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domenica 10 aprile 2016

voce di mamma - cos'è il co sleeping per noi

Il co-sleeping per me è la storia della mia vita e della mia famiglia. 45 anni fa i miei genitori hanno iniziato a dividere il loro lettone con mia sorella, e dopo due anni arrivò mio fratello. Quindi il lettone diventò per 4... poi si trasferirono quando i miei fratelli avevano 7 e 5 anni...e loro decisero da soli di dormire nella loro cameretta. Io poi sono arrivata quando loro erano grandi (15 e 13 anni)... e tutti facevano a gara x tenermi con loro! Ho diviso il lettone con i miei fino 10 anni, più mia sorella si è sposata e io ho deciso di unire il letto a quello di mio fratello! Quando poi si è sposato lui la mia mamma è venuta dormire con me!!! Tre anni e mezzo fa....sono diventata io la mamma che divide il lettone con il mio bimbo e il mio compagno! E da un mese e mezzo siamo in 4! Mia sorella ha fatto lo stesso con i suoi figli! A chi racconto tutto questo dicono che siamo pazzi.... forse si...ma per me e per tutta la mia famiglia siamo PAZZI D'AMORE PURO! Io credo che i figli si vivano una volta sola...ma anche i figli ci vivono una volta sola. Di giorno tra lavoro e scuola non ci si vive mai abbastanza...e quindi di sera e notte chiacchere e coccole a go go!!!!😍
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L’ostetrica per voi - Accogliere un bambino sul piano emozionale e fisico nei tre trimestri di gravidanza.

L’ostetrica per voi

Ciao! Mi chiamo  Angelica e sono ostetrica dal 2007. Esercito la libera professione sul territorio Canavesano dopo avere svolto un’intensa esperienza lavorativa nel Regno Unito. Nella maggior parte dei miei anni di lavoro a Londra, mi sono perfezionata nell’assistenza dei travagli e dei parti in acqua, così da proporli anche a domicilio in Piemonte. Credo fortemente nel potere delle donne, nel loro potere femminile capace di scardinare la tecnologia, la medicalizzazione e la scienza … credo nell’istinto che si sprigiona durante la massima manifestazione della forza del parto, che scuote inizialmente animo e corpo, ma che, alla fine, restituisce profonda gratificazione. Sento di esprimere così anche le emozioni che ho vissuto diventando madre di Teresa … ho provato un’immensa gioia nell’averla messa al mondo tra le intime mura domestiche di casa mia, sostenuta dal mio amatissimo marito e assistita da due ostetriche private meravigliose … Collaboro con alcune ostetriche, libere professioniste e non, sul territorio, cercando di creare una rete di comunicazione tra professionisti che cerchi di soddisfare le esigenze delle mamme, delle neo mamme e delle gestanti. Ho collaborato, in qualche occasione, con l’Associazione Mom’s di Ivrea, realtà piacevole di socializzazione e confronto tra mamme.

Accogliere un bambino sul piano emozionale e fisico nei tre trimestri di gravidanza.

L’accoglimento: è questo l’argomento con cui desidero introdurre per la prima volta la mia presenza tra queste righe.
Accogliere esprime un sentimento universale. Esso presuppone un coinvolgimento della madre e del padre verso il proprio bambino, ma allo stesso modo del bambino verso una madre e un padre; è un sentimento gentile, che poco ha a che fare con l’unidirezionalità. Non dimentichiamo che nel momento in cui nasce un bambino, nasce anche una madre e un padre appunto, prerogativa indispensabile per cui l’accoglimento si manifesti in modo reciproco.
Accogliere richiede passività, ritirarsi, fare un passo indietro creando “uno spazio vuoto dove può entrare l’altro”. Lo fa una donna verso l’uomo nell’intimità, e viceversa; lo fa, inevitabilmente, la donna quando accoglie la venuta al mondo del suo bambino.                                                                                                               
Frederik Leboyer,  precursore del parto dolce e ideatore del celeberrimo metodo Leboyer (che evidenzia una serie di condizioni che permettono al neonato una nascita senza traumi inutili), descrive in modo magistrale l’accoglimento di un bambino, usando l’immagine di una donna che in gravidanza, da convessa (condizione in cui il bambino è “contenuto” nel grembo della madre) diventa concava, “svuotandosi” nell’atto di avere partorito la sua creatura, creando uno spazio esteriore per accogliere il suo bambino.

