce del sole, in luoghi pubblici, senza timori, né imbarazzi, né tabù. Nutrire o coccolare il proprio Bimbo, indipendentemente dalla sua età, deve essere assolutamente un diritto riconosciuto ad ogni Madre e soprattutto ad ogni Bambino in qualsiasi posto egli voglia ciucciare. Qui apro e chiudo una parentesi. Coerentemente a quanto appena detto, è spiegato il motivo poiché non mi piacciono proprio i famosi Baby Pit Stop, ossia quei luoghi adibiti a spazio allattamento e cambio pannolino che si trovano nei locali, piuttosto che nei negozi e comunque in giro nelle città. D’accordissimo a quanto occorre per un cambio pannolino ma accanto al fasciatoio, piuttosto che una poltrona allattamento, io metterei un bel water per Bimbi che non ci sono mai, a parte nei bagni dei grandi centri commerciali. L’allattamento lasciamo che avvenga dovunque i nostri Bimbi ce lo chiedono. Perché rilegarlo e ghettizzarlo? Alla stregua di una toilette poi! Insomma se voi avete fame, fate merenda in bagno? Se avete voglia di coccole, vi scambiate effusioni tra il water e il bidet? Io trovo che questi spazi più che a difesa dell’allattamento, siano denigranti per madre e bambino. Una Mamma deve sentirsi libera di tirar fuori la tetta dove e come vuole. Chiudo parentesi… ed ecco che finalmente vi presento una persona stupenda che di tette che allattano ne ha fotografate davvero tantissime, che gira il mondo, lo difende e lo ama. Queste righe Valeria le ha scritte per noi:
“In ogni città, in ogni paese, sempre succede lo stesso. È interessante vedere la reazione delle persone che non mi conoscono quando vedono il mio lavoro, e questo progetto in particolare, e scoprono che non ho figli.
L'espressione di sorpresa è genuina, sempre un sorriso, e mi rispondono che è una gioia vedere una donna che ancora non ha figli, appassionatamente coinvolta in un tema così intimo e universale allo stesso tempo.
La fotografia è il mio strumento, e lo uso per evidenziare quello che, essendo donna, penso che sia importante da sottolineare oggi: uno sguardo che ci riporta al primitivo, all’ancestrale, a quello che noi donne sappiamo fare e trasmettere da sempre.
Sento che le immagini parlano di un universo che va al di là di ciò che si vede, che dietro ogni donna e ogni bimba o bimbo c’è una vita che si trasforma e muta in ogni momento, e questo è possibile solo attraverso quel “nutrire” dato nel rapporto.
All'immagine che io scatto, viene trasferite tale energia.
Le fotografie di questo progetto cercano di essere un promemoria di questo, che il momento dell’allattamento è solo una replica di migliaia di altri momenti che la diade condivide, si nutre, si collega, lotta, si arrabbia, e si rincontra nella reciproca trasformazione.
E questo a volte è difficile da sostenere in un mondo che non ha cura delle mamme.
Avere cura oggi d’una donna che ha deciso di diventare mamma è sostenerla nelle sue esigenze interne, nella sua ricerca, in modo da poter concedersi tranquilla all'atto di nutrire il figlio, o altro, per tutto il tempo che considera necessario, che possa darsi, perché in quella consegna anche trasforma simbolicamente il mondo. Tutto comincia in noi stessi.
Questo progetto fotografico mira ad aprire uno spazio di riflessione sulla libertà d’allattare ma, soprattutto, di allevare e di avere cura, in questo momento, in mezzo a questi paradossi.”

Valeria Alves da Florencia. Donna. Fotografa. Designer d’Immagine e Suono (Universidad de Buenos Aires). Viaggiatora. Vegana. Amante dei gatti. Nata in Argentina, con antenati portoghesi e spagnoli.
www.valeriaalvesdaflorencia.com
Allattare alla luce del sole diventa quindi l’idea base del progetto di Valeria che si chiama “The Nurture & Care Project”. Ecco come ce lo spiega lei attraverso il sito internet www.thenurtureandcareproject.org/  oppure la pagina Facebook www.facebook.com/TheNurtureandCareProject.
 “La MISSIONE di questo progetto è quella di normalizzare l'allattamento al seno negli spazi pubblici, con l'obiettivo di fotografare le donne provenienti dai cinque continenti. Si vuole mostrare che allattare bambini al seno, di età superiore a 10 mesi, è un'abitudine naturale, sana e raccomandabile. Non pretendo di generare giudizio sulle donne che non vogliono allattare al seno i loro bambini. L'idea è l'opposto: rimuovere pregiudizi intorno a questo problema. Ogni donna dovrebbe avere il diritto di accudire i loro bambini come si sentono appropriata per se stesse e per i loro figli, senza essere giudicate. Nel 2011 sono stata emotivamente commossa da un'immagine. Granada, Andalusia, Spagna. In un angolo di una toilette pubblica, a La Alhambra, una donna stava allattando il suo bambino completamente coperto con un panno. Lei era coperta e così il figlio. Il bambino avrebbe potuto avere circa 10 mesi. Ho subito capito che c'era un problema: era evidente che si trattava di una società che ha censurato un atto naturale e vitale. Le donne costrette a nascondersi in pubblico per rispondere a quella chiamata: quella della vita. Ero stata in Polonia un po 'prima e lì ho trascorso cinque giorni in Lomianki, con una giovane famiglia che aveva due bambini, uno dei quali di quasi un anno di età. Majda, la madre, mi ha detto che era raro vedere donne che allattano i loro bambini in pubblico, e in generale a causa di questo un bambino viene allattato al seno fino a 8 mesi circa. Poi in Portogallo, Joana, una giovane madre per la prima volta, ha condiviso la sua routine quotidiana con me per tre giorni. Ha raccontato che non era ben vista ad allattare in pubblico, anche se la sua bambina aveva meno di sei mesi. La cosa sorprendente è che nessuna di queste donne aveva notato questo fatto, semplicemente non avevano pensato, accettandolo come normale. A febbraio 2015 sono tornata in Europa con l’obiettivo di sviluppare il mio progetto, sensibilizzando la società ad allattare negli spazi pubblici. La mia idea è di fotografare le mamme nel momento in cui stanno allattando in un luogo pubblico per aumentare la consapevolezza e la comprensione della necessità di allattare come un atto naturale e sano, nonostante l'età del bambino.”
Questo progetto mi ha davvero colpito ed emozionato immediatamente. Credo fortemente nella potenza dell’allattamento come nutrizione, come educazione, come conquista della libertà e ritrovo dei rapporti umani e dei valori che questa società sembra aver dimenticato. In un mondo basato su un’educazione a basso contatto, su un consumismo spropositato, e su un’attenzione eccessiva a quello che è l’apparire piuttosto che l’essere, mi sembra davvero valorizzante ricominciare da qui, dal primo atto d’amore che ci accoglie appena arriviamo su questo pianeta: il sorriso e il caldo abbraccio della Mamma che ci tiene stretta al suo petto nutrendoci del suo latte e con esso del suo Amore. Ritroviamoci da qui Mamme e non sentiamoci sole ma tante. Valeria ci propone foto da ogni angolo del mondo a ricordarci come la vita continua nonostante tutto e come è bella e semplice da vivere quando c’è amore e comprensione.  Non abissiamoci nel giudizio, non crediamo a quello che i Mass Media vogliono inculcarci come modello, non accettiamo uno stile di maternage a basso contatto lasciandoci tentare da false lusinghe. L’unica verità è quella che continua a esistere dall’inizio dei tempi, il motore che fa girare il mondo, ciò che tutto rende possibile è l’Amore! Non può esserci Amore più grande che quello per un figlio che si è appena messo al mondo. Amore nel continuargli a donare la vita goccia dopo goccia allattandolo e questo a casa nostra, come in qualsiasi luogo pubblico, in ogni parte del mondo, in ogni cultura, in ogni tradizione, in ogni essere vivente. L’idea di Valeria è meravigliosa poiché la fotografia è un’esempio immediato, che conquista all’istante e arriva dritto al cuore. Qui troverete 5 foto scelte da lei per questo articolo ma vi invito ad andare sul suo sito e guardarle tutte, poiché sono una più bella dell’altra. Inoltre a chi volesse far parte del progetto, Valeria sarà in Italia questo mese e farà due sessioni fotografiche. La prima sarà a Torino il 26 Maggio e la seconda a Verona il 30 Maggio. Se avete piacere ad essere da lei fotografate, contattatela direttamente tramite la mail che troverete nel sito o nella pagina Facebook. In seguito il progetto si concretizzerà con la realizzazione di una mostra itinerante contenente tutte le foto e infine con la pubblicazione di un libro contenente alcune delle foto e le relative storie di Mamme che allattano sparse nei cinque continenti, Con la speranza che anche queste stupende iniziative, incoraggino le Mamme ad allattare sempre di più, i loro meravigliosi Bambini, alla luce del sole, vi voglio salutare con una frase che amo particolarmente e che avvalora il progetto di Valeria: 
“Il mondo cambia con il tuo esempio non con la tua opinione”. Paulo Coelho
Ciao a tutte alla prossima.

