Il co-sleeping per me è la storia della mia vita e della mia famiglia. 45 anni fa i miei genitori hanno iniziato a dividere il loro lettone con mia sorella, e dopo due anni arrivò mio fratello. Quindi il lettone diventò per 4... poi si trasferirono quando i miei fratelli avevano 7 e 5 anni...e loro decisero da soli di dormire nella loro cameretta. Io poi sono arrivata quando loro erano grandi (15 e 13 anni)... e tutti facevano a gara x tenermi con loro! Ho diviso il lettone con i miei fino 10 anni, più mia sorella si è sposata e io ho deciso di unire il letto a quello di mio fratello! Quando poi si è sposato lui la mia mamma è venuta dormire con me!!! Tre anni e mezzo fa....sono diventata io la mamma che divide il lettone con il mio bimbo e il mio compagno! E da un mese e mezzo siamo in 4! Mia sorella ha fatto lo stesso con i suoi figli! A chi racconto tutto questo dicono che siamo pazzi.... forse si...ma per me e per tutta la mia famiglia siamo PAZZI D'AMORE PURO! Io credo che i figli si vivano una volta sola...ma anche i figli ci vivono una volta sola. Di giorno tra lavoro e scuola non ci si vive mai abbastanza...e quindi di sera e notte chiacchere e coccole a go go!!!!😍
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😍💝💝💝
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domenica 10 aprile 2016
L’ostetrica per voi - Accogliere un bambino sul piano emozionale e fisico nei tre trimestri di gravidanza.
L’ostetrica
per voi
Accogliere
un bambino sul piano emozionale e fisico nei tre trimestri di gravidanza.
L’accoglimento: è questo l’argomento con cui desidero introdurre per la
prima volta la mia presenza tra queste righe.
Accogliere esprime un sentimento universale. Esso presuppone un
coinvolgimento della madre e del padre verso il proprio bambino, ma allo stesso
modo del bambino verso una madre e un padre; è un sentimento gentile, che poco
ha a che fare con l’unidirezionalità. Non dimentichiamo che nel momento in cui
nasce un bambino, nasce anche una madre e un padre appunto, prerogativa
indispensabile per cui l’accoglimento si manifesti in modo reciproco.
Accogliere richiede
passività, ritirarsi, fare un passo indietro creando “uno spazio vuoto dove può
entrare l’altro”. Lo fa una donna verso l’uomo nell’intimità, e viceversa; lo
fa, inevitabilmente, la donna quando accoglie la venuta al mondo del suo bambino.
Frederik Leboyer, precursore del parto dolce e ideatore del celeberrimo metodo Leboyer (che evidenzia una serie
di condizioni che permettono al neonato una nascita senza traumi inutili),
descrive in modo magistrale l’accoglimento
di un bambino, usando l’immagine di una donna che in gravidanza, da convessa (condizione
in cui il bambino è “contenuto” nel grembo della madre) diventa concava,
“svuotandosi” nell’atto di avere partorito la sua creatura, creando uno spazio
esteriore per accogliere il suo bambino.
Già nella fase in cui si
sta formando, l’embrione trova il suo terreno fertile che lo nutre, che lo
accoglie, che lo invita a mettere radici, impiantandosi e annidandosi. La madre
rappresenta la terra dalla quale può nutrirsi, crescere, unirsi e, poi,
separarsene al momento della nascita per ritrovarla nell’al di qua della vita extrauterina, attraverso il contatto diretto,
pelle a pelle con il corpo della madre.
L’accoglimento è
qualcosa che matura gradualmente, e la gravidanza rappresenta un valido momento
in cui l’animo della donna e dell’uomo si può preparare all’accoglimento. Già nella fase del pre-concepimento,
la donna deve prepararsi mentalmente, emozionalmente e fisicamente all’accoglienza
di una nuova vita, anche attraverso, per esempio, uno stile di vita sano,
preludio di un terreno fertile pronto ad abbracciare
la nuova vita. Sul piano emozionale in alcune donne il bambino esiste già come
entità, ad alcune appare in sogno mesi o anni prima di avere una gravidanza. Questa
condizione è più favorevole nelle donne, il cui senso di accudimento e di
accoglimento sono praticamente innati.