Già nella fase in cui si sta formando, l’embrione trova il suo terreno fertile che lo nutre, che lo accoglie, che lo invita a mettere radici, impiantandosi e annidandosi. La madre rappresenta la terra dalla quale può nutrirsi, crescere, unirsi e, poi, separarsene al momento della nascita per ritrovarla nell’al di qua della vita extrauterina, attraverso il contatto diretto, pelle a pelle con il corpo della madre.
L’accoglimento è qualcosa che matura gradualmente, e la gravidanza rappresenta un valido momento in cui l’animo della donna e dell’uomo si può preparare  all’accoglimento. Già nella fase del pre-concepimento, la donna deve prepararsi mentalmente, emozionalmente e fisicamente all’accoglienza di una nuova vita, anche attraverso, per esempio, uno stile di vita sano, preludio di un terreno fertile pronto ad abbracciare la nuova vita. Sul piano emozionale in alcune donne il bambino esiste già come entità, ad alcune appare in sogno mesi o anni prima di avere una gravidanza. Questa condizione è più favorevole nelle donne, il cui senso di accudimento e di accoglimento sono praticamente innati.                                                                
Invece, nel primo trimestre la gravidanza, da sogno, si presenta reale con tutta la sua forza, creando nella donna sentimenti fisiologici ambivalenti di paura ed eccitazione, caos e calma … Nelle fasi iniziali di questo trimestre la donna, infatti, può sentirsi “invasa” dal nuovo essere che ospita dentro di sé. A fronte di questo, il suo corpo chiede di aprirsi gradualmente e di accogliere piano piano, imponendo dei ritmi quotidiani più lenti e meno frenetici.  In questo trimestre l’accoglimento si verifica col radicamento del bambino, infatti, in questa fase si forma la placenta, che come un albero affonda le sue radici nel terreno uterino. Nel secondo trimestre la gravidanza è ormai ben consolidata. La placenta termina di crescere e formarsi proprio in questo trimestre, e di conseguenza la donna è inondata di ormoni benefici per sé e il suo bambino. Le energie un po’ fiacche del primo trimestre, ritornano. Si instaurano una certa apertura e dialogo tra madre e bimbo. La donna scopre la sua capacità di adattamento nella relazione con il bambino. La loro comunicazione è più diretta perché il bimbo viene percepito attraverso i suoi movimenti, all’inizio poco chiari e via via sempre più definiti e decisi. In questo trimestre l’accoglimento emozionale e fisico della donna è rappresentato dall’espansione corporea (è in questo trimestre che la donna mette più peso, e il bimbo completa la maggior parte della sua crescita) e dall’apertura emozionale più accentuata che si “diffonde” da madre a figlio. Infine, nel terzo trimestre quel senso di invasione percepito nel primo, si ripresenta poiché il bambino occupa ormai tutto lo spazio a disposizione del corpo materno. La madre desidera che il bimbo nasca, e che si verifichi finalmente una separazione fisica tra i due. In tutto questo a facilitarne ulteriormente il passaggio di separazione, alcuni ormoni entrano in gioco, come l’ossitocina (l’ormone che favorisce la comparsa delle doglie) che manda periodicamente ondate di contrazione e rilassamento (talvolta impercettibili) in cui la donna viene spinta sempre di più verso la realtà del parto, scandendo il tempo della nascita. Il bimbo si posiziona a testa in giù e preme in basso. I suoi movimenti diventano più decisi e precisi, per poi diminuire con il trascorrere delle settimane di gestazione. In questo trimestre gli incontri di accompagnamento alla nascita sono il luogo in cui la donna può prepararsi fisicamente ed emozionalmente all’accoglimento del bambino, conferendole più consapevolezza nelle sue azioni e ricevere maggiore gratificazione. Il terzo trimestre rappresenta la fase della separazione salutogenica tra madre e bimbo dopo nove mesi di vissuto in simbiosi e unione, ma che convergerà in una profonda gratificazione nell’incontro reale tra i due.