Maria Di Maggio






domenica 10 aprile 2016

Latte di Mamma e …. allattare in tandem


 


Latte di Mamma e ….
Rubrica sull’allattamento materno a cura di Maria Di Maggio, mamma di due bambini, fondatrice del gruppo fb ”Noi Mamme che allattiamo anche dopo i 6 mesi” https://www.facebook.com/groups/192018677479573/







Ciao Mamme,
il mese scorso abbiamo affrontato il tema dell’allattamento in gravidanza e ci siamo salutate con la promessa di parlare di cosa avviene subito dopo la nascita del nostro nuovo bimbo: ossia l’allattamento in tandem. Scopriamo insieme che cosa questo vuol dire. Io stessa, nei miei primi mesi di allattamento, non avrei mai immaginato di allattare così a lungo e men che meno più di un figlio contemporaneamente.
La mia Giulia aveva circa sette mesi quando incominciai ad interessarmi ed informarmi in modo più approfondito sul tema dell’allattamento ed è anche il periodo in cui nacque il mio gruppo su Facebook. Fu così che un bel giorno leggendo un libro meraviglioso di Paola Negri, che consiglio a tutte “Sapore di Mamma”, mi imbattei per la prima volta in un immagine di tandem. La guardai perplessa. Non avevo mai visto una rappresentazione di tandem, né in foto e meno che mai di persona; a dir la verità la cosa mi lascio interdetta. Chiusi il libro e mi misi a pensare. Rimasi stupita al pensiero che mai mi era balenata nella mente la possibilità che, anche noi umani, potessimo allattare più di un cucciolo contemporaneamente e persino di età differenti.
Eppure avevo visto bizzeffe di gatte allattare infinite nidiate di cuccioli. Ma mai, avevo visto una Donna. Quella foto era la prima volta che mi mostrava questa scena. Immediatamente pensai che se fossi rimasta incinta in quel preciso istante e se la mia Giulia avesse continuato ad avere la stessa necessità di ciucciare che aveva in quel preciso momento, sarebbe arrivato più che naturale, anche per noi, il bisogno di soddisfare, accudire, coccolare e nutrire il Fratellino, quindi entrambi i miei figli contemporaneamente. Fatto questo ragionamento, riaprii il libro e con quello diversi altri e volli sapere di più sul tandem, mi documentai. Ancora non sapevo che la vita mi avrebbe fatto il dono di viverlo molto presto. Per chi, come me allora, è la prima volta che legge questo termine, allattare in tandem vuol dire allattare contemporaneamente due bimbi che possono essere due gemelli, due fratelli di diversa età, un figlio nostro e un figlio adottato, un figlio nostro e uno che ci viene affidato da allattare, per esempio come facevano le balie un tempo.
Il tandem ha rappresentato per me l’esperienza più significativa, intensa e totalizzante nella storia del mio allattamento e sicuramente anche della mia vita. Esserci per un figlio è bellissimo; esserci per due non può che essere meraviglioso. Se con uno ti doni molto, con due ti doni moltissimo e l’Amore che ricevi indietro dai tuoi cuccioli ad ogni loro poppata è qualcosa di indescrivibilmente unico e irripetibile. Il legame che i due fratelli intrecciano, inoltre, è veramente grande. Difficilmente si potrebbero trovare parole per descriverlo se non perdendosi negli sguardi che si scambiano mentre ciucciano, ammirando le loro manine che si intrecciano sopra i nostri seni e accarezzando le loro gambine che si aggrovigliano sul nostro ventre e si chiudono in un abbraccio a rimandare come siamo davvero un tutt’uno. Tutto questo suggellato da un filo conduttore che si chiama latte di mamma che pazientemente e amorevolmente cuce a doppio filo un legame che durerà per sempre. E’ anche vero che il tandem ha bisogno di impegno e dedizione. Non mi piace parlare di sacrificio e sinonimi, perché penso che prendersi cura dei nostri figli non lo sia affatto.
E’ ragionevole, comunque, affermare che soprattutto all’inizio il tandem è impegnativo. E’ normale che il piccolo arrivato chiederà il seno tantissimo ed è facile immaginare, come, il fratellino maggiore possa fare altrettanto per richiamare l’attenzione su di se e per far i conti con una “fisiologica gelosia”. Non dimentichiamoci mai che i nostri primogeniti sono stati figli unici fino a quel momento e che su di loro era catalizzata tutta la nostra attenzione e le nostre cure. E’ da considerarsi più che normale che anche bimbi grandicelli, riprendano a ciucciare con una certa intensità, che andrà gradualmente ritornando alla frequenza con cui si ciucciava prima dell’arrivo del fratellino. Sarà compito soprattutto dei Papà, in questo primo periodo, in cui la Mamma è molto presa dal più piccolino, a spendere molto tempo col fratellino maggiore, donandogli tutte le attenzioni necessarie per fargli sentire sempre di essere amato incondizionatamente.
Ovviamente la Mamma, oltre ad essere presente quando li allatterà in tandem, potrebbe approfittare quando il più piccolo dorme per essere presente col più grande in uno spazio solo loro che potrebbe essere allattarlo da solo senza il fratello, come era prima, o fare insieme mille altre cose per mantenere forte il legame che in questo momento di novità ha più che mai bisogno di essere preservato, per ritrovare insieme nuovi assetti ed equilibri di tutta la famiglia, come pure una propria individualità. Sicuramente per la Mamma questo periodo di continue ed incessanti richieste di entrambi i figli sarà un po’ spossante e quindi radunatevi papà, mamme, nonne, sorelle, suocere, amiche e date a queste Mamme fantastiche l’aiuto pratico che necessitano e il supporto morale indispensabile di cui hanno bisogno per fronteggiare qualche momento di sconforto che non tarderà ad arrivare. Care Mamme, pensate che state facendo un dono d’inestimabile valore a voi stesse e soprattutto, ai vostri Bimbi e vedrete che tornerà subito il sorriso e l’energia indispensabili a far andare avanti la Famiglia. Oltre a tante belle parole, vediamo se c’è qualche aneddoto che possa raccontarvi sul mio tandem, in modo da aiutarvi in maniera pratica e concreta a vivere serenamente