Invece, nel primo
trimestre la gravidanza, da sogno, si presenta reale con tutta la sua forza, creando
nella donna sentimenti fisiologici ambivalenti di paura ed eccitazione, caos e
calma … Nelle fasi iniziali di questo trimestre la donna, infatti, può sentirsi
“invasa” dal nuovo essere che ospita dentro di sé. A fronte di questo, il suo
corpo chiede di aprirsi gradualmente e di accogliere piano piano, imponendo dei
ritmi quotidiani più lenti e meno frenetici.
In questo trimestre l’accoglimento si verifica col radicamento del
bambino, infatti, in questa fase si forma la placenta, che come un albero
affonda le sue radici nel terreno uterino. Nel secondo trimestre la gravidanza
è ormai ben consolidata. La placenta termina di crescere e formarsi proprio in
questo trimestre, e di conseguenza la donna è inondata di ormoni benefici per
sé e il suo bambino. Le energie un po’ fiacche del primo trimestre, ritornano.
Si instaurano una certa apertura e dialogo tra madre e bimbo. La donna scopre
la sua capacità di adattamento nella relazione con il bambino. La loro
comunicazione è più diretta perché il bimbo viene percepito attraverso i suoi
movimenti, all’inizio poco chiari e via via sempre più definiti e decisi. In
questo trimestre l’accoglimento emozionale e fisico della donna è rappresentato
dall’espansione corporea (è in questo trimestre che la donna mette più peso, e
il bimbo completa la maggior parte della sua crescita) e dall’apertura
emozionale più accentuata che si “diffonde” da madre a figlio. Infine, nel
terzo trimestre quel senso di invasione percepito nel primo, si ripresenta
poiché il bambino occupa ormai tutto lo spazio a disposizione del corpo
materno. La madre desidera che il bimbo nasca, e che si verifichi finalmente
una separazione fisica tra i due. In tutto questo a facilitarne ulteriormente il
passaggio di separazione, alcuni ormoni entrano in gioco, come l’ossitocina
(l’ormone che favorisce la comparsa delle doglie) che manda periodicamente
ondate di contrazione e rilassamento (talvolta impercettibili) in cui la donna
viene spinta sempre di più verso la realtà del parto, scandendo il tempo della
nascita. Il bimbo si posiziona a testa in giù e preme in basso. I suoi movimenti
diventano più decisi e precisi, per poi diminuire con il trascorrere delle
settimane di gestazione. In questo trimestre gli incontri di accompagnamento
alla nascita sono il luogo in cui la donna può prepararsi fisicamente ed
emozionalmente all’accoglimento del bambino, conferendole più consapevolezza
nelle sue azioni e ricevere maggiore gratificazione. Il terzo trimestre
rappresenta la fase della separazione salutogenica tra madre e bimbo dopo nove
mesi di vissuto in simbiosi e unione, ma che convergerà in una profonda gratificazione
nell’incontro reale tra i due.
Per le vostre domande,
curiosità, riflessioni, o per proporre qualche argomento da trattare, mi potete
contattare sulla mail: angelica.pellicone@libero.it oppure sul mio contatto facebook: https://www.facebook.com/angelica.pellicone.5 oppure potete consultare anche il mio
sito internet: http://angelicapellicone.jimdo.com/. Sarà un piacere rispondervi!!!
Educando - “IL GIOCO EURISTICO”
Educando
Mi
chiamo Veronica, ho 29 anni e due splendidi figli di 5 e 2 anni. Ho conseguito
il diploma tecnico dei servizi socio sanitari, ed ora ho aperto la mia
struttura, realizzando così il mio desiderio più grande: stare e lavorare con i
bambini.
“IL GIOCO EURISTICO”
Dopo aver in precedenza parlato del “ Cesto
dei Tesori” dedicato ai bambini fino all'anno di età, parliamo adesso del gioco
euristico, un'attività creata per bambini di un'età compresa tra i 12 ed i
24mesi, ma possono essere coinvolti anche bambini fino ai 36mesi.
Ovviamente anche il gioco euristico consiste
nell’offrire ad un gruppo di bambini oggetti di diversa natura con i quali
possono giocare liberamente senza l’intervento dell’adulto.
Il gioco euristico è inteso come un'attività
di esplorazione che il bambino compie su materiale di tipo “non strutturato” di
materiale “ povero” ossia di oggetti comuni che non fanno parte dei giocattoli
abituali.