Per le vostre domande, curiosità, riflessioni, o per proporre qualche argomento da trattare, mi potete contattare sulla mail: angelica.pellicone@libero.it oppure sul mio contatto facebook:  https://www.facebook.com/angelica.pellicone.5 oppure potete consultare anche il mio sito internet: http://angelicapellicone.jimdo.com/. Sarà un piacere rispondervi!!!



Educando - “IL GIOCO EURISTICO”



Educando
Mi chiamo Veronica, ho 29 anni e due splendidi figli di 5 e 2 anni. Ho conseguito il diploma tecnico dei servizi socio sanitari, ed ora ho aperto la mia struttura, realizzando così il mio desiderio più grande: stare e lavorare con i bambini.




“IL GIOCO EURISTICO”
Dopo aver in precedenza parlato del “ Cesto dei Tesori” dedicato ai bambini fino all'anno di età, parliamo adesso del gioco euristico, un'attività creata per bambini di un'età compresa tra i 12 ed i 24mesi, ma possono essere coinvolti anche bambini fino ai 36mesi.
Ovviamente anche il gioco euristico consiste nell’offrire ad un gruppo di bambini oggetti di diversa natura con i quali possono giocare liberamente senza l’intervento dell’adulto.
Il gioco euristico è inteso come un'attività di esplorazione che il bambino compie su materiale di tipo “non strutturato” di materiale “ povero” ossia di oggetti comuni che non fanno parte dei giocattoli abituali.


In alcune scuole d'infanzia, nella raccolta del materiale sono coinvolti anche le famiglie e il gioco è arricchito da numerosi oggetti di vario genere, con i quali i bambini possono compiere azioni combinate: contenitori piccoli da inserire in quelli grandi, palline da impilare, oggetti che rotolano..
Durante quest’attività l’adulto osserva: al bambino basta solo un sorriso di conferma per non abbandonare l’oggetto e continuare ad esplorarlo; si viene così a creare una comunicazione tranquillizzante e non invadente tra l’adulto ed il bambino ( proprio come nel cesto del tesoro).
Proponendo questo gioco in modo costante sicuramente si migliorerà la concentrazione del bambino, ci sarà sempre più coinvolgimento oculo-motorio, si svilupperanno le capacità sensoriali-percettive (caldo-freddo), uditivo (vari rumori), la nascita dei primi concetti logici (dentro-fuori, aperto-chiuso).
Inizialmente il bambino esprime un interesse immediato per il materiale proposto, ma  è ovviamente di breve durata e ricercherà la presenza dell’adulto.
Questo comportamento è strettamente collegato alla necessità di riacquistare fiducia in se stesso, il bambino ritorna a giocare con il materiale proposto e, gradatamente l’interesse e la concentrazione aumentano scoprendo l’uso e la funzione dell’oggetto in modo creativo.
In questa fase, il gioco che i bambini preferiscono è quello di infilare, svuotare, lanciare, battere gli oggetti tra loro...
Solo successivamente sperimentano la capacità di allineare, impilare, secondo schemi ripetitivi che conferiscono loro sicurezza.
Perché il bambino possa esprimere al meglio la sua creatività, fantasia e, soprattutto le proprie emozioni dal gioco euristico, è consigliabile proporlo in uno spazio delimitato e libero da altri giochi, per permettere ai bambini a cui è proposto l’attività di muoversi liberamente in un clima di tranquillità.
Il materiale è abbondante e rinnovato sistematicamente in modo da permettere al bambino il massimo delle combinazioni.
Il materiale a casa può essere contenuto in sacchetti e, una volta finita l’attività, si possono riporre, mentre a scuola verranno disposti appesi al muro.
Ovviamente sia l’educatrice che il genitore dovrà aver cura di sostituire il materiale deteriorato onde evitare situazioni di pericolo per i bambini.


Per evitare che i bambini si ritrovino tutti concentrati nel medesimo spazio, l’educatrice si preoccupa di preparare precedentemente l’attività, distribuendo gli oggetti in mucchietti separati o misti, saranno poi i bambini a scegliere l’oggetto da esplorare.
Quando l’attività volge verso la conclusione, i bambini raccoglieranno gli oggetti dietro l’incoraggiamento dell’educatrice riponendoli nei vari sacchetti.
Anche il rimettere in ordine fa parte del gioco ed è una delle abitudini più importanti da fare acquisire ai bambini.
Quest'attività si propone un paio di volte a settimana per una durata limitata, poiché l’attenzione del bambino dopo circa 10 – 20 verrà meno..