questo momento bellissimo. Il primo consiglio che mi sento di darvi è quello di allattare il più possibile il nuovo nato in ospedale in modo da conoscervi, instaurare subito il vostro indissolubile legame e fargli fare anche il pieno di colostro di cui ha tanto bisogno. Approfittatene per coccolarvelo quanto volete, sarà il vostro tempo totalmente soli e insieme senza occhietti indiscreti che aspettano a casa gelosi gelosi. Al vostro rientro, infatti, ci sarà qualcuno ad attendervi con impazienza e che quasi sicuramente non vi darà il tempo di entrare che già vi chiederà di ciucciare. Io vi consiglio di accogliere la richiesta e di allattarlo per fargli capire che per voi niente è cambiato. Se volete, solo dopo avergli dato la giusta considerazione, potreste introdurre il fratellino magari allattandoli per la prima volta in tandem. Il messaggio che si da è qualcosa di stupendo: al grande diciamo che la Mamma ha si una novità ma che continuerà ad esserci per lui e al piccolo presentiamo un fratello maggiore che ha ancora gli stessi suoi diritti di essere accudito, allattato e amato. Secondo me è un modo dolcissimo di metabolizzare l’arrivo di “un intruso” ;) Un altro consiglio molto importante che voglio darvi, è quello di non assegnare un seno a un fratello e un seno all’altro ma di alternarli sempre, privilegiando il seno più pieno per al bebè. Ricordiamo che il nostro latte è ritornato specie specifico per garantire la sopravvivenza del più piccolo che deve trarre da esso tutto il suo sostentamento. Pertanto offriamogli sempre il seno più pieno che ha in se un latte più grasso e ricco di sostanze nutritive. Il fratellino più grande potrà ciucciare la seconda parte del latte, ossia quella più leggera e diluita poiché è facile pensare che ci sia già stato uno svezzamento e che il bimbo riceva sostentamento soprattutto dal cibo solido. Alternando e svuotando bene i seni si eviterà inoltre la mastite che potrebbe insorgere conseguentemente alla nuova montata lattea ed alla ricalibrazione del seno alla frequenza delle ciucciate. A me per esempio è successo. Credo che a un certo punto i miei seni non abbiano capito più niente e tutto questo continuo ciucciare a grande intensità ha provocato un ingorgo che poi è diventato mastite. Avevo la febbre altissima, il seno è diventato enorme e tutto rosso era bollente e molto dolente. Ho fatto impacchi caldo umidi e ho chiesto a Giulia che aveva una bella ciucciata vigorosa, di svuotarmi il seno. Lei fu molto contenta di soddisfare questa mia richiesta e io strinsi i denti e piansi dal dolore. E’ stata un’esperienza dolorosissima che vi consiglio di evitare drenando bene entrambi i seni e alle avvisaglie di un possibile ingorgo fate subito svuotare il seno facendo ciucciare magari il più grande. Per quanto riguarda le posizioni da adottare, come alternare le poppate, la durata stessa delle ciucciate e altre cose pratiche, mi sento di tranquillizzarvi. Come voi anche io mi chiedevo: e adesso come gestirò la cosa con due? Ebbene, per fortuna abbiamo due tette e già il più grosso è fatto! Per tutto il resto i nostri cuccioli hanno sempre una soluzione. Nel nostro caso specifico non ho mai dovuto affrontare nessun tipo di crisi da nessuno dei due miei figli. Tacitamente conducevano loro le danze, capendosi a suon di sguardi e magiche percezioni, in questo valzer infinito di tette al vento. L’unica regoletta che ho imposto per motivi di sicurezza è stata nella gestione delle notti. Ci siamo organizzati così: lettone con Papà, Ludovico e tetta destra, Mamma, Giulia e tetta sinistra, cuscino di bloccaggio/salvataggio e infine Otello, il nostro gatto, sulle mie gambe. Un letto un po’ affollato ma sicuramente pieno d’amore e di condivisione. Il co spleeping è stato per noi fondamentale per permetterci di dormire, o quanto meno di riposare, il più possibile senza traumatici risvegli. Quando uno dei due iniziava a mugolare, mi giravo nel rispettivo fianco e allattavo ora uno, ora l’altro. Queste belle notti in parte insonni, trascorse ad allattare e ammirarli dormire, adesso sono solo un dolce ricordo, in parte anche sbiadito. Quindi nei momenti di sclero totale, pensate sempre che non sarà così per sempre, anzi sono veramente notti contate rispetto ad un’intera vita. La cosa più bella che mi ha dato l’esperienza del tandem è stato questo senso di continuità tra essere mamma di Giulia prima e di Ludovico dopo. La storia dei nostri primi anni insieme è stata caratterizzata da ciucciate che ci hanno unito all’inverosimile. La cosa che invece più mi è dispiaciuta del tandem è che quando Giulia ha deciso di smettere di ciucciare, di riflesso ha smesso anche Ludovico. In cuor mio ho sempre saputo che lei avrebbe ciucciato più di lui ma sinceramente speravo che il mio Ludo continuasse ancora per un po’ e invece, prendendo ad esempio la sorella e imitandola ed eguagliandola in tutto, hanno praticamente lasciato il seno insieme. A dirla tutta, qualche tempo dopo Giulia è anche ritornata a ciucciare per brevi periodi ma ormai non si poteva parlare più di vero allattamento. Una volta che entrambi i bimbi si staccheranno, si troveranno, sicuramente, un miliardo di altri modi diversi per coccolarsi, questo non lo metto in dubbio, anche perché è ciò che poi abbiamo fatto  ma quel modo, quel momento tutto nostro in cui non desideravano altro che me, accoccolarsi tra le mie braccia, ciucciare il mio seno con quello sguardo perso di estasi con gli occhi che vanno indietro dal piacere mentre un rivolo di latte scende dal lato della boccuccia, quel respiro affannoso della ciucciata, quelle candide manine poggiate sul seno e infine quel profumo di bebè addosso, non credo possa esserci niente di comparabile per una madre. Nell’allattamento ho trovato il mio senso di essere mamma, col tandem l’ho moltiplicato. Se vi capiterà di viverlo o se lo state vivendo adesso, allora capirete di cosa parlo. Ve lo auguro di cuore a tutte. Ciao