In alcune scuole d'infanzia, nella raccolta del materiale sono coinvolti anche le famiglie e il gioco è arricchito da numerosi oggetti di vario genere, con i quali i bambini possono compiere azioni combinate: contenitori piccoli da inserire in quelli grandi, palline da impilare, oggetti che rotolano..
Durante quest’attività l’adulto osserva: al bambino basta solo un sorriso di conferma per non abbandonare l’oggetto e continuare ad esplorarlo; si viene così a creare una comunicazione tranquillizzante e non invadente tra l’adulto ed il bambino ( proprio come nel cesto del tesoro).
Proponendo questo gioco in modo costante
sicuramente si migliorerà la concentrazione del bambino, ci sarà sempre più
coinvolgimento oculo-motorio, si svilupperanno le capacità
sensoriali-percettive (caldo-freddo), uditivo (vari rumori), la nascita dei
primi concetti logici (dentro-fuori, aperto-chiuso).
Inizialmente il bambino esprime un interesse immediato per il materiale proposto, ma è ovviamente di breve durata e ricercherà la presenza dell’adulto.
Inizialmente il bambino esprime un interesse immediato per il materiale proposto, ma è ovviamente di breve durata e ricercherà la presenza dell’adulto.
Questo comportamento è strettamente
collegato alla necessità di riacquistare fiducia in se stesso, il bambino
ritorna a giocare con il materiale proposto e, gradatamente l’interesse e la
concentrazione aumentano scoprendo l’uso e la funzione dell’oggetto in modo
creativo.
In questa fase, il gioco che i bambini
preferiscono è quello di infilare, svuotare, lanciare, battere gli oggetti tra
loro...
Solo successivamente sperimentano la
capacità di allineare, impilare, secondo schemi ripetitivi che conferiscono
loro sicurezza.
Perché il bambino possa esprimere al meglio
la sua creatività, fantasia e, soprattutto le proprie emozioni dal gioco
euristico, è consigliabile proporlo in uno spazio delimitato e libero da altri
giochi, per permettere ai bambini a cui è proposto l’attività di muoversi
liberamente in un clima di tranquillità.
Il materiale è abbondante e rinnovato
sistematicamente in modo da permettere al bambino il massimo delle
combinazioni.
Il materiale a casa può essere contenuto in
sacchetti e, una volta finita l’attività, si possono riporre, mentre a scuola
verranno disposti appesi al muro.
Ovviamente sia l’educatrice che il genitore
dovrà aver cura di sostituire il materiale deteriorato onde evitare situazioni
di pericolo per i bambini.
Per evitare che i bambini si ritrovino tutti concentrati nel medesimo spazio, l’educatrice si preoccupa di preparare precedentemente l’attività, distribuendo gli oggetti in mucchietti separati o misti, saranno poi i bambini a scegliere l’oggetto da esplorare.
Quando l’attività volge verso la
conclusione, i bambini raccoglieranno gli oggetti dietro l’incoraggiamento
dell’educatrice riponendoli nei vari sacchetti.
Anche il rimettere in ordine fa parte del
gioco ed è una delle abitudini più importanti da fare acquisire ai bambini.
Quest'attività si propone un paio di volte a
settimana per una durata limitata, poiché l’attenzione del bambino dopo circa
10 – 20 verrà meno..
Psicologia e dintorni - L'ipnosi come risorsa naturale per un travaglio più breve e meno doloroso.
Psicologia e dintorni
Sono Stefania Macchieraldo mamma di
Tommaso 15 mesi. Psicologa di professione. Dopo essere passata attraverso il
mare delle emozioni che una gravidanza e una nascita portano con sé, continuo
l'entusiasmante avventura del crescere insieme al mio piccolo. E' stato, così,
inevitabile portare anche la mia professione sul versante della passione di
essere mamma: una mamma ad alto contatto, con un po' di nozioni professionali,
molto imperfetta, allergica ai fanatismi e intollerante alle ingiustizie.
L'ipnosi come
risorsa naturale per un travaglio più breve e meno doloroso.
Sognavo un parto
naturale, nello stesso modo in cui ho orientato la mia vita ulteriormente verso
il naturale sin da quando ho iniziato a pensare di avere un figlio.