Psicologia e dintorni - L'ipnosi come risorsa naturale per un travaglio più breve e meno doloroso.

Psicologia e dintorni
Sono Stefania Macchieraldo mamma di Tommaso 15 mesi. Psicologa di professione. Dopo essere passata attraverso il mare delle emozioni che una gravidanza e una nascita portano con sé, continuo l'entusiasmante avventura del crescere insieme al mio piccolo. E' stato, così, inevitabile portare anche la mia professione sul versante della passione di essere mamma: una mamma ad alto contatto, con un po' di nozioni professionali, molto imperfetta, allergica ai fanatismi e intollerante alle ingiustizie.



L'ipnosi come risorsa naturale per un travaglio più breve e meno doloroso.

Sognavo un parto naturale, nello stesso modo in cui ho orientato la mia vita ulteriormente verso il naturale sin da quando ho iniziato a pensare di avere un figlio.

So anche quanto sia fisiologicamente utile il dolore del parto ma so anche quanto sia rilevante la componente psicologica del dolore e quanto la nostra mente possa contribuire a favorire la fisiologia piuttosto che ostacolarla nel gestire il dolore rendendo più fluido e rapido il travaglio.
Insomma, il dolore serve ma se è troppo e se non è gestito bene rischia di essere di ostacolo.

Così, senza dubbio nella lista delle “cose da fare” in vista del parto ho messo l'ipnosi, anzi, più precisamente l'addestramento all'autoipnosi a sostegno del travaglio.


Essendo del settore non avevo pregiudizi che mi frenassero ad utilizzare questo strumento (antico e scientifico allo stesso tempo) su di me. E, le mie pazienti, per prime me, ne confermavano l'efficacia, ma ero curiosa di fare questa esperienza sulla mia pelle che, devo dire, è stata sorprendente.

Sicuramente molti fattori influiscono sullo svolgimento del travaglio e ogni donna è un mondo a sé, però, per quanto mi riguarda, è stata un'esperienza totalmente positiva che mi ha consentito di sentirmi profondamente serena, di gestire con calma e in piena coscienza le contrazioni al punto di provare benessere ed addormentarmi tra una e l'altra, durante la prima fase del travaglio, senza avere l'ansia e l'attesa per l'arrivo della contrazione successiva, arrivando, così, alla fase espulsiva, quando, invece, è necessario essere ben vigili, in tempi più brevi e con a disposizione maggiore energia.

E’ stato dimostrato da autorevoli studi che il travaglio in autoipnosi dura mediamente la metà del tempo. Questo perché, se la mamma è rilassata durante il travaglio, è in grado di inibire la produzione di ormoni dello stress e facilitare la produzione di ossitocina, l’ormone che stimola le contrazioni e la dilatazione; non solo: il fatto di sentirsi autonoma nella gestione del suo dolore aiuta la donna sul piano psicologico a sentirsi più forte e fiduciosa nelle proprie capacità, risorsa fondamentale anche dopo.
L’autoipnosi, inoltre, fa bene anche al bambino. Lo stato di rilassamento della mamma induce una vasodilatazione che fa aumentare l’afflusso di sangue dalla placenta e quindi l’ossigenazione ed il nutrimento al piccolo.
Anche successivamente, durante i primi mesi, l'ipnosi mi è stata di grande aiuto per prendere sonno facilmente tra una poppata notturna e l'altra.
E... non nego che ancora oggi quando abbiamo certe notti agitate e sonni continuamente interrotti mi è di grande aiuto per riuscire a riaddormentarmi rapidamente tra un risveglio e l'altro senza innervosirmi.


Chiunque, in poche sedute, può diventare in grado di entrare ed uscire vantaggiosamente da uno stato di trance ipnotica, è sufficiente un buon addestramento con un ipnologo e un po' di allenamento quotidiano per contro proprio.

Per domande e approfondimenti contattatemi senza esitare!