domenica 31 gennaio 2016

Latte di Mamma e …. Definiamo i ruoli della famiglia


 
Latte di Mamma e ….
Rubrica sull’allattamento materno a cura di Maria Di Maggio, mamma di due bambini, fondatrice del gruppo fb ”Noi Mamme che allattiamo anche dopo i 6 mesi” https://www.facebook.com/groups/192018677479573/




Definiamo i ruoli della famiglia

Carissime Mamme,
questo mese parliamo un po’ del rapporto che il nostro allattamento ha con chi ci vive accanto. Pur sapendo benissimo che l’allattamento dovrebbe essere una questione che riguarda solo ed esclusivamente la diade madre-bambino, ogni giorno ci tocca vivere in una realtà che è ben diversa da questa. Rimanendo solamente nell’ambito familiare, sappiamo bene che i Papà e poi Nonni, Zii, Sorelle, Cognati e chi più ne ha più ne metta, sono interessati e in qualche modo coinvolti per molteplici e differenti aspetti della quotidianità, al nostro stile di maternage e pare che fra tutte le sue arti quella dell’allattamento sia sempre la più chiacchierata. Incominciamo ad esaminare queste figure vicine alla coppia mamma-bambino ed il ruolo che dovrebbero assumere e/o che invece assumono. La prima persona più vicina a noi è senza ombra di dubbio il
Papà. Già dalla gravidanza i futuri Papà incominciano ad interessarsi a moltissimi degli aspetti della cura ai Neonati e iniziano in questa fase a dare letture pressoché veloci sul web, a leggere sui nostri manuali, a chiacchierare di figli con Amici e/o Colleghi già genitori, a frequentare i corsi preparto, a fare domande alle loro care mamme (AIUTO!) ecc. Già da questo momento credo che sarebbe fondamentale istruire i futuri Papà nel modo corretto dando loro, come alle Mamme, le informazioni esatte su tutto ciò che riguarda l’allattamento. Spesso i futuri Papà hanno un’aspettativa diversa rispetto al “nutrire” il loro Bimbo e pertanto quando poi vedono loro Figlio attaccato al nostro seno potrebbero rimanerci male. Non dimentichiamoci che sono bombardati dai messaggi dei mass media in cui è più che normale e valorizzante aiutare la Mamma dando un biberon al piccolino. Ebbene no caro Papà. Devi sapere che sei vuoi aiutare noi Mamme ci sono montagne di altre faccende che puoi fare per aiutarci davvero e devi soprattutto sapere che allattare non vuol dire solo nutrire. Ai Papà vanno spiegati l’importanza ed i benefici che l’allattamento apporterà alla Mamma e soprattutto al loro Bimbo. Un Papà informato non si sentirà messo in disparte quando la Donna che ama non avrà occhi e tempo che per il loro piccolino da nutrire e coccolare. Capirà e supporterà la scelta della Mamma di accogliere le richieste del piccolo. Soprattutto si farà carico di proteggere la Mamma e il loro Bambino. Ecco il ruolo principale che il Papà dovrebbe avere in merito all’allattamento. Io lo dico sempre e ne sono profondamente convinta, dietro un allattamento riuscito c’è sempre un bravo Papà che ha saputo capire ed accogliere la scelta della sua Donna ed ha saputo proteggerla dal mondo circostante. E’ fuori di dubbio che se una Mamma è incoraggiata, tutelata e protetta dal suo uomo sia molto più serene e felice nel vivere il proprio ruolo di Madre. Purtroppo riscontro che non in tutte le coppie questo accade.
Nel mio gruppo ci sono spesso sfoghi di Mamme che hanno dei Papà che criticano molto le loro scelte e che anziché creare un clima di serenità e fiducia installano invece sterili e dolorose liti che portano le Mamme a grandi insicurezze che sfociano in stress fisici ed emotivi che non aiutano di certo nessuno e che purtroppo interferiscono con l’allattamento e quindi col far crescere bene il proprio Bimbo. Vorrei dire serenamente a questi Papà di fidarsi delle loro Mogli e Compagne, di credere che la natura ci ha fatto nascere predisposte all’istinto di prenderci cura dei nostri cuccioli in questo modo così bello da quando esiste la vita e che ciò che per loro potrebbe essere incomprensibile può invece essere chiarito, spiegato e mostrato e scientificamente ma soprattutto pazientando un attimo e vedendo il risultato della crescita del loro cucciolo. Se proprio siamo di fronte ad un Papà testone e magari spalleggiato da qualcuno ancora più “de coccio”, facciamoci aiutare da fonti autorevoli ed esperte in materia come pediatri, ostetriche, consulenti in allattamento, altre Mamme (magari di numerosi Bimbi) con belle storie di allattamento ecc..


