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domenica 31 gennaio 2016

Le mamme ci scrivono... la storia di mamma Giulia

La storia di mamma Giulia
Fin da ragazzina ho sempre cercato di essere una persona autonoma, perché credevo e lo credo tutt’ora che l’indipendenza, in particolare per una donna, sia una cosa preziosa. Durante gli anni delle superiori nei week and facevo la cameriera e la baby sitter. Nel poco tempo libero che avevo uscivo con i miei amici di sempre e tra questi amici c’era “lui”, credo che me ne innamorai subito, era bello, si, ma la cosa che mi colpì era la facilità con cui mi faceva ridere e poi mi faceva sentire così leggera, spensierata! A 19 anni mi iscrissi alla facoltà di Biologia… un sogno che si avverava, dato che io avevo una formazione umanistica e per poter accedere dovevo superare un test d’ingresso! E invece eccomi a seguire le lezioni, per me non è stato semplice, dovevo partire da zero in tutte le materie,in più lavoricchiando non era facile. I primi esami andarono male, ma non mi arresi, decisi che quel percorso dovevo portarlo a termine. Con il mio fidanzato andava tutto alla grande, forse troppo per la nostra giovane età, non volevo arrivare a 40 anni e pentirmi di non essermi divertita abbastanza da ragazza (frase che purtroppo si sente spesso) e ritrovarmi insoddisfatta, così decido di chiudere questo capitolo della mia vita con la consapevolezza che avrei perso una persona speciale, ma dovevo farlo, per me, per conoscermi a fondo, per non rimpiangere niente e poi ero convinta che se fosse stato veramente lui l’uomo della mia vita in qualche modo ci saremmo riavvicinati nel “momento giusto”… L’università avanzava a rilento, tra mille difficoltà che non mi permettevano di concentrarmi serenamente, passarono 2 lunghi anni dove la sua assenza si faceva sentire sempre di più. Il giorno del mio 24° compleanno le mie amiche decisero di portarmi in un locale in un paesino a poca distanza da dove vivo, mi sentivo che quella sera lo avrei rivisto e così è stato, a metà serata mi sentii toccare la spalla, mi girai e lo vedo li, che mi sorrideva e mi chiese: “come stai?”, avrei voluto abbracciarlo e stringerlo forte, forte, ma sapevo che ci sarebbe stato tempo e modo, perché non lo avrei più lasciato andare, parlammo tutta la sera e da lì non ci siamo più separati, credo che noi siamo legati dal filo rosso del destino, quel filo che lega le anime gemelle e che, anche volendo, non si può spezzare, per noi è stato così. Dopo un mese siamo andati a convivere e l’università come per magia ha iniziato a diventare più leggera, gli esami più facili. Nel 2013 trovo lavoro come assistente alla poltrona e finalmente avrei potuto coronare il mio sogno di sempre, diventare mamma, ci sono persone che nascono per diventare dottori, io sono nata per essere madre. Ed ecco il test positivo, arrivato al primo mese di tentativi, il nostro cuore ci stava aspettando, non ci potevo credere, e ancora adesso ripensandoci mi commuovo riprovando quei sentimenti. La parte più difficile era dirlo al mio titolare, ma presi tutto il coraggio che avevo e a gennaio 2014 glielo dissi, non la prese per niente bene, mi disse: “ma avevamo detto che per almeno 5 anni non dovevano esserci gravidanze”ma non mi importava. I primi mesi sono stati difficili sia per l’ambiente lavorativo sia perche avevo contrazioni continue così il ginecologo decise che era il caso che stessi a riposo, ne approfittai per dare tutti gli esami che potevo all’università. Arrivata al parto mi mancavano 4 esami più lo stage e la tesi! Ma ce la dovevo fare, non più per me, ma per il mio cuore, per cercare di dargli una vita il più possibile agiata e cercare un lavoro che mi permettesse di stargli accanto il più possibile, volevo essere una madre presente! Il 23 agosto 2014 nacque Edoardo, il bimbo più bello del mondo agli occhi della sua mamma, il parto per me è stata un’esperienza magica, un rituale di nuova nascita, non ero più la persona di prima, ma ero LA MAMMA DI EDOARDO! Che esperienza fantastica! Entusiasta della mia nuova vita mi impegnai con l’allattamento, che per me non è stato per niente semplice, anzi, solo grazie alla mia determinazione riuscii a passare da 6 poppate di latte artificiale a latte materno! Ho faticato? Si, moltissimo, ma vedere il mio bimbo nutrito da me ripagava tutto! Seguivo le lezioni all’uni per 4 ore al giorno e nella pausa correvo in bagno a tirarmi il latte cosi da poterglielo dare una volta tornata a casa. Il mio Compagno mi è sempre stato accanto come nessuno avrebbe potuto fare, sono una mamma ad alto contatto e Edoardo è un bimbo sereno e sempre sorridente. Ho perso il lavoro perche secondo il mio ex-titolare le mamme non possono lavorare, ma va bene cosi anche perche il 10/12/2014 mi sono laureata e adesso sono iscritta alla specialistica! Donne noi siamo forti, siamo in grado di fare ciò che gli esseri umani non si possono immaginare! FORZA!