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www.kimila.it

L'avvocato in ascolto - il divorzio breve

L’avvocato in ascolto
Mi chiamo Roberta Plemone, ho 29 anni e sono Avvocato.
Mi occupo di diritto civile, con particolare attenzione per il diritto delle persone, della famiglia e dei minori. Grazie al supporto dei miei Colleghi di studio, spazio in tutti gli ambiti del diritto, per fornire un’assistenza completa.
Per le vostre domande, le vostre curiosità, o per proporre qualche argomento da trattare, mi potete contattare su facebook https://www.facebook.com/roberta.plemone
oppure sulla mia mail roberta.plemone@libero.it
Sarò felice di ascoltarvi!


Dirsi addio è più semplice.
A quasi un anno di distanza dall’approvazione della Legge 55/2015, divorziare non è più così difficile.
In questo articolo cercherò di fornirvi una guida, tanto pratica quanto utile e, spero, semplice.
TEMPI PER IL DIVORZIO.
Innanzitutto, è bene sottolineare che è sempre necessaria la preventiva pronuncia circa la separazione dei coniugi.
Per poter avviare la procedura di divorzio devono decorrere:
- 12 mesi dalla sentenza di separazione, se le parti si sono separate giudizialmente, ossia a seguito di una normale causa in Tribunale;
- 6 mesi se le parti si sono separate in modo consensuale.
PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA DI DIVORZIO.
Le strade percorribili sono tre.
1. Negoziazione assistita: è una procedura nuova, extra giudiziale, per cui è necessaria l’assistenza di due Avvocati, uno per parte.
Compito dei legali è redigere un accordo, tutelante per entrambi gli Assistiti e per la prole.
La procedura è esperibile sia in assenza che in presenza di figli minori, di figli maggiorenni portatori di handicap grave e di figli maggiorenni non autosufficienti: nel primo caso l’accordo concluso sarà valutato esclusivamente dal Procuratore delle Repubblica, che, in assenza di impedimenti, esprimerà il nullaosta. Nel caso di figli minori o non autosufficienti, al vaglio del PM si potrà aggiungere un ulteriore passaggio dinanzi al Presidente del Tribunale, per valutare la rispondenza dell’accordo agli interessi della prole.
L’accordo così omologato sarà trasmesso, a cura dei legali, entro dieci giorni, all’Ufficio di Stato Civile.
2. Procedura davanti al Comune: i coniugi si presentano personalmente davanti all’Ufficiale dello Stato Civile, senza l’assistenza dell’Avvocato.
Tale modalità semplificata è a disposizione dei coniugi solo quando non vi siano figli minori o portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti, e a condizione che l’accordo non contenga patti di trasferimento patrimoniale.
Al fine di promuovere una maggiore riflessione sulle decisioni in questione, è stato previsto un doppio passaggio dinanzi all’Ufficiale di Stato Civile, a distanza di non meno di 30 giorni. 

3. Ricorso in Tribunale: è il procedimento tradizionale, in cui i coniugi sono assistiti da un Avvocato per parte, oppure scelto in comune tra loro.
Può assumere due forme: giudiziale o consensuale.
Nel primo caso, l’iter sarà quello di una vera e propria causa, secondo le regole del diritto di famiglia.
Nel secondo caso, invece, l’accordo raggiunto dai coniugi in forma consensuale, verrà depositato dall’Avvocato presso il Tribunale competente, che fisserà un’udienza per la comparizione dei coniugi.
Il Giudice, sentite le parti e verificati i presupposti di legge, emetterà la sentenza di divorzio, che sarà annotata nei Registri dello Stato Civile.
Oggi, 29 marzo 2016, il quotidiano La Repubblica ha fatto un’interessante comparazione tra la procedura “fai da te” davanti al Comune di Torino e la procedura giudiziaria, davanti al Tribunale sabaudo.
Per il divorzio davanti agli Uffici Comunali basta una marca da bollo da 16€ ed un bel po’ di pazienza, circa sette mesi per la fissazione del primo incontro.
In Tribunale, invece, i tempi si accorciano: quattro mesi al massimo per la fissazione dell’udienza ed una marca da bollo da €43.
La differenza la fa la parcella dell’Avvocato, ma anche la sensazione: chiudere col passato davanti ad un Giudice o nell’Ufficio accanto a quello dove tutto era cominciato è ben diverso.
Va anche detto che nelle cause così delicate, dove “in ballo” ci sono interessi importanti, spesso suggestionati da forti e contrastanti emozioni, l’assistenza di un professionista super partes, molto spesso, può fare la differenza tra un accordo ed un buon accordo.