So anche quanto sia
fisiologicamente utile il dolore del parto ma so anche quanto sia rilevante la
componente psicologica del dolore e quanto la nostra mente possa contribuire a
favorire la fisiologia piuttosto che ostacolarla nel gestire il dolore rendendo
più fluido e rapido il travaglio.
Insomma, il dolore
serve ma se è troppo e se non è gestito bene rischia di essere di ostacolo.
Così, senza dubbio
nella lista delle “cose da fare” in vista del parto ho messo l'ipnosi, anzi,
più precisamente l'addestramento all'autoipnosi a sostegno del travaglio.
Essendo del settore
non avevo pregiudizi che mi frenassero ad utilizzare questo strumento (antico e
scientifico allo stesso tempo) su di me. E, le mie pazienti, per prime me, ne
confermavano l'efficacia, ma ero curiosa di fare questa esperienza sulla mia pelle
che, devo dire, è stata sorprendente.
Sicuramente molti
fattori influiscono sullo svolgimento del travaglio e ogni donna è un mondo a
sé, però, per quanto mi riguarda, è stata un'esperienza totalmente positiva che
mi ha consentito di sentirmi profondamente serena, di gestire con calma e in
piena coscienza le contrazioni al punto di provare benessere ed addormentarmi
tra una e l'altra, durante la prima fase del travaglio, senza avere l'ansia e
l'attesa per l'arrivo della contrazione successiva, arrivando, così, alla fase
espulsiva, quando, invece, è necessario essere ben vigili, in tempi più brevi e
con a disposizione maggiore energia.
E’ stato dimostrato
da autorevoli studi che il travaglio in autoipnosi dura mediamente la metà del
tempo. Questo perché, se la mamma è rilassata durante il travaglio, è in grado
di inibire la produzione di ormoni dello stress e facilitare la produzione di
ossitocina, l’ormone che stimola le contrazioni e la dilatazione; non solo: il
fatto di sentirsi autonoma nella gestione del suo dolore aiuta la donna sul
piano psicologico a sentirsi più forte e fiduciosa nelle proprie capacità,
risorsa fondamentale anche dopo.
L’autoipnosi,
inoltre, fa bene anche al bambino. Lo stato di rilassamento della mamma induce
una vasodilatazione che fa aumentare l’afflusso di sangue dalla placenta e
quindi l’ossigenazione ed il nutrimento al piccolo.
Anche
successivamente, durante i primi mesi, l'ipnosi mi è stata di grande aiuto per
prendere sonno facilmente tra una poppata notturna e l'altra.
E... non nego che
ancora oggi quando abbiamo certe notti agitate e sonni continuamente interrotti
mi è di grande aiuto per riuscire a riaddormentarmi rapidamente tra un
risveglio e l'altro senza innervosirmi.
Chiunque, in poche
sedute, può diventare in grado di entrare ed uscire vantaggiosamente da uno
stato di trance ipnotica, è sufficiente un buon addestramento con un ipnologo e
un po' di allenamento quotidiano per contro proprio.
Per domande e
approfondimenti contattatemi senza esitare!
340.74.60.184
www.kimila.it
L'avvocato in ascolto - il divorzio breve
L’avvocato in ascolto
Mi chiamo Roberta Plemone, ho 29 anni e sono
Avvocato.
Mi occupo di diritto civile,
con particolare attenzione per il diritto delle persone, della famiglia e dei
minori. Grazie al supporto dei miei Colleghi di studio, spazio in tutti gli
ambiti del diritto, per fornire un’assistenza completa.
Per le vostre domande, le
vostre curiosità, o per proporre qualche argomento da trattare, mi potete
contattare su facebook https://www.facebook.com/roberta.plemone
Sarò felice di ascoltarvi!
Dirsi
addio è più semplice.
A
quasi un anno di distanza dall’approvazione della Legge 55/2015, divorziare non
è più così difficile.
In
questo articolo cercherò di fornirvi una guida, tanto pratica quanto utile e,
spero, semplice.
TEMPI
PER IL DIVORZIO.
Innanzitutto,
è bene sottolineare che è sempre necessaria la preventiva pronuncia circa la
separazione dei coniugi.