Sono certa che se, anziché spazientirsi ed arrivare ad uno scontro, si cerchi piuttosto di creare un clima di confronto e di insegnamento, questi Papà potrebbero rimanere favorevolmente colpiti e rivelarsi degli ottimi alleati e addirittura istruire a loro volta chi aveva in qualche modo aizzato gli animi. Purtroppo moltissime volte in questa pole position troviamo le Suocere o anche le nostre Mamme. Spesso e volentieri sono queste le due figure a noi più vicine dopo i Papà a rivelarsi il nostro principale osso duro. Io sono sicura che entrambe, sia nostra Mamma che nostra Suocera, vogliano solo il nostro bene e sicuramente quello dei loro stra amati Nipotini. Partendo da questo pensiero, voglio essere estremamente ottimista e dire che tutto ciò che di sbagliato ci dicano lo facciano assolutamente in buona fede, senza voler nuocere a nessuno ma solamente spinte dalla convinzione di essere nel giusto. Teniamo a mente che la maggior parte delle nostre Mamme/Suocere è stata vittima della rivoluzione del latte artificiale negli anni 70/80 e che pertanto non ha allattato o se anche lo ha fatto è stato per pochissimo tempo. Potrebbe essere davvero che queste Donne non sappiano assolutamente niente di allattamento e che partendo dal presupposto che i loro Bimbi (noi comprese) “siamo cresciuti tutti bene lo stesso” col latte artificiale, faticano e non poco a comprendere e riconoscere tutto la parte dell’impatto emotivo che ha in sé l’allattamento. Alle volte si innesca persino un clima di gelosia per noi che “siamo riuscite” ad allattare mentre loro no. Anche qui, bisogna che ci armiamo di tanta pazienza e che spieghiamo loro l’ABC di ciò che è l’allattamento, di quanto tutti nell’ambito della sanità (Ministero della Salute per primo) abbiano capito che danno hanno fatto preferendo il LA al LM e che adesso si stanno impegnando con mille campagne  a fare un passo indietro e sensibilizzare sull’allattare esclusivamente al seno e rieducare l’intera società. In questo modo capiranno di essere state raggirate da un sistema sbagliato e cercheranno di aiutarvi e supportarvi anche per riscattare loro stesse. Se invece siamo di fronte a persone che invece di capire vogliono solo giudicare e renderci insicure, allora ecco che arriva la figura del Papà custode del nostro allattamento. Egli dovrà, senza tanti giri di parole, far capire che la nostra scelta è giusta così punto e basta e che nessuno debba in nessun modo interferire. Persino io, che non sono di certo una che le cose le manda a dire, ho dovuto ricorrere all’aiuto lucido di mio Marito per far spiegare da lui a sua Mamma cosa era per me allattare e l’importanza che questo significasse nei modi, nei tempi e nei luoghi che ritenevo opportuno. Spesso la componente emotiva ci può portare a dire cose in modo aggressivo o nel momento meno indicato ma se al nostro fianco c’è un Papà che può fronteggiare e addirittura anticipare ed evitare eventuali critiche, che sfocerebbero in infinite e inutili discussioni, ci siamo davvero salvate la vita. Ecco cosa intendevo prima quando dicevo che per un allattamento duraturo e sereno ci vuole un Papà con le palle. Più si andrà avanti coi mesi di allattamento e più le critiche saranno dietro l’angolo finanche queste care personcine si stancheranno di rompere le ….. cosiddette.
A ruota, dopo Mamme e Suocere, ci sono il resto dei componenti della Famiglia da trattare esattamente come sopra. Se abbiamo voglia e siamo in forma per farci valere spieghiamo loro il nostro indissolubile punto di vista che è per altro “IL” punto di vista e se alla terza o quarta volta ancora si ripropongono gli stessi cliché ecco che siamo pronte a sguinzagliare il Papà. Per quanto riguarda il resto del mondo credo che possano tranquillamente farsene una ragione o andarsene a quel paese. Io sono fermamente convinta che nel dialogo c’è la soluzione per tutto. Siamo consapevoli del fatto che parlando a cuore aperto e ferme nelle nostre convinzioni, poiché siamo nel giusto e siamo informate, possiamo offrire spunti di riflessioni e di crescita agli altri. L’allattamento ci da ancora un altro spunto per  crescere  ed arricchire noi stesse, prendiamolo come un’opportunità bellissima e importante di crescita per noi e per gli altri ma vi prego non usiamolo mai come una strumentalizzazione. Se avranno ancora qualcosa da dirvi mandateli da me, troveranno pane per i loro denti ;)

venerdì 23 maggio 2014

La ricetta della mamma: nanopolpette

La ricetta della mamma: 
Silvia Garda, mamma di Emma Violetta, 31 anni, appassionata di cucina sia per grandi che per piccolini, eporediese imprestata a Torino, blogger. Mi trovate a questo indirizzo www.diciboincibo.it

In questi giorni mi è capitato molto spesso di parlare con mamme con bambini in piena fase svezzamento. Il problema di tutte è sempre lo stesso: il mio bimbo si rifiuta di mangiare i pezzettini, vorrebbe solo cose passate. Spesso il problema è più psicologico (delle mamme) che non concreto dei bambini.
Anche se i dentini in bocca sono pochi i bimbi sono perfettamente in grado di mangiare piatti con consistenze un po’ più dure. Una buonissima idea per passare dai minestroni alla bistecca è utilizzare delle preparazioni con consistenza morbida ma non liquida. La soluzione? Le polpette (sì, anche il mese scorso c’erano delle polpette ma con dei bimbi piccoli in casa diventano quasi un must!).
Quelle che vi voglio proporre sono un gustoso piatto unico, perfetto per tutta la famiglia, in un’unica preparazione c’è tutto ciò che serve a un ottimo pasto (frutta esclusa!).
Ecco così le polpette di verdura e prosciutto che io, essendo destinate alla mia bambina, chiamo le “nanopolpette”.
Con cosa si preparano?
2 patate grosse o 4 piccoline
1 grossa zucchina
1 carota
1 velo di cipolla rossa
2 fette di prosciutto cotto
1 cucchiaio abbondante di ricotta
1 cucchiaio di Parmigiano Reggiano grattuggiato
pangrattato q.b.
olio extra vergine q.b.