Latte di Mamma e …. allattare in tandem


 


Latte di Mamma e ….
Rubrica sull’allattamento materno a cura di Maria Di Maggio, mamma di due bambini, fondatrice del gruppo fb ”Noi Mamme che allattiamo anche dopo i 6 mesi” https://www.facebook.com/groups/192018677479573/







Ciao Mamme,
il mese scorso abbiamo affrontato il tema dell’allattamento in gravidanza e ci siamo salutate con la promessa di parlare di cosa avviene subito dopo la nascita del nostro nuovo bimbo: ossia l’allattamento in tandem. Scopriamo insieme che cosa questo vuol dire. Io stessa, nei miei primi mesi di allattamento, non avrei mai immaginato di allattare così a lungo e men che meno più di un figlio contemporaneamente.
La mia Giulia aveva circa sette mesi quando incominciai ad interessarmi ed informarmi in modo più approfondito sul tema dell’allattamento ed è anche il periodo in cui nacque il mio gruppo su Facebook. Fu così che un bel giorno leggendo un libro meraviglioso di Paola Negri, che consiglio a tutte “Sapore di Mamma”, mi imbattei per la prima volta in un immagine di tandem. La guardai perplessa. Non avevo mai visto una rappresentazione di tandem, né in foto e meno che mai di persona; a dir la verità la cosa mi lascio interdetta. Chiusi il libro e mi misi a pensare. Rimasi stupita al pensiero che mai mi era balenata nella mente la possibilità che, anche noi umani, potessimo allattare più di un cucciolo contemporaneamente e persino di età differenti.
Eppure avevo visto bizzeffe di gatte allattare infinite nidiate di cuccioli. Ma mai, avevo visto una Donna. Quella foto era la prima volta che mi mostrava questa scena. Immediatamente pensai che se fossi rimasta incinta in quel preciso istante e se la mia Giulia avesse continuato ad avere la stessa necessità di ciucciare che aveva in quel preciso momento, sarebbe arrivato più che naturale, anche per noi, il bisogno di soddisfare, accudire, coccolare e nutrire il Fratellino, quindi entrambi i miei figli contemporaneamente. Fatto questo ragionamento, riaprii il libro e con quello diversi altri e volli sapere di più sul tandem, mi documentai. Ancora non sapevo che la vita mi avrebbe fatto il dono di viverlo molto presto. Per chi, come me allora, è la prima volta che legge questo termine, allattare in tandem vuol dire allattare contemporaneamente due bimbi che possono essere due gemelli, due fratelli di diversa età, un figlio nostro e un figlio adottato, un figlio nostro e uno che ci viene affidato da allattare, per esempio come facevano le balie un tempo.
Il tandem ha rappresentato per me l’esperienza più significativa, intensa e totalizzante nella storia del mio allattamento e sicuramente anche della mia vita. Esserci per un figlio è bellissimo; esserci per due non può che essere meraviglioso. Se con uno ti doni molto, con due ti doni moltissimo e l’Amore che ricevi indietro dai tuoi cuccioli ad ogni loro poppata è qualcosa di indescrivibilmente unico e irripetibile. Il legame che i due fratelli intrecciano, inoltre, è veramente grande. Difficilmente si potrebbero trovare parole per descriverlo se non perdendosi negli sguardi che si scambiano mentre ciucciano, ammirando le loro manine che si intrecciano sopra i nostri seni e accarezzando le loro gambine che si aggrovigliano sul nostro ventre e si chiudono in un abbraccio a rimandare come siamo davvero un tutt’uno. Tutto questo suggellato da un filo conduttore che si chiama latte di mamma che pazientemente e amorevolmente cuce a doppio filo un legame che durerà per sempre. E’ anche vero che il tandem ha bisogno di impegno e dedizione. Non mi piace parlare di sacrificio e sinonimi, perché penso che prendersi cura dei nostri figli non lo sia affatto.