Per
poter avviare la procedura di divorzio devono decorrere:
-
12 mesi
dalla sentenza di separazione, se le parti si sono separate giudizialmente,
ossia a seguito di una normale causa in Tribunale;
-
6 mesi
se le parti si sono separate in modo consensuale.
PRESENTAZIONE
DELLA DOMANDA DI DIVORZIO.
Le
strade percorribili sono tre.
1.
Negoziazione assistita: è una procedura nuova, extra giudiziale, per cui è
necessaria l’assistenza di due Avvocati, uno per parte.
Compito
dei legali è redigere un accordo, tutelante per entrambi gli Assistiti e per la
prole.
La
procedura è esperibile sia in assenza che in presenza di figli minori, di figli
maggiorenni portatori di handicap grave e di figli maggiorenni non
autosufficienti:
nel primo caso l’accordo concluso sarà valutato esclusivamente dal Procuratore
delle Repubblica, che, in assenza di impedimenti, esprimerà il nullaosta. Nel
caso di figli minori o non autosufficienti, al vaglio del PM si potrà
aggiungere un ulteriore passaggio dinanzi al Presidente del Tribunale, per
valutare la rispondenza dell’accordo agli interessi della prole.
L’accordo
così omologato sarà trasmesso, a cura dei legali, entro dieci giorni,
all’Ufficio di Stato Civile.
2.
Procedura davanti al Comune: i coniugi si presentano personalmente
davanti all’Ufficiale dello Stato Civile, senza l’assistenza dell’Avvocato.
Tale
modalità semplificata è a disposizione dei coniugi solo quando non vi siano
figli minori o portatori di handicap grave o economicamente non
autosufficienti, e a condizione che l’accordo non contenga patti di
trasferimento patrimoniale.
Al
fine di promuovere una maggiore riflessione sulle decisioni in questione, è
stato previsto un doppio passaggio dinanzi all’Ufficiale di Stato Civile, a
distanza di non meno di 30 giorni.
3.
Ricorso in Tribunale: è il procedimento tradizionale, in cui i coniugi sono
assistiti da un Avvocato per parte, oppure scelto in comune tra loro.
Può
assumere due forme: giudiziale o consensuale.
Nel
primo caso, l’iter sarà quello di una vera e propria causa, secondo le
regole del diritto di famiglia.
Nel
secondo caso, invece, l’accordo raggiunto dai coniugi in forma consensuale,
verrà depositato dall’Avvocato presso il Tribunale competente, che fisserà
un’udienza per la comparizione dei coniugi.
Il Giudice, sentite le parti e
verificati i presupposti di legge, emetterà la sentenza di divorzio, che sarà
annotata nei Registri dello Stato Civile.
Oggi,
29 marzo 2016, il quotidiano La Repubblica ha fatto un’interessante
comparazione tra la procedura “fai da te” davanti al Comune di Torino e la
procedura giudiziaria, davanti al Tribunale sabaudo.
Per
il divorzio davanti agli Uffici Comunali basta una marca da bollo da 16€ ed un
bel po’ di pazienza, circa sette mesi per la fissazione del primo incontro.
In
Tribunale, invece, i tempi si accorciano: quattro mesi al massimo per la
fissazione dell’udienza ed una marca da bollo da €43.
La
differenza la fa la parcella dell’Avvocato, ma anche la sensazione: chiudere
col passato davanti ad un Giudice o nell’Ufficio accanto a quello dove tutto
era cominciato è ben diverso.
Va
anche detto che nelle cause così delicate, dove “in ballo” ci sono interessi
importanti, spesso suggestionati da forti e contrastanti emozioni, l’assistenza
di un professionista super partes, molto spesso, può fare la differenza
tra un accordo ed un buon accordo.
Latte di Mamma e …. allattare in tandem
Latte di Mamma e ….
Rubrica sull’allattamento materno a cura di Maria Di Maggio, mamma di
due bambini, fondatrice del gruppo fb ”Noi Mamme che allattiamo anche dopo i 6
mesi” https://www.facebook.com/groups/192018677479573/
Ciao
Mamme,
il
mese scorso abbiamo affrontato il tema dell’allattamento in gravidanza e ci
siamo salutate con la promessa di parlare di cosa avviene subito dopo la
nascita del nostro nuovo bimbo: ossia l’allattamento in tandem. Scopriamo
insieme che cosa questo vuol dire. Io stessa, nei miei primi mesi di
allattamento, non avrei mai immaginato di allattare così a lungo e men che meno
più di un figlio contemporaneamente.