Il procedi mento  è molto semplice:
Mettete a cuocere patate, carota, zucchina e cipolla a vapore per circa 10 minuti.
Passate tutte le verdure con lo schiaccia patate, amalgamate le verdure con la ricotta e il prosciutto. Aggiungete a pioggia il Parmigiano Reggiano fino a che il composto non risulta bene amalgamato.
Con le mani leggermente inumidite formate delle polpette grandi più o meno come delle palline da ping pong. Passatele nel pangrattato e disponetele su una teglia rivestita di carta forno.
Mettete sopra ogni polpetta 1 goccia di olio extra vergine di oliva e cuocete in forno caldo a 180° per circa 10 minuti.
Fate bene intiepidire e servite.
Visto che le polpette al loro interno contengono già il prosciutto cotto e il Parmigiano Reggiano, è possibile, per limitare l’uso del sale, utilizzare anzichè il classico pangrattato del pangrattato ottenuto da pane toscano raffermo.
E’ un perfetto piatto unico per i bambini più piccoli, per gli adulti si può accompagnare con un’insalata. Queste polpette sono anche, bambini a parte, un’ottima idea per un aperitivo a basso contenuto calorico.
Volendo un gusto più deciso è possibile aggiungere un uovo per compattare il tutto, aggiungere del curry al composto e saltare poi le polpette in padella!
Che dire, buon appetito a tutti, grandi e piccini!

♥ mamma Silvia ♥



Mamma senza filtro...che fretta c'è? svezzamento

Mamma senza filtro
Il mio lavoro da tre anni e mezzo è uno solo, il più bello del mondo: essere Mamma di due bambini, Christian di tre anni e mezzo e Fiamma di due anni. Una mamma alla quale piace informarsi e informare e possibilmente far conoscere e capire falsi miti sull’infinito mondo dei bambini.  https://www.facebook.com/groups/mammeitalia/ 
Per segnalazioni scrivetemi alla mail: syluna@libero.it

Che fretta c’è?
Questo articolo deriva da diversi messaggi privati ricevuti dopo che nel mio gruppo si è parlato di svezzamento e autosvezzamento. Queste mamme mi hanno scritto perché rimaste sconcertate da tanta fretta  nel svezzare i bimbi dopo che alcune madri scrissero di aver iniziato a dare le prime pappe attorno ai 2/3 mesi.
Pertanto cerchiamo di capire come e perché innanzitutto alcuni pediatri dovrebbero un po’ aggiornarsi e perché non è assolutamente buona cosa iniziare cosi presto:
·         È capace di stare seduto senza aiuto
·         Perde il riflesso di estrusione che fa sì che i bambini spingano fuori il cucchiaio con la lingua.
·         Mostra interesse per il cibo degli adulti
·         Sa mostrare di avere fame e di essere sazio con i suoi gesti. Al vedere avvicinarsi un cucchiaio, il bambino che ha fame apre la bocca e muove la testa verso il cucchiaio. Invece il bambino che è sazio chiude la bocca e gira la testa di lato… Quando il bambino è troppo piccolo per mostrare chiaramente la sua sazietà, si corre il rischio che la madre, senza rendersene conto, gli dia più cibo di quello che lui vuole.
Non sono forse questi i segnali che vanno ricercati più che fissarsi con il calendario? Difficile dire quale di loro sia il più importante. Probabilmente è la perdita del riflesso di estrusione poiché se è ancora troppo forte tutto quel ben di Dio che un povero genitore sta provando a far mangiare al proprio bambino finirà sul bavaglino, per terra, sul seggiolone, in faccia al genitore, ecc; insomma dappertutto, eccetto nel pancino del bambino stesso; non parliamo poi dello stato d’ansia in cui si ritroverà il genitore e il nervosismo del bambino ogni volta che si avvicina il momento della tortura del pasto. OK, il tutto accadrà intorno ai 6 mesi, ma potrebbe succedere prima, come dopo. Per questo è così importante parlare di alimentazione complementare a richiesta, in quanto è il bambino a dover segnalare chiaramente che è pronto a sperimentare con qualcosa di nuovo. Abbiamo parlato di recente di un articolo che spiega che imboccare, tra le altre cose, aumenta il rischio di obesità, per cui è importante che il bambino possa cibarsi da solo. Inoltre deve riuscire a stare seduto (avete provato a mangiare da semisdraiati?) e avere capacità motorie abbastanza sviluppate da far capire al genitore che il troppo è troppo e che il resto della pappa se la può mangiare lui… Dopotutto, se il bambino riesce a fare tutto da solo, rotolarsi, mettersi in piedi, camminare, parlare, spannolinarsi, mangiare (se allattato), possibile che l’unica cosa che sarebbe COMPLETAMENTE incapace di fare autonomamente è nutrirsi tra gli X e gli Y mesi? (Ognuno può sostituire a X e Y i numeri che preferisce per indicare l’inizio e la fine dello svezzamento.) Se così fosse, come ha fatto l’umanità fino ad ora? Perché dobbiamo cominciare a svezzare i bambini, come tanti (troppi) pediatri italiani si ostinano a fare, a 3-4-5 mesi quando non sanno stare ancora seduti da soli, hanno ancora il riflesso di estrusione e, cosa più importante di tutte, si trovano benissimo con il loro bellissimo latte? Perché in questa decisione così importante non si prende in considerazione quello che è il protagonista di questa vicenda? No, non alludo al genitore che DÀ la pappa (nonostante in molti lo credano, forse inconsciamente), ma al bambino che (almeno in teoria) la RICHIEDE. Tutto questo cominciare anticipatamente fa assomigliare il periodo dello svezzamento a una gara per vedere chi arriva prima; come mi hanno insegnato al liceo, cui prodest? Pensiamo allo svezzamento come al breast crawl del cibo solido: il bambino trova da solo quello che gli serve, quando gli serve. Ricordiamoci che indipendentemente da quando si inizia e dall’approccio usato, tutti, ma proprio tutti alla fine mangeranno i solidi e abbandoneranno il latte; per cui perché non rendere la vita più facile a tutti rispettando quelli che sono i tempi naturali del bambino? Questo modo di pensare che libera sia il bambino che il genitore dalla schiavitù del calendario-tiranno in alcuni potrà creare dei problemi.

Ricordiamoci che quanto riportato vale sia se si allatti al seno che no.
A voi la scelta di ascoltare pediatri e dottori che vi fanno svezzare i bimbi cosi piccini o a voi la scelta di informarvi.


mamma silvia ♥

Il mio tentato Vbac

Il mio tentato Vbac
Ciao a tutte! Mi chiamo Manuela e sono mamma di 2 bimbi (3 anni lui, 10 mesi lei) entrambi nati di parto cesareo... Purtroppo! Il primo è stato un cesareo d'urgenza a 37 sett +1 per una lieve pre-eclampsia... La seconda invece un vbac andato male... A malincuore.. ed è proprio di questo vorrei parlarvi...sono stata seguita per tutta la gravidanza al sant'Anna di torino  perchè ho sempre avuto valori pressori alti... Ho seguito un trattamento con 2 pastiglie di aldomet da 250g al giorno...andava tutto perfettamente e decisi di provare il vbac con molta serenità senza pormi troppe domande... La notte del 12 luglio iniziarono le prime contrazioni così verso le 6 mi recai all'ospedale (sempre s anna) con 3 cm di dilatazione...feci diversi tracciati e ottenni una barella come appoggio.... dalle 7 del mattino alle 6 di sera le mie condizioni erano pressoché stabili... Alle 18 alla visita ginecologica finalmente ci accorgiamo che ero a 7cm di dilatazione. Il tracciato non rilevava per niente le mie contrazioni..(?) Erano forse troppo blande...( x fortuna) così con grande orgoglio mi porto letteralmente la barella in sala parto accompagnata da compagno ostetrica e ginecologo... Decisero di non farmi nessuna anestesia perchè in effetti sembravo sopportare benissimo il dolore. Mi ruppero il sacco amniotico e dalle 19 alle 22,45 cercai di affrontare il mio parto... Le contrazioni erano sempre scarse, arrivai a 9cm di dilatazione la bimba (di cui ignoravo il sesso) era ben incanalata ma girata con la schiena verso la mia pancia. Quindi cercarono per tutto il tempo di farla girare tenendomi a carponi sul lettino... Le spinte però non arrivavano, loro quasi mi obbligarono a spingere ma io mi sentivo inutile e incompetente... Lo sguardo di tutti mi rendeva colpevole della non riuscita di questo tanto sperato parto naturale. Ad un certo punto decisero di accelerare le contrazioni (che erano sempre molto lente e poco dolorose) e mi attaccarono l'ossitocina... Le contrazioni accelerarono e sentii un po di dolore ma niente spinte... Così la ginecologa mi portò in sala cesareo... Non so dirvi se c'era sofferenza fetale in quel momento perchè non ci è stato detto nulla... In sala parto avvenne il disastro... Nel senso che quando sono andati ad incidere, il mio utero ha subito una rottura a croce. Ho perso 2 litri di sangue e sono stata addormentata in gran fretta e intubata... La piccola non riusciva ad essere estratta e l'ultimo ricordo cosciente che ho è la ginecologa che urla "non riesco a tirarla fuori..." Per fortuna ci soccorsero in 9 e la bambina venne rispinta dal basso verso il ventre e nonostante non respirasse e fosse bianca come un lenzuolo in meno di 2min si è ripresa... A me hanno fatto diverse trasfusioni e sono stata in Ria per 3 giorni... Poi piano piano ho recuperato le forze e in una settimana allattavo ed ero tornata a casa...sono passati 10 mesi ma ancora se ci penso sono terrorizzata all'idea che potessi perdere la piccola.. Non so cosa sia successo davvero e quali siano state le cause della rottura d'utero ne so come si potesse prevenire tutto ciò... Voglio però dirvi che tornando indietro rischierei di nuovo il tutto per tutto per evitare un cesareo... La mia esperienza credo sia più unica che rara... Io penso che bisogna essere determinate e decise e provarci con tutte le nostre forze... Siamo donne e partorire è un mestiere che sappiamo fare per natura! In tutti questi mesi non ho attribuito alcuna colpa ,non credo di essere finita in sala operatoria per "mancata partecipazione della paziente" come è stato riportato in cartella, qualcosa deve essere successo... Se qualcuna più esperta di me ha qualche idea sarò tutta orecchie! ( o meglio occhi)! Vi ringrazio moltissimo per avermi dato la possibilità di parlare della mia esperienza e voglio chiudere dicendo FORZA DONNE! Mamme niente può sconfiggerci di fronte allo splendore dei nostri piccoli!

mamma Manuela ♥

La mamma risponde… allattamento


La mamma risponde… allattamento

Lucia, mamma di due bambine, psicologa e peer counsellor per l'allattamento al seno, risponde alle domande delle mamme relative all'allattamento.
Inviaci le tue domande alla mail lucia.trabbia@gmail.com
Saranno pubblicate sul prossimo numero.


Ciao a tutte, mi presento. Sono Marina ho 35 anni e sono mamma di Giulia di tre anni. Giulia poppa ancora....vorrei smettere, almeno nella frequenza....appena torno dal lavoro poppa, di notte poppa un sacco... Dorme con me ma evidentemente non basta...insomma, credo molto nell'allattamento, nell'utilità, nel bisogno... credo sia una gran cosa e ho lottato per portarlo avanti ma ora...attendo che smetta lei di sua spontanea volontà però a volte è davvero dura!

Marina, sei arrivata fino a qui, e siete state bravissime entrambe... Ti posso dire che il periodo più duro è passato, da qui sarà più facile... La mia seconda bimba ha 3 anni e poppa ancora, di notte non mi chiede quasi più perché ha rallentato da sola nel tempo, ma stiamo insieme tutto il giorno, tu lavori? Forse recupera di notte... La mia prima bimba ha smesso da sola a 3 anni e 7 mesi, e solo un mese prima mi chiedevo se verso i 4 anni avrei dovuto chiederle di smettere... Cambiano molto velocemente, vedrai che smetterà anche lei, quando sarà pronta! Ti senti pressata dall'ambiente esterno? Perché questo è un aspetto che spesso conta molto, più di quello che dovrebbe contare, visto che siamo immerse in una cultura che non ci viene molto incontro quando si tratta di genitorialità ad alto contatto. E' inevitabile esserne condizionati, ma tu vai avanti per la tua strada, se ti senti molto stanca piuttosto cerca di “contrattare” una pausa o dei ritmi più calmi, con la tua bambina che è già in grado di capire e di venire incontro ai desideri e alle esigenze della sua mamma. Sono sicura che quando la tua bimba non avrà più bisogno di poppare, almeno un pochino ti mancherà quel momento speciale!


Ciao, mi chiamo Elena e sono mamma di Enea che due mesi. A volte dopo un po che mangia si stacca e piange... allora lo stacco ma dopo poco si mette in bocca le manine come se avesse fame. Perché fa così? Poi a volte dopo poco ha di nuovo fame, vuole attaccarsi ma capita la stessa cosa, dopo pochi minuti si stacca. Non è che è finito il latte?

Ciao Elena, molte mamme si lamentano del fatto che i loro bimbi, spesso dopo un inizio tranquillo di allattamento, diventino nervosi al seno, inizino a staccarsi e riattaccarsi diverse volte, come se volessero poppare ma qualcosa li infastidisse… e le mamme faticano a capire cosa succede, a volte si sentono rifiutate. Vista la nostra cultura assolutamente a digiuno di allattamento, la prima cosa che si pensa è che sia questione di latte “insufficiente”… e così tutti i grandi “esperti” (nonni, pediatri, vicini di casa e chi più ne ha più ne metta…) si danno da fare a consigliare la fine dell’allattamento, o l’inizio delle aggiunte, che tanto sempre lì porterebbe. Ma il problema non è questo, non si tratta affatto di latte insufficiente, ma proprio del contrario! Il latte fluisce e arriva alla bocca del bambino in modo più forte di quanto il bambino possa gestire, e deglutire… è come se si sentisse “affogare” dal troppo latte in arrivo, perciò si stacca difendendosi dal flusso forte, poi si riattacca perché vuole poppare, e così via… Può tossire, contorcersi, e a volte arrivare anche a rifiutare il seno… Altri “sintomi”: il bambino può soffrire di coliche (molta aria nel pancino), o produrre feci molto liquide o filammentose, di solito cresce molto nelle prime settimane e nei primi mesi. Le mamme possono provare un dolore profondo al momento della calata del latte, che sembra sia dovuto all’eccessiva dilatazione dei dotti.
Elena, ti ritrovi in questa descrizione? Naturalmente solo 4 righe non bastano per essere sicuri della situazione e della risposta da dare, ma per i pochi elementi che possiedo, questa è la risposta che mi viene in mente. Se dovessi avere bisogno di aiuto, mi raccomando rivolgiti ad una consulente professionale in allattamento!
Nel dubbio, continuo a spiegare il riflesso di emissione forte, magari può essere utile per altre mamme. Di solito le poppate diventano molto pesanti per mamma e bambino, e diventa difficile provare quei sentimenti di gioia e soddisfazione che solitamente sono legati ad un allattamento sereno. Se la mamma ha un riflesso ossitocinico forte (è l’ossitocina l’ormone che permette al latte di essere rilasciato, coè spinto dal seno verso il capezzolo), sarà così per tutti i suoi allattamenti, ma i bambini possono reagire in modo molto diverso e quindi per alcuni può essere un problema, per altri no. Ad esempio, io ho scoperto di avere questo problema con la mia prima figlia, per cui il riflesso era davvero un problema, riusciva a gestirlo male con tutte le conseguenze di irritazione e nervosismo descritte sopra, e aveve anche ricominciato a poppare in modo scorretto, stringendo troppo il seno, per tentare di rallentare il flusso, mentre la mia seconda bimba non si è mai lamentata, e ha imparato fin da piccolissima ad avere a che fare con queste “inondazioni”… tossiva un po’ ma poi si riattaccava tranquilla e andava avanti… Due bimbe, due allattamenti molto diversi!
Il riflesso di emissione si calma comunque entro i primi minuti di suzione, anche se si ripete più volte all’interno di una poppata, ma può essere comunque molto disturbante, quindi vediamo cosa si può fare.
Le strategie che possono aiutare a risolvere questo problema sono:
- allattare in una posizione in cui la testa del bambino sia superiore al seno, come per esempio nella posizione del biological nurturing: mamma seduta ma con la schiena reclinata indietro, a 45°, come fosse semisdraiata, e il bambino appoggiato sulla sua pancia, in verticale, con la testa sopra il seno. In questo modo non dovrebbe sentirsi sopraffatto dal latte che arriva come un fiume in piena, e aiutato dalla gravità dovrebbe riuscire a poppare più tranquillamente
- allattare da sdraiata, per gli stessi motivi descritti nel punto precedente
- allattare con lo stesso seno per tot ore (almeno 3), per tutte le poppate entro quel periodo di tempo. Ad esempio: alle 4 allatto al seno sinistro, alle 6 il bambino mi richiede di essere attaccato e offro ancora il seno sinistro, e in tutte le poppate entro le 7 darò sempre il seno sinistro… Poi dalle 7 alle 10, per tutte le poppate, seno destro, e così via. Essendo il riflesso più forte all’inizio, la cosa dovrebbe migliorare nelle poppate successive allo stesso seno. Ah, attenzione agli ingorghi, le prime volte!
- spremere manualmente un po’ di latte prima di attaccare il bambino, o quando inizia a staccarsi. Il riflesso dovrebbe calmarsi dopo qualche minuto, quindi si può riattaccare il bambino, che dovrebbe trovare una situazione migliorata
- offrire spesso il seno per evitare che si riempia troppo
Questo problema si attenua comunque quasi sempre col passare dei mesi, quando i bimbi, crescendo, imparano a gestire il flusso forte, la produzione si assesta e l’allattamento trova il suo equilibrio… Quando accadrà, potrete finalmente godervi solo le gioie dell’allattamento!

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