E’ ragionevole, comunque, affermare che soprattutto all’inizio il tandem è impegnativo. E’ normale che il piccolo arrivato chiederà il seno tantissimo ed è facile immaginare, come, il fratellino maggiore possa fare altrettanto per richiamare l’attenzione su di se e per far i conti con una “fisiologica gelosia”. Non dimentichiamoci mai che i nostri primogeniti sono stati figli unici fino a quel momento e che su di loro era catalizzata tutta la nostra attenzione e le nostre cure. E’ da considerarsi più che normale che anche bimbi grandicelli, riprendano a ciucciare con una certa intensità, che andrà gradualmente ritornando alla frequenza con cui si ciucciava prima dell’arrivo del fratellino. Sarà compito soprattutto dei Papà, in questo primo periodo, in cui la Mamma è molto presa dal più piccolino, a spendere molto tempo col fratellino maggiore, donandogli tutte le attenzioni necessarie per fargli sentire sempre di essere amato incondizionatamente.
Ovviamente la Mamma, oltre ad essere presente quando li allatterà in tandem, potrebbe approfittare quando il più piccolo dorme per essere presente col più grande in uno spazio solo loro che potrebbe essere allattarlo da solo senza il fratello, come era prima, o fare insieme mille altre cose per mantenere forte il legame che in questo momento di novità ha più che mai bisogno di essere preservato, per ritrovare insieme nuovi assetti ed equilibri di tutta la famiglia, come pure una propria individualità. Sicuramente per la Mamma questo periodo di continue ed incessanti richieste di entrambi i figli sarà un po’ spossante e quindi radunatevi papà, mamme, nonne, sorelle, suocere, amiche e date a queste Mamme fantastiche l’aiuto pratico che necessitano e il supporto morale indispensabile di cui hanno bisogno per fronteggiare qualche momento di sconforto che non tarderà ad arrivare. Care Mamme, pensate che state facendo un dono d’inestimabile valore a voi stesse e soprattutto, ai vostri Bimbi e vedrete che tornerà subito il sorriso e l’energia indispensabili a far andare avanti la Famiglia. Oltre a tante belle parole, vediamo se c’è qualche aneddoto che possa raccontarvi sul mio tandem, in modo da aiutarvi in maniera pratica e concreta a vivere serenamente questo momento bellissimo. Il primo consiglio che mi sento di darvi è quello di allattare il più possibile il nuovo nato in ospedale in modo da conoscervi, instaurare subito il vostro indissolubile legame e fargli fare anche il pieno di colostro di cui ha tanto bisogno. Approfittatene per coccolarvelo quanto volete, sarà il vostro tempo totalmente soli e insieme senza occhietti indiscreti che aspettano a casa gelosi gelosi. Al vostro rientro, infatti, ci sarà qualcuno ad attendervi con impazienza e che quasi sicuramente non vi darà il tempo di entrare che già vi chiederà di ciucciare. Io vi consiglio di accogliere la richiesta e di allattarlo per fargli capire che per voi niente è cambiato. Se volete, solo dopo avergli dato la giusta considerazione, potreste introdurre il fratellino magari allattandoli per la prima volta in tandem. Il messaggio che si da è qualcosa di stupendo: al grande diciamo che la Mamma ha si una novità ma che continuerà ad esserci per lui e al piccolo presentiamo un fratello maggiore che ha ancora gli stessi suoi diritti di essere accudito, allattato e amato. Secondo me è un modo dolcissimo di metabolizzare l’arrivo di “un intruso” ;) Un altro consiglio molto importante che voglio darvi, è quello di non assegnare un seno a un fratello e un seno all’altro ma di alternarli sempre, privilegiando il seno più pieno per al bebè. Ricordiamo che il nostro latte è ritornato specie specifico per garantire la sopravvivenza del più piccolo che deve trarre da esso tutto il suo sostentamento. Pertanto offriamogli sempre il seno più pieno che ha in se un latte più grasso e ricco di sostanze nutritive. Il fratellino più grande potrà ciucciare la seconda parte del latte, ossia quella più leggera e diluita poiché è facile pensare che ci sia già stato uno svezzamento e che il bimbo riceva sostentamento soprattutto dal cibo solido. Alternando e svuotando bene i seni si eviterà inoltre la mastite che potrebbe insorgere conseguentemente alla nuova montata