La mia Giulia aveva circa sette mesi
quando incominciai ad interessarmi ed informarmi in modo più approfondito sul
tema dell’allattamento ed è anche il periodo in cui nacque il mio gruppo su
Facebook. Fu così che un bel giorno leggendo un libro meraviglioso di Paola
Negri, che consiglio a tutte “Sapore di Mamma”, mi imbattei per la prima volta
in un immagine di tandem. La guardai perplessa. Non avevo mai visto una rappresentazione
di tandem, né in foto e meno che mai di persona; a dir la verità la cosa mi
lascio interdetta. Chiusi il libro e mi misi a pensare. Rimasi stupita al
pensiero che mai mi era balenata nella mente la possibilità che, anche noi
umani, potessimo allattare più di un cucciolo contemporaneamente e persino di
età differenti.
Eppure avevo visto bizzeffe di gatte allattare infinite nidiate
di cuccioli. Ma mai, avevo visto una Donna. Quella foto era la prima volta che
mi mostrava questa scena. Immediatamente pensai che se fossi rimasta incinta in
quel preciso istante e se la mia Giulia avesse continuato ad avere la stessa
necessità di ciucciare che aveva in quel preciso momento, sarebbe arrivato più
che naturale, anche per noi, il bisogno di soddisfare, accudire, coccolare e
nutrire il Fratellino, quindi entrambi i miei figli contemporaneamente. Fatto
questo ragionamento, riaprii il libro e con quello diversi altri e volli sapere
di più sul tandem, mi documentai. Ancora non sapevo che la vita mi avrebbe
fatto il dono di viverlo molto presto. Per chi, come me allora, è la prima
volta che legge questo termine, allattare in tandem vuol dire allattare
contemporaneamente due bimbi che possono essere due gemelli, due fratelli di
diversa età, un figlio nostro e un figlio adottato, un figlio nostro e uno che
ci viene affidato da allattare, per esempio come facevano le balie un tempo.
Il
tandem ha rappresentato per me l’esperienza più significativa, intensa e
totalizzante nella storia del mio allattamento e sicuramente anche della mia
vita. Esserci per un figlio è bellissimo; esserci per due non può che essere
meraviglioso. Se con uno ti doni molto, con due ti doni moltissimo e l’Amore
che ricevi indietro dai tuoi cuccioli ad ogni loro poppata è qualcosa di
indescrivibilmente unico e irripetibile. Il legame che i due fratelli
intrecciano, inoltre, è veramente grande. Difficilmente si potrebbero trovare
parole per descriverlo se non perdendosi negli sguardi che si scambiano mentre
ciucciano, ammirando le loro manine che si intrecciano sopra i nostri seni e
accarezzando le loro gambine che si aggrovigliano sul nostro ventre e si
chiudono in un abbraccio a rimandare come siamo davvero un tutt’uno. Tutto
questo suggellato da un filo conduttore che si chiama latte di mamma che
pazientemente e amorevolmente cuce a doppio filo un legame che durerà per
sempre. E’ anche vero che il tandem ha bisogno di impegno e dedizione. Non mi
piace parlare di sacrificio e sinonimi, perché penso che prendersi cura dei
nostri figli non lo sia affatto.
E’ ragionevole, comunque, affermare che
soprattutto all’inizio il tandem è impegnativo. E’ normale che il piccolo
arrivato chiederà il seno tantissimo ed è facile immaginare, come, il fratellino
maggiore possa fare altrettanto per richiamare l’attenzione su di se e per far
i conti con una “fisiologica gelosia”. Non dimentichiamoci mai che i nostri
primogeniti sono stati figli unici fino a quel momento e che su di loro era
catalizzata tutta la nostra attenzione e le nostre cure. E’ da considerarsi più
che normale che anche bimbi grandicelli, riprendano a ciucciare con una certa
intensità, che andrà gradualmente ritornando alla frequenza con cui si
ciucciava prima dell’arrivo del fratellino. Sarà compito soprattutto dei Papà,
in questo primo periodo, in cui
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