Pensieri di mamma... sull'amore






Pensieri di mamma

Riflessioni e considerazioni di una mamma inaspettata.





SULL’AMORE

Vi rendo partecipi di una riflessione fatta poco prima delle feste invernali.
In quei quindici minuti che mi avvicinano al posto di lavoro, mi sono chiesta: che difetti ha mio figlio Zeno? Nessuno, è lui. Ogni cosa che fa gli appartiene. Anche l’essere così gli appartiene, con quelli che vengono chiamati pregi e difetti. Ma mentre ci pensavo ho proprio scartato l’idea che Zeno abbia difetti: è il carattere, mi ripetevo.
Dopo di che ho riso: è proprio vero che nei nostri figli mettiamo un’infinita spolverata di amore che non ti fa desiderare che siano diversi da come sono. Del resto sarebbe una sfida vera trovare una mamma disposta a cambiare suo figlio con un altro.
E se sono capace di provare questo per mio figlio perché non posso tentare di amare allo stesso modo le altre persone e di vederle in quanto tali anziché individuarne e indicarne pregi e difetti?
In fondo, sappiamo tutte, che le persone non cambiano e non si possono cambiare, ma tendiamo effettivamente a etichettarle troppo  nel bene e nel male creandoci una realtà distorta basata sul nostro sentire quando invece basterebbe accettare che le persone sono così ed esistono così come appaiono ai nostri occhi e ai nostri sentimenti e in quanto tali vanno accettate nella loro interezza.
Un po’ come quando ci sposiamo, è ovvio che al momento delle firme ci sono tutte le mille intenzioni più buone del mondo di vivere insieme finchè morte non ci separi e quante volte ciò non accade perchè uno dei due ha cercato di volere che l’altro cambiasse? Perché non vedere i difetti delle nostre metà come qualcosa di caratteriale e non necessariamente un difetto? Potremmo vivere le litigate o le sue dimenticanze in modo diverso?
In questa mia riflessione non vi sto parlando dell’amore cieco, quello che si butta nel fuoco senza accorgersene o che accetta di tutto perché remissivo, vi ho parlato dell’accettazione della persona in quanto tale.
Siamo ancora in una società che diffida dall’accogliere in sé persone che sono in qualche modo diverse dalla media o con caratteristiche evidentemente etichettabili, tende a sminuirne le capacità – perché se sei diverso da me necessariamente sei “peggiore” di me in molte cose – e a tenerle lontane.
L’amore che sento di aver approfondito molto con la nascita di Zeno, invece, è un sentimento che ti riempie, che ti fa accettare l’altro, che ti fa desiderare il suo benessere, che non ti fa temere il confronto e che forse dovremmo avere nei confronti di ogni essere vivente per poter vivere più sereni su questa Terra.

L’amore di mamma. Questo immenso infinito amore che abbiamo in noi è qualcosa che è andato inevitabilmente nascondendosi in questa società che ha relegato la maternità a qualcosa del tipo prendi-cambia-mangia-spedisciall’asilo e dove per cercare un contatto con i nostri figli siamo ancora qua a discutere e giustificare elementi naturali della maternità come l’allattamento.
L’amore di mamma è una fonte immensa di energia, amore e cambiamento: non sprechiamola, non facciamocela scappare questa opportunità di conoscerlo, alimentarlo e diffonderlo.

Educando... L'ANSIA DA SEPARAZIONE

Educando
Mi chiamo Veronica, ho 29 anni e due splendidi figli di 5 e 2 anni. Ho conseguito il diploma tecnico dei servizi socio sanitari, ed ora ho aperto la mia struttura, realizzando così il mio desiderio più grande: stare e lavorare con i bambini.


...L'ANSIA DA SEPARAZIONE...


Voglio parlare di un argomento molto delicato che purtroppo quasi tutti i genitori ed i propri cuccioli vivono nel momento dell'inserimento al nido o alla scuola materna.
Sforando un po' dal mio campo, mi ispiro ad un grande studioso e psicologo della metà del '900 in merito ad attaccamento ed ansia da separazione, J.Bowlby. Per le sue idee “rivoluzionarie” rispetto ai grandi teorici
del passato venne spesso criticato ma le sue teorie vengono studiate ed applicate ancora oggi dagli psicologi infantili di tutto il mondo.
Separazione vuol dire anche perdita del contatto con l’ambiente abituale e abbandono di un certo stile di comportamento, la crescita è sempre scandita dalla separazione: si abbandonano le sicurezze raggiunte nella fase precedente per poi potersi arricchire di qualcosa di nuovo.
La paura della separazione si manifesta dal decimo mese e fino al terzo anno, collegata alla paura degli estranei e di perdere la mamma o chi si occupa di loro.
Entrare nella scuola dell’infanzia o al nido non significa solo allontanarsi dai genitori (esperienza sicuramente già vissuta quando viene lasciato ai nonni o a baby sitter), ma soprattutto vuol dire separarsi da ciò che è familiare e abituale, per conoscere qualcosa di nuovo e sconosciuto con bambini simili e diversi da lui, con nuovi adulti di riferimento: le educatrici.
Considerando che nello sviluppo ciò che è “familiare” è “protettivo” mentre ciò che è “estraneo” equivale a qualcosa di “nemico”, si può comprendere così l’angoscia provata da molti bambini,
Il bambino, forse per la prima volta, non ha l’adulto tutto per sé e deve imparare a dividere le attenzioni della maestra con gli altri, a seguire nuove regole, a stare nel gruppo, ad aspettare il suo turno.....
Rappresenta un grande cambiamento nella sua vita caratterizzato dall’esperienza della condivisione e per i bambini abituati a stare a casa con poche occasioni di socializzare potrebbe essere più faticoso.
Inoltre ricordiamo che l’esperienza della separazione non riguardano solo i bambini, ma anche i genitori che possono vivere l’esperienza con un po’ di disagio, preoccupazione, a volte senso di colpa, o anche solo il desiderio di vederlo sempre con loro.........
In base all’età, al carattere del bambino e alla qualità delle sue relazioni con i genitori ci saranno diverse reazioni alla separazione e tempi differenti per un sereno inserimento.
Nel periodo di inserimento è quasi inevitabile che il bambino pianga al momento del distacco, è liberatorio e non deve preoccupare, perché nella maggior parte dei casi finisce in fretta mentre alcuni bambini possono sentire il “magone” durante la mattinata, perché gli mancano la mamma e papà, altri bambini invece rifiutano il contatto con gli insegnanti e i compagni o si chiudono ad ogni proposta di attività possono quindi aver bisogno di un po’ di tempo in più per ambientarsi e di conseguenza l’inserimento può richiedere una durata superiore.
Possono emergere comportamenti regressivi: alcuni bambini possono improvvisamente ricominciare a bagnarsi, vogliono usare di nuovo il ciuccio o il biberon, oppure la notte non riescono a dormire tranquilli, o ancora fanno i capricci perché non vogliono mangiare.
Se tutti questi comportamenti si presentano in forma transitoria e lieve, non dobbiamo preoccuparci, ma possiamo attribuirli a una momentanea difficoltà di adattamento a una situazione nuova.
Il piccolo può essere entusiasta di avere tanti nuovi amici con cui giocare e divertirsi, ma allo stesso tempo può avere paura che qualcuno gli faccia male o lo rifiuti.
Così cerca di auto convincersi che riuscirà ad affrontare questa situazione, anche se poi la paura riemerge, magari proprio nel momento dell’ingresso a scuola e fa sì che il bambino pianga o dica di voler tornare a casa.
A volte non sono tanto le persone, quanto gli oggetti nuovi a fare paura, la voglia di conoscere e di esplorare cose e luoghi nuovi è uguale alla paura che possono trasmettere.
Così ci si può trovare di fronte a bambini che sembrano agitati, lanciano giocattoli, corrono disordinatamente urtando compagni e oggetti.

Ad un primo sguardo, il loro atteggiamento potrebbe sembrare “aggressivo”, invece è l’espressione di una paura che si sta manifestando.
Un altro importante timore che emerge nell’ambito familiare e scolastico è quello di “essere messo da parte” dai genitori e insegnanti che potrebbero infatti privilegiare altri bambini (Ad es. il bambino può fare i dispetti e/o picchiare il suo compagno, oppure appena lo vede impegnato in un gioco, inizia a manifestare desideri nei confronti di quell’oggetto che fino a poco prima non aveva esercitato su di lui alcun interesse.)
Anche in questo caso, ogni bambino ha i propri tempi, il proprio carattere, e quindi dev'essere seguito individualmente.
Il modo migliore perché il bambino si inserisca bene è prima di tutto quello di mostrarsi contenti e trasmettergli il proprio entusiasmo.
I bambini sono molto attenti e sensibili alle emozioni e alle preoccupazioni dei loro genitori, se la mamma al momento del distacco è preoccupata, ansiosa o si sente in colpa, il bambino può fare più fatica ad accettare la separazione e può manifestare reazioni di paura e rabbia.
La mamma può aiutare il bambino affrontando lei stessa il momento del distacco con serenità e sicurezza per permettere al bambino di imparare a fare la stessa cosa.
Dare fiducia al bambino significa essere certi che è in grado di superare un momento difficile. Pur sapendo che sta soffrendo è bene offrirgli tutto il sostegno necessario senza però cedere; il bambino, infatti, non deve sentirsi allontanato dai genitori e tanto meno abbandonato!!!
Questo distacco permetterà al piccolo di diventare autonomo, di sviluppare la sua individualità e autostima, e di cominciare a conoscere il mondo esterno!

Il legame genitore-figlio è così forte che un breve periodo di lontananza non può né cancellare né scalfire; è quindi necessario concentrarsi sui momenti che si trascorrono insieme e curare il rapporto.
Ci sono atteggiamenti che aiutano il bambino a superare questo distacco e altri che portano solo insicurezza.
Bisogna:
Portarlo a scuola e fermarsi a giocare con lui, esplorando gli spazi usati con gli altri bambini; Comprenderlo quando piange e trasmettergli sicurezza; Salutarlo e con decisione andare via (magari se rimane in voi qualche ansia potete telefonare all’insegnante per sentire come va); Mantenere gli impegni: “vengo a prenderti dopo mangiato” lo si deve fare altrimenti il bambino si sente tradito; Preparare insieme ciò che serve per la scuola; Evitate di tenere a casa il bambino senza motivo è importantissimo essere costanti!!
Da Evitare:
Riportarlo a casa se piange; Continuare a salutarlo e non decidersi ad andare via; Nascondersi per vedere quello che fa (se ci vede è un guaio); Lasciarsi prendere dall’ansia se ha delle regressioni o comportamenti strani; Andarsene di nascosto senza salutarlo e senza ricordargli che lo si tornerà a prendere; Obbligarlo ad andare a scuola se sta poco bene o non ha dormito durante la notte
Ricordiamoci anche che tutte queste azioni devono essere legate alla fiducia nei confronti del proprio bambino e nei confronti dell'insegnante!!

Queste situazioni descritte sono ovviamente quelle normali che si verificano durante l'inserimento, ma in caso di anomalie fidatevi del vostro bambino e dialogate tranquillamente con l'educatrice dei problemi che riscontrate lei vi saprà consigliare!!!

Mamma tienimi con te... MA…ALLATTI ANCORA???



Mamma tienimi con te!
Ciao mi chiamo Valentina ho trentadue anni, una bimba di quindici mesi.
 Apro questa rubrica dove di volta in volta discuteremo dei benefici che l 'alto contatto apporta ai nostri bimbi






MA…ALLATTI ANCORA???

Care mamme lettrici, innanzitutto vi faccio i miei migliori auguri per un buon anno nuovo.
Oggi voglio soffermarmi su una tematica che spesso è fonte di discordia: l’allattamento al seno oltre l’anno d’età.
Come sempre ci sono pareri discordanti tra parenti, medici, psicologi, educatrici ecc.
Io sono solo una mamma che vuole raccontarvi la sua esperienza.
Ho iniziato l’avventura dell’allattamento senza sapere granchè al riguardo e i primi due mesi ho fatto allattamento misto; poi, complici alcune letture e un po più di fiducia in me stessa, sono passata ad un allattamento esclusivo.
I mesi sono volati e in me si è fatta strada la certezza di continuare ad allattare, poco alla volta mi sono scontrata con le prime timide domande di parenti e amici…Ma allatti ancora?Ma il tuo latte è ancora nutriente?Ma non sarebbe meglio il latte artificiale?
Oggi, a 17 mesi, le frasi ricorrenti sono: Ma ormai è solo un vizio!!Ma sei sicura di avere ancora latte? Attenzione perché gli creerai danni psicologici!! Non si inserirà all’asilo!! Ecc. ecc.
Analizziamo un po’ la questione.
A fini scientifici, il latte materno è quanto di piu completo possa esistere a livello nutritivo per i cuccioli di uomo, contiene tutte le sostanze necessarie alla crescita, cambia la sua composizione con la crescita del bimbo, insomma è perfetto!!
Nei paesi poveri dove l’allattamento è cosa normale oltre l’anno d’età è cosa certa che i bambini fintanto che vengono allattati non soffrono di denutrizione.
E vi sono una miriade di studi al riguardo.
L’ OMS raccomanda l’allattamento fino ai due anni di età e comunque finchè mamma e bimbo lo desiderano.
Ovviamente ogni mamma sceglie la strada che reputa migliore per il suo bambino non esistono assolutamente mamme migliori o peggiori!!
Io ho scelto di continuare ad allattare senza prefissarmi una data di “termine”.
Per il semplice fatto che vedo mia figlia FELICE. Tutto qua.
Quando torno da lavoro se è nervosa o stressata come prima cosa cerca la tetta, in cinque minuti si rilassa e ritorna sorridente.
Quando il mal di pancia o i dentini la infastidiscono la tetta è la medicina miglioreJ
Per la nanna è meglio di un sonnifero, una bella poppata e crolla serena tra le braccia di MorfeoJ
Se non ci sono io si addormenta in altri modi, a  discapito di chi sostiene il contrario.
La sera si siede in braccio a me, sorride, mi dice “teta”, appoggia il viso e fa le carezze, poi se ha voglia ciuccia. Oppure prende i suoi peluches e me li mette vicino alla tetta per giocare ad allattarliJ
Non credo che da tutto questo possano derivare danni psicologici, anzi, personalmente sono cresciuta a biberon tra vari problemi e ho dovuto fare una lunga analisi su me stessa per liberarmi da catene mentali e insicurezze derivanti dal passato.
Adesso vedo mia figlia diventare giorno per giorno più sicura di se, alle volte ciuccia poco, altre ne ha più bisogno e io sono sempre li.

E poco importa se sto cucinando, lavando o che altro, la tetta a casa mia ha sempre la precedenza!!

L'avvocato in ascolto.... bis-papà. Un genitore in più.


L’avvocato in ascolto
Mi chiamo Roberta Plemone, ho 29 anni e sono Avvocato.
Mi occupo di diritto civile, con particolare attenzione per il diritto delle persone, della famiglia e dei minori. Grazie al supporto dei miei Colleghi di studio, spazio in tutti gli ambiti del diritto, per fornire un’assistenza completa.
Per le vostre domande, le vostre curiosità, o per proporre qualche argomento da trattare, mi potete contattare su facebook https://www.facebook.com/roberta.plemone
oppure sulla mia mail roberta.plemone@libero.it
Sarò felice di ascoltarvi!


Un genitore in più.

Cenerentola ci aveva visto lungo o, quantomeno, si era posta il problema…della scarpetta? No, della “matrigna”.
E così, come in Cenerentola, anche in Italia sono sempre di più le famiglie ricomposte, in cui i nuovi partner affiancano i genitori “naturali” nella gestione dei figli…con esiti sicuramente più felici che nella favola.
Genitore non è chi genera, ma chi cresce”.
Per quanto forte e discutibile possa essere tale affermazione, è innegabile che i nuovi compagni dei genitori, molto spesso, assumono una posizione importante nei confronti dei figli del partner, sia sul piano educativo che relazionale.
Si inizia, quindi, a parlare, sottovoce, di quella figura, non facile da impersonare ed inquadrare, del “genitore sociale”.
Trovare un ruolo, un’identità giuridica al terzo genitore, senza  sconfinare nello spazio dei genitori biologici, non è cosa semplice.
Ad oggi, l’unica tutela è quella prevista dall’art. 44 della Legge 184/83, secondo cui è possibile l’adozione del figlio del coniuge.
In base a questa disposizione, il terzo genitore può, a certe tassative condizioni[1], adottare il figlio del coniuge. E’ evidente che, non versando il minore in stato di abbandono, scopo del legislatore è dare riconoscimento ad un rapporto volto a garantire al minore una vita di tipo familiare. 
Tutte le volte in cui l’adozione non può essere praticata, non vi sono altre forme di disciplina giuridica dei rapporti.
Si ricorre, così, al metodo pattizio, ovverosia all’accordo.
E’ da escludersi la possibilità di una delega integrale delle funzioni genitoriali, ma deve ritenersi ammissibile una delega parziale di funzioni, sempre revocabile e con rilevanza meramente interna tra genitori.
In tal modo, i coniugi o i conviventi potranno concordare che il genitore sociale collabori nelle cure e nell’educazione del minore. Lo stesso potrà anche provvedere al sostentamento della prole del proprio partner, configurandosi come un’obbligazione naturale, in quanto tale irripetibile ed incoercibile.
Recentemente, è in stallo al Senato un disegno di Legge, presentato dal Senatore MANCONI lo scorso 19.02.2014, circa la possibilità di delegare al genitore sociale l’esercizio della responsabilità genitoriale.
Attraverso tale istituto, il DDL vorrebbe consentire al nuovo partner del genitore biologico di assumere, rispetto al bambino, alcuni diritti e doveri propri della responsabilità genitoriale, a fronte di delega espressa dei genitori naturali, previa autorizzazione del Tribunale.
Il legame in tal modo creato non è destinato ad interrompersi alla rottura del rapporto tra genitore delegante e delegato, ma solo per revoca della delega stessa, che potrà essere disposta dal Tribunale, a fronte di condotte negative per il bambino.
Va segnalata, infine, la tendenza della giurisprudenza[2] a salvaguardare il rapporto instauratosi tra il minore ed il genitore sociale, quando lo stesso sia essenziale all’identità personale e familiare del bambino. Nel supremo interesse del minore, al fine di non privarlo dei suoi punti cardinali, le figure affettive non andranno allontanate, ma potranno e dovranno integrare il suo nucleo originario di affetti.
Per eccesso di tutela, non ci stiamo spingendo un po’ troppo in là?


























[1] Si richiede sia trascorso un certo tempo dal matrimonio e che il rapporto con il minore sia consolidato. Non è richiesta la sussistenza dello stato di abbandono ma è necessario l’assenso dell’altro genitore.
In questo caso, i diritti delle coppie omosessuali sono totalmente esclusi, essendo loro preclusa la possibilità di sposarsi.
[2] Si veda Tribunale di Palermo, decreto del 6.04.2015.

Psicologia e dintorni... MANCATO SOSTEGNO ALL'ALLATTAMENTO E DEPRESSIONE POST PARTUM

Psicologia e dintorni
Sono Stefania Macchieraldo mamma di Tommaso 15 mesi. Psicologa di professione. Dopo essere passata attraverso il mare delle emozioni che una gravidanza e una nascita portano con sé, continuo l'entusiasmante avventura del crescere insieme al mio piccolo. E' stato, così, inevitabile portare anche la mia professione sul versante della passione di essere mamma: una mamma ad alto contatto, con un po' di nozioni professionali, molto imperfetta, allergica ai fanatismi e intollerante alle ingiustizie.


MANCATO SOSTEGNO ALL'ALLATTAMENTO E DEPRESSIONE POST PARTUM

Ci sono incontri che fanno scattare qualcosa e che per questo ci fanno decidere che sì, quella cosa lì ci piace.
Per me è stato così quando ho incontrato per la prima volta, per una consulenza relativa al portare in fascia, una “Mom's”.
In un mondo, quello della maternità, che, mi aveva sorpreso pieno di schieramenti, a volte anche piuttosto giudicanti, ho trovato, unite a quelle che potevano essere le sue idee di accudimento materno, in questa splendida mamma, tanto equilibrio e buon senso. E' stato così naturale raccontarle ma mia personale esperienza e, quasi contemporaneamente, decidere che sarebbe stato bello collaborare insieme per il benessere delle mamme e, ovviamente, dei loro bimbi.
Perché da non dimenticare mai è il fatto che un bimbo è sereno, se la sua mamma è serena.

Purtroppo ciò non è drammaticamente possibile in quei casi in cui si aggira lo spettro della depressione post partum.
Non ho intenzione qui di trattare in modo esauriente ed approfondito il tema complesso della depressione puerperale, ma ci tengo a riportare alcuni dati relativamente alla sua correlazione con il mancato sostegno all'allattamento, in donne che desiderano allattare al seno.
Uno studio della d.ssa Maria Iacovou, dell’Università di Cambridge, riportato su The Telegraph, testimonia che le donne che hanno provato ad allattare al seno, e non si sono riuscite, sono due volte più inclini a cadere nella depressione post partum.
La ricerca, una delle più vaste sull’argomento, è stata condotta su 10 mila donne britanniche e ha sottolineato, una volta di più, l’importanza di sostenere le mamme nell’allattamento al seno.
Il malessere della madre, come accennato, non rimane circoscritto alla stessa, ma ha effetti negativi anche sui piccoli.

Due sono le conseguenze principali sui figli rispetto alla depressione materna.
1) La riduzione significativa del numero di interazioni – verbali e non verbali – tra la neomamma e il suo bambino che, là dove non ci siano persone che si occupino del bambino, oltre la madre, offrendo un contributo affettivo, possono causare ritardi psico-emotivi e inadeguatezze cognitive anche a lungo termine nei bambini.
Una mamma che sorride al suo bambino mentre lo prende in braccio, che gli parla lentamente mentre lo guarda con dolcezza, attiva nel cervello del piccolo le prime capacità di rapportarsi agli altri in modo empatico e gli consente di costruire se stesso. Di converso, quando un bambino è trascurato, quando gli si dedicano solo le attenzioni alimentari e di pulizia fondamentali o nemmeno quelle, i suoi neuroni ricevono ben poco su cui attivarsi, le conseguenze saranno difficili da recuperare e questa esperienza precoce influenzerà l'idea che avranno di loro stessi e del mondo.
A livello cognitivo, questi bambini presentano successivamente un QI significativamente inferiore rispetto agli altri e spesso manifestano problemi di attenzione e di concentrazione.
Presentano, inoltre, disturbi comportamentali e una minore “competenza sociale” nelle relazioni con gli altri e un minore quoziente di intelligenza emotiva, che oggi sappiamo essere un fattore predittivo di riuscita nella vita molto più significativo del QI, perché l’intelligenza emotiva è un fattore essenziale di intelligenza sociale e di capacità di rapportarsi agli altri in modo efficace.
2) Altra non trascurabile conseguenza la riduzione significativa, del 20%, dei controlli pediatrici periodici e un aumento di ben il 44% dei consulti di emergenza per problemi acuti del bambino, rispetto ai bimbi di madri non depresse come illustra la ricerca su questo tema pubblicata su Pediatrics, a conferma di quanto l’attenzione alla depressione delle madri in puerperio sia urgente non solo per il benessere della madre ma anche del bambino.

E allora che fare?
Nei casi di dubbio rispetto ad una possibile depressione, intervenire consultando dei professionisti che potranno, dopo attenta valutazione, indirizzare la neo-mamma verso psicoterapia, anche integrata con farmacoterapia, nei casi più gravi, senza mai trascurare il coinvolgimento dei familiari vicini alla mamma.
E, poi, non dimenticare mai la grande forza della prevenzione che si può fare coinvolgendosi e coinvolgendo altre mamme in gruppi di sostegno alla maternità, come Mom's, che ci fanno scoprire cose che, forse, non immaginavamo nemmeno esistessero, ma soprattutto, offrono un sostegno pratico e presente, come le consulenze per l'allattamento, oltre al potersi confrontare con altre mamme e scoprire che non si è sole.