lattea ed alla ricalibrazione del seno alla frequenza delle ciucciate. A me per esempio è successo. Credo che a un certo punto i miei seni non abbiano capito più niente e tutto questo continuo ciucciare a grande intensità ha provocato un ingorgo che poi è diventato mastite. Avevo la febbre altissima, il seno è diventato enorme e tutto rosso era bollente e molto dolente. Ho fatto impacchi caldo umidi e ho chiesto a Giulia che aveva una bella ciucciata vigorosa, di svuotarmi il seno. Lei fu molto contenta di soddisfare questa mia richiesta e io strinsi i denti e piansi dal dolore. E’ stata un’esperienza dolorosissima che vi consiglio di evitare drenando bene entrambi i seni e alle avvisaglie di un possibile ingorgo fate subito svuotare il seno facendo ciucciare magari il più grande. Per quanto riguarda le posizioni da adottare, come alternare le poppate, la durata stessa delle ciucciate e altre cose pratiche, mi sento di tranquillizzarvi. Come voi anche io mi chiedevo: e adesso come gestirò la cosa con due? Ebbene, per fortuna abbiamo due tette e già il più grosso è fatto! Per tutto il resto i nostri cuccioli hanno sempre una soluzione. Nel nostro caso specifico non ho mai dovuto affrontare nessun tipo di crisi da nessuno dei due miei figli. Tacitamente conducevano loro le danze, capendosi a suon di sguardi e magiche percezioni, in questo valzer infinito di tette al vento. L’unica regoletta che ho imposto per motivi di sicurezza è stata nella gestione delle notti. Ci siamo organizzati così: lettone con Papà, Ludovico e tetta destra, Mamma, Giulia e tetta sinistra, cuscino di bloccaggio/salvataggio e infine Otello, il nostro gatto, sulle mie gambe. Un letto un po’ affollato ma sicuramente pieno d’amore e di condivisione. Il co spleeping è stato per noi fondamentale per permetterci di dormire, o quanto meno di riposare, il più possibile senza traumatici risvegli. Quando uno dei due iniziava a mugolare, mi giravo nel rispettivo fianco e allattavo ora uno, ora l’altro. Queste belle notti in parte insonni, trascorse ad allattare e ammirarli dormire, adesso sono solo un dolce ricordo, in parte anche sbiadito. Quindi nei momenti di sclero totale, pensate sempre che non sarà così per sempre, anzi sono veramente notti contate rispetto ad un’intera vita. La cosa più bella che mi ha dato l’esperienza del tandem è stato questo senso di continuità tra essere mamma di Giulia prima e di Ludovico dopo. La storia dei nostri primi anni insieme è stata caratterizzata da ciucciate che ci hanno unito all’inverosimile. La cosa che invece più mi è dispiaciuta del tandem è che quando Giulia ha deciso di smettere di ciucciare, di riflesso ha smesso anche Ludovico. In cuor mio ho sempre saputo che lei avrebbe ciucciato più di lui ma sinceramente speravo che il mio Ludo continuasse ancora per un po’ e invece, prendendo ad esempio la sorella e imitandola ed eguagliandola in tutto, hanno praticamente lasciato il seno insieme. A dirla tutta, qualche tempo dopo Giulia è anche ritornata a ciucciare per brevi periodi ma ormai non si poteva parlare più di vero allattamento. Una volta che entrambi i bimbi si staccheranno, si troveranno, sicuramente, un miliardo di altri modi diversi per coccolarsi, questo non lo metto in dubbio, anche perché è ciò che poi abbiamo fatto  ma quel modo, quel momento tutto nostro in cui non desideravano altro che me, accoccolarsi tra le mie braccia, ciucciare il mio seno con quello sguardo perso di estasi con gli occhi che vanno indietro dal piacere mentre un rivolo di latte scende dal lato della boccuccia, quel respiro affannoso della ciucciata, quelle candide manine poggiate sul seno e infine quel profumo di bebè addosso, non credo possa esserci niente di comparabile per una madre. Nell’allattamento ho trovato il mio senso di essere mamma, col tandem l’ho moltiplicato. Se vi capiterà di viverlo o se lo state vivendo adesso, allora capirete di cosa parlo. Ve lo auguro di cuore a tutte. Ciao