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domenica 31 gennaio 2016

Pensieri di mamma... sull'amore






Pensieri di mamma

Riflessioni e considerazioni di una mamma inaspettata.





SULL’AMORE

Vi rendo partecipi di una riflessione fatta poco prima delle feste invernali.
In quei quindici minuti che mi avvicinano al posto di lavoro, mi sono chiesta: che difetti ha mio figlio Zeno? Nessuno, è lui. Ogni cosa che fa gli appartiene. Anche l’essere così gli appartiene, con quelli che vengono chiamati pregi e difetti. Ma mentre ci pensavo ho proprio scartato l’idea che Zeno abbia difetti: è il carattere, mi ripetevo.
Dopo di che ho riso: è proprio vero che nei nostri figli mettiamo un’infinita spolverata di amore che non ti fa desiderare che siano diversi da come sono. Del resto sarebbe una sfida vera trovare una mamma disposta a cambiare suo figlio con un altro.
E se sono capace di provare questo per mio figlio perché non posso tentare di amare allo stesso modo le altre persone e di vederle in quanto tali anziché individuarne e indicarne pregi e difetti?
In fondo, sappiamo tutte, che le persone non cambiano e non si possono cambiare, ma tendiamo effettivamente a etichettarle troppo  nel bene e nel male creandoci una realtà distorta basata sul nostro sentire quando invece basterebbe accettare che le persone sono così ed esistono così come appaiono ai nostri occhi e ai nostri sentimenti e in quanto tali vanno accettate nella loro interezza.
Un po’ come quando ci sposiamo, è ovvio che al momento delle firme ci sono tutte le mille intenzioni più buone del mondo di vivere insieme finchè morte non ci separi e quante volte ciò non accade perchè uno dei due ha cercato di volere che l’altro cambiasse? Perché non vedere i difetti delle nostre metà come qualcosa di caratteriale e non necessariamente un difetto? Potremmo vivere le litigate o le sue dimenticanze in modo diverso?
In questa mia riflessione non vi sto parlando dell’amore cieco, quello che si butta nel fuoco senza accorgersene o che accetta di tutto perché remissivo, vi ho parlato dell’accettazione della persona in quanto tale.
Siamo ancora in una società che diffida dall’accogliere in sé persone che sono in qualche modo diverse dalla media o con caratteristiche evidentemente etichettabili, tende a sminuirne le capacità – perché se sei diverso da me necessariamente sei “peggiore” di me in molte cose – e a tenerle lontane.
L’amore che sento di aver approfondito molto con la nascita di Zeno, invece, è un sentimento che ti riempie, che ti fa accettare l’altro, che ti fa desiderare il suo benessere, che non ti fa temere il confronto e che forse dovremmo avere nei confronti di ogni essere vivente per poter vivere più sereni su questa Terra.

L’amore di mamma. Questo immenso infinito amore che abbiamo in noi è qualcosa che è andato inevitabilmente nascondendosi in questa società che ha relegato la maternità a qualcosa del tipo prendi-cambia-mangia-spedisciall’asilo e dove per cercare un contatto con i nostri figli siamo ancora qua a discutere e giustificare elementi naturali della maternità come l’allattamento.
L’amore di mamma è una fonte immensa di energia, amore e cambiamento: non sprechiamola, non facciamocela scappare questa opportunità di conoscerlo, alimentarlo e diffonderlo.

L'avvocato in ascolto.... bis-papà. Un genitore in più.


L’avvocato in ascolto
Mi chiamo Roberta Plemone, ho 29 anni e sono Avvocato.
Mi occupo di diritto civile, con particolare attenzione per il diritto delle persone, della famiglia e dei minori. Grazie al supporto dei miei Colleghi di studio, spazio in tutti gli ambiti del diritto, per fornire un’assistenza completa.
Per le vostre domande, le vostre curiosità, o per proporre qualche argomento da trattare, mi potete contattare su facebook https://www.facebook.com/roberta.plemone
oppure sulla mia mail roberta.plemone@libero.it
Sarò felice di ascoltarvi!


Un genitore in più.

Cenerentola ci aveva visto lungo o, quantomeno, si era posta il problema…della scarpetta? No, della “matrigna”.
E così, come in Cenerentola, anche in Italia sono sempre di più le famiglie ricomposte, in cui i nuovi partner affiancano i genitori “naturali” nella gestione dei figli…con esiti sicuramente più felici che nella favola.
Genitore non è chi genera, ma chi cresce”.
Per quanto forte e discutibile possa essere tale affermazione, è innegabile che i nuovi compagni dei genitori, molto spesso, assumono una posizione importante nei confronti dei figli del partner, sia sul piano educativo che relazionale.
Si inizia, quindi, a parlare, sottovoce, di quella figura, non facile da impersonare ed inquadrare, del “genitore sociale”.
Trovare un ruolo, un’identità giuridica al terzo genitore, senza  sconfinare nello spazio dei genitori biologici, non è cosa semplice.
Ad oggi, l’unica tutela è quella prevista dall’art. 44 della Legge 184/83, secondo cui è possibile l’adozione del figlio del coniuge.
In base a questa disposizione, il terzo genitore può, a certe tassative condizioni[1], adottare il figlio del coniuge. E’ evidente che, non versando il minore in stato di abbandono, scopo del legislatore è dare riconoscimento ad un rapporto volto a garantire al minore una vita di tipo familiare. 
Tutte le volte in cui l’adozione non può essere praticata, non vi sono altre forme di disciplina giuridica dei rapporti.
Si ricorre, così, al metodo pattizio, ovverosia all’accordo.
E’ da escludersi la possibilità di una delega integrale delle funzioni genitoriali, ma deve ritenersi ammissibile una delega parziale di funzioni, sempre revocabile e con rilevanza meramente interna tra genitori.
In tal modo, i coniugi o i conviventi potranno concordare che il genitore sociale collabori nelle cure e nell’educazione del minore. Lo stesso potrà anche provvedere al sostentamento della prole del proprio partner, configurandosi come un’obbligazione naturale, in quanto tale irripetibile ed incoercibile.
Recentemente, è in stallo al Senato un disegno di Legge, presentato dal Senatore MANCONI lo scorso 19.02.2014, circa la possibilità di delegare al genitore sociale l’esercizio della responsabilità genitoriale.
Attraverso tale istituto, il DDL vorrebbe consentire al nuovo partner del genitore biologico di assumere, rispetto al bambino, alcuni diritti e doveri propri della responsabilità genitoriale, a fronte di delega espressa dei genitori naturali, previa autorizzazione del Tribunale.
Il legame in tal modo creato non è destinato ad interrompersi alla rottura del rapporto tra genitore delegante e delegato, ma solo per revoca della delega stessa, che potrà essere disposta dal Tribunale, a fronte di condotte negative per il bambino.
Va segnalata, infine, la tendenza della giurisprudenza[2] a salvaguardare il rapporto instauratosi tra il minore ed il genitore sociale, quando lo stesso sia essenziale all’identità personale e familiare del bambino. Nel supremo interesse del minore, al fine di non privarlo dei suoi punti cardinali, le figure affettive non andranno allontanate, ma potranno e dovranno integrare il suo nucleo originario di affetti.
Per eccesso di tutela, non ci stiamo spingendo un po’ troppo in là?


























[1] Si richiede sia trascorso un certo tempo dal matrimonio e che il rapporto con il minore sia consolidato. Non è richiesta la sussistenza dello stato di abbandono ma è necessario l’assenso dell’altro genitore.
In questo caso, i diritti delle coppie omosessuali sono totalmente esclusi, essendo loro preclusa la possibilità di sposarsi.
[2] Si veda Tribunale di Palermo, decreto del 6.04.2015.

Latte di Mamma e …. Definiamo i ruoli della famiglia


 
Latte di Mamma e ….
Rubrica sull’allattamento materno a cura di Maria Di Maggio, mamma di due bambini, fondatrice del gruppo fb ”Noi Mamme che allattiamo anche dopo i 6 mesi” https://www.facebook.com/groups/192018677479573/




Definiamo i ruoli della famiglia

Carissime Mamme,
questo mese parliamo un po’ del rapporto che il nostro allattamento ha con chi ci vive accanto. Pur sapendo benissimo che l’allattamento dovrebbe essere una questione che riguarda solo ed esclusivamente la diade madre-bambino, ogni giorno ci tocca vivere in una realtà che è ben diversa da questa. Rimanendo solamente nell’ambito familiare, sappiamo bene che i Papà e poi Nonni, Zii, Sorelle, Cognati e chi più ne ha più ne metta, sono interessati e in qualche modo coinvolti per molteplici e differenti aspetti della quotidianità, al nostro stile di maternage e pare che fra tutte le sue arti quella dell’allattamento sia sempre la più chiacchierata. Incominciamo ad esaminare queste figure vicine alla coppia mamma-bambino ed il ruolo che dovrebbero assumere e/o che invece assumono. La prima persona più vicina a noi è senza ombra di dubbio il
Papà. Già dalla gravidanza i futuri Papà incominciano ad interessarsi a moltissimi degli aspetti della cura ai Neonati e iniziano in questa fase a dare letture pressoché veloci sul web, a leggere sui nostri manuali, a chiacchierare di figli con Amici e/o Colleghi già genitori, a frequentare i corsi preparto, a fare domande alle loro care mamme (AIUTO!) ecc. Già da questo momento credo che sarebbe fondamentale istruire i futuri Papà nel modo corretto dando loro, come alle Mamme, le informazioni esatte su tutto ciò che riguarda l’allattamento. Spesso i futuri Papà hanno un’aspettativa diversa rispetto al “nutrire” il loro Bimbo e pertanto quando poi vedono loro Figlio attaccato al nostro seno potrebbero rimanerci male. Non dimentichiamoci che sono bombardati dai messaggi dei mass media in cui è più che normale e valorizzante aiutare la Mamma dando un biberon al piccolino. Ebbene no caro Papà. Devi sapere che sei vuoi aiutare noi Mamme ci sono montagne di altre faccende che puoi fare per aiutarci davvero e devi soprattutto sapere che allattare non vuol dire solo nutrire. Ai Papà vanno spiegati l’importanza ed i benefici che l’allattamento apporterà alla Mamma e soprattutto al loro Bimbo. Un Papà informato non si sentirà messo in disparte quando la Donna che ama non avrà occhi e tempo che per il loro piccolino da nutrire e coccolare. Capirà e supporterà la scelta della Mamma di accogliere le richieste del piccolo. Soprattutto si farà carico di proteggere la Mamma e il loro Bambino. Ecco il ruolo principale che il Papà dovrebbe avere in merito all’allattamento. Io lo dico sempre e ne sono profondamente convinta, dietro un allattamento riuscito c’è sempre un bravo Papà che ha saputo capire ed accogliere la scelta della sua Donna ed ha saputo proteggerla dal mondo circostante. E’ fuori di dubbio che se una Mamma è incoraggiata, tutelata e protetta dal suo uomo sia molto più serene e felice nel vivere il proprio ruolo di Madre. Purtroppo riscontro che non in tutte le coppie questo accade.
Nel mio gruppo ci sono spesso sfoghi di Mamme che hanno dei Papà che criticano molto le loro scelte e che anziché creare un clima di serenità e fiducia installano invece sterili e dolorose liti che portano le Mamme a grandi insicurezze che sfociano in stress fisici ed emotivi che non aiutano di certo nessuno e che purtroppo interferiscono con l’allattamento e quindi col far crescere bene il proprio Bimbo. Vorrei dire serenamente a questi Papà di fidarsi delle loro Mogli e Compagne, di credere che la natura ci ha fatto nascere predisposte all’istinto di prenderci cura dei nostri cuccioli in questo modo così bello da quando esiste la vita e che ciò che per loro potrebbe essere incomprensibile può invece essere chiarito, spiegato e mostrato e scientificamente ma soprattutto pazientando un attimo e vedendo il risultato della crescita del loro cucciolo. Se proprio siamo di fronte ad un Papà testone e magari spalleggiato da qualcuno ancora più “de coccio”, facciamoci aiutare da fonti autorevoli ed esperte in materia come pediatri, ostetriche, consulenti in allattamento, altre Mamme (magari di numerosi Bimbi) con belle storie di allattamento ecc..


Sono certa che se, anziché spazientirsi ed arrivare ad uno scontro, si cerchi piuttosto di creare un clima di confronto e di insegnamento, questi Papà potrebbero rimanere favorevolmente colpiti e rivelarsi degli ottimi alleati e addirittura istruire a loro volta chi aveva in qualche modo aizzato gli animi. Purtroppo moltissime volte in questa pole position troviamo le Suocere o anche le nostre Mamme. Spesso e volentieri sono queste le due figure a noi più vicine dopo i Papà a rivelarsi il nostro principale osso duro. Io sono sicura che entrambe, sia nostra Mamma che nostra Suocera, vogliano solo il nostro bene e sicuramente quello dei loro stra amati Nipotini. Partendo da questo pensiero, voglio essere estremamente ottimista e dire che tutto ciò che di sbagliato ci dicano lo facciano assolutamente in buona fede, senza voler nuocere a nessuno ma solamente spinte dalla convinzione di essere nel giusto. Teniamo a mente che la maggior parte delle nostre Mamme/Suocere è stata vittima della rivoluzione del latte artificiale negli anni 70/80 e che pertanto non ha allattato o se anche lo ha fatto è stato per pochissimo tempo. Potrebbe essere davvero che queste Donne non sappiano assolutamente niente di allattamento e che partendo dal presupposto che i loro Bimbi (noi comprese) “siamo cresciuti tutti bene lo stesso” col latte artificiale, faticano e non poco a comprendere e riconoscere tutto la parte dell’impatto emotivo che ha in sé l’allattamento. Alle volte si innesca persino un clima di gelosia per noi che “siamo riuscite” ad allattare mentre loro no. Anche qui, bisogna che ci armiamo di tanta pazienza e che spieghiamo loro l’ABC di ciò che è l’allattamento, di quanto tutti nell’ambito della sanità (Ministero della Salute per primo) abbiano capito che danno hanno fatto preferendo il LA