Buon anno mamme!

D.ssa Stefania Macchieraldo
Psicologa
Per le vostre domande, le vostre curiosità, o per proporre qualche argomento da trattare, mi potete contattare su facebook https://www.facebook.com/stefania.macchieraldo oppure sulla mia mail stefania.macchieraldo@gmail.com Sarò felice di ascoltarvi!

Riferimenti bibliografici:


Minkovitz C.S. Strobino D. Scharfstein D. Hou W. Miller T. Mistry K.B. Swartz K. (2005)
Maternal Depressive Symptoms and Children’s Receipt of Health Care in the First 3 Years of Life
Pediatrics 115: 306-314, 2005



Latte di Mamma e …. Definiamo i ruoli della famiglia


 
Latte di Mamma e ….
Rubrica sull’allattamento materno a cura di Maria Di Maggio, mamma di due bambini, fondatrice del gruppo fb ”Noi Mamme che allattiamo anche dopo i 6 mesi” https://www.facebook.com/groups/192018677479573/




Definiamo i ruoli della famiglia

Carissime Mamme,
questo mese parliamo un po’ del rapporto che il nostro allattamento ha con chi ci vive accanto. Pur sapendo benissimo che l’allattamento dovrebbe essere una questione che riguarda solo ed esclusivamente la diade madre-bambino, ogni giorno ci tocca vivere in una realtà che è ben diversa da questa. Rimanendo solamente nell’ambito familiare, sappiamo bene che i Papà e poi Nonni, Zii, Sorelle, Cognati e chi più ne ha più ne metta, sono interessati e in qualche modo coinvolti per molteplici e differenti aspetti della quotidianità, al nostro stile di maternage e pare che fra tutte le sue arti quella dell’allattamento sia sempre la più chiacchierata. Incominciamo ad esaminare queste figure vicine alla coppia mamma-bambino ed il ruolo che dovrebbero assumere e/o che invece assumono. La prima persona più vicina a noi è senza ombra di dubbio il
Papà. Già dalla gravidanza i futuri Papà incominciano ad interessarsi a moltissimi degli aspetti della cura ai Neonati e iniziano in questa fase a dare letture pressoché veloci sul web, a leggere sui nostri manuali, a chiacchierare di figli con Amici e/o Colleghi già genitori, a frequentare i corsi preparto, a fare domande alle loro care mamme (AIUTO!) ecc. Già da questo momento credo che sarebbe fondamentale istruire i futuri Papà nel modo corretto dando loro, come alle Mamme, le informazioni esatte su tutto ciò che riguarda l’allattamento. Spesso i futuri Papà hanno un’aspettativa diversa rispetto al “nutrire” il loro Bimbo e pertanto quando poi vedono loro Figlio attaccato al nostro seno potrebbero rimanerci male. Non dimentichiamoci che sono bombardati dai messaggi dei mass media in cui è più che normale e valorizzante aiutare la Mamma dando un biberon al piccolino. Ebbene no caro Papà. Devi sapere che sei vuoi aiutare noi Mamme ci sono montagne di altre faccende che puoi fare per aiutarci davvero e devi soprattutto sapere che allattare non vuol dire solo nutrire. Ai Papà vanno spiegati l’importanza ed i benefici che l’allattamento apporterà alla Mamma e soprattutto al loro Bimbo. Un Papà informato non si sentirà messo in disparte quando la Donna che ama non avrà occhi e tempo che per il loro piccolino da nutrire e coccolare. Capirà e supporterà la scelta della Mamma di accogliere le richieste del piccolo. Soprattutto si farà carico di proteggere la Mamma e il loro Bambino. Ecco il ruolo principale che il Papà dovrebbe avere in merito all’allattamento. Io lo dico sempre e ne sono profondamente convinta, dietro un allattamento riuscito c’è sempre un bravo Papà che ha saputo capire ed accogliere la scelta della sua Donna ed ha saputo proteggerla dal mondo circostante. E’ fuori di dubbio che se una Mamma è incoraggiata, tutelata e protetta dal suo uomo sia molto più serene e felice nel vivere il proprio ruolo di Madre. Purtroppo riscontro che non in tutte le coppie questo accade.
Nel mio gruppo ci sono spesso sfoghi di Mamme che hanno dei Papà che criticano molto le loro scelte e che anziché creare un clima di serenità e fiducia installano invece sterili e dolorose liti che portano le Mamme a grandi insicurezze che sfociano in stress fisici ed emotivi che non aiutano di certo nessuno e che purtroppo interferiscono con l’allattamento e quindi col far crescere bene il proprio Bimbo. Vorrei dire serenamente a questi Papà di fidarsi delle loro Mogli e Compagne, di credere che la natura ci ha fatto nascere predisposte all’istinto di prenderci cura dei nostri cuccioli in questo modo così bello da quando esiste la vita e che ciò che per loro potrebbe essere incomprensibile può invece essere chiarito, spiegato e mostrato e scientificamente ma soprattutto pazientando un attimo e vedendo il risultato della crescita del loro cucciolo. Se proprio siamo di fronte ad un Papà testone e magari spalleggiato da qualcuno ancora più “de coccio”, facciamoci aiutare da fonti autorevoli ed esperte in materia come pediatri, ostetriche, consulenti in allattamento, altre Mamme (magari di numerosi Bimbi) con belle storie di allattamento ecc..


Sono certa che se, anziché spazientirsi ed arrivare ad uno scontro, si cerchi piuttosto di creare un clima di confronto e di insegnamento, questi Papà potrebbero rimanere favorevolmente colpiti e rivelarsi degli ottimi alleati e addirittura istruire a loro volta chi aveva in qualche modo aizzato gli animi. Purtroppo moltissime volte in questa pole position troviamo le Suocere o anche le nostre Mamme. Spesso e volentieri sono queste le due figure a noi più vicine dopo i Papà a rivelarsi il nostro principale osso duro. Io sono sicura che entrambe, sia nostra Mamma che nostra Suocera, vogliano solo il nostro bene e sicuramente quello dei loro stra amati Nipotini. Partendo da questo pensiero, voglio essere estremamente ottimista e dire che tutto ciò che di sbagliato ci dicano lo facciano assolutamente in buona fede, senza voler nuocere a nessuno ma solamente spinte dalla convinzione di essere nel giusto. Teniamo a mente che la maggior parte delle nostre Mamme/Suocere è stata vittima della rivoluzione del latte artificiale negli anni 70/80 e che pertanto non ha allattato o se anche lo ha fatto è stato per pochissimo tempo. Potrebbe essere davvero che queste Donne non sappiano assolutamente niente di allattamento e che partendo dal presupposto che i loro Bimbi (noi comprese) “siamo cresciuti tutti bene lo stesso” col latte artificiale, faticano e non poco a comprendere e riconoscere tutto la parte dell’impatto emotivo che ha in sé l’allattamento. Alle volte si innesca persino un clima di gelosia per noi che “siamo riuscite” ad allattare mentre loro no. Anche qui, bisogna che ci armiamo di tanta pazienza e che spieghiamo loro l’ABC di ciò che è l’allattamento, di quanto tutti nell’ambito della sanità (Ministero della Salute per primo) abbiano capito che danno hanno fatto preferendo il LA al LM e che adesso si stanno impegnando con mille campagne  a fare un passo indietro e sensibilizzare sull’allattare esclusivamente al seno e rieducare l’intera società. In questo modo capiranno di essere state raggirate da un sistema sbagliato e cercheranno di aiutarvi e supportarvi anche per riscattare loro stesse. Se invece siamo di fronte a persone che invece di capire vogliono solo giudicare e renderci insicure, allora ecco che arriva la figura del Papà custode del nostro allattamento. Egli dovrà, senza tanti giri di parole, far capire che la nostra scelta è giusta così punto e basta e che nessuno debba in nessun modo interferire. Persino io, che non sono di certo una che le cose le manda a dire, ho dovuto ricorrere all’aiuto lucido di mio Marito per far spiegare da lui a sua Mamma cosa era per me allattare e l’importanza che questo significasse nei modi, nei tempi e nei luoghi che ritenevo opportuno. Spesso la componente emotiva ci può portare a dire cose in modo aggressivo o nel momento meno indicato ma se al nostro fianco c’è un Papà che può fronteggiare e addirittura anticipare ed evitare eventuali critiche, che sfocerebbero in infinite e inutili discussioni, ci siamo davvero salvate la vita. Ecco cosa intendevo prima quando dicevo che per un allattamento duraturo e sereno ci vuole un Papà con le palle. Più si andrà avanti coi mesi di allattamento e più le critiche saranno dietro l’angolo finanche queste care personcine si stancheranno di rompere le ….. cosiddette.
A ruota, dopo Mamme e Suocere, ci sono il resto dei componenti della Famiglia da trattare esattamente come sopra. Se abbiamo voglia e siamo in forma per farci valere spieghiamo loro il nostro indissolubile punto di vista che è per altro “IL” punto di vista e se alla terza o quarta volta ancora si ripropongono gli stessi cliché ecco che siamo pronte a sguinzagliare il Papà. Per quanto riguarda il resto del mondo credo che possano tranquillamente farsene una ragione o andarsene a quel paese. Io sono fermamente convinta che nel dialogo c’è la soluzione per tutto. Siamo consapevoli del fatto che parlando a cuore aperto e ferme nelle nostre convinzioni, poiché siamo nel giusto e siamo informate, possiamo offrire spunti di riflessioni e di crescita agli altri. L’allattamento ci da ancora un altro spunto per  crescere  ed arricchire noi stesse, prendiamolo come un’opportunità bellissima e importante di crescita per noi e per gli altri ma vi prego non usiamolo mai come una strumentalizzazione. Se avranno ancora qualcosa da dirvi mandateli da me, troveranno pane per i loro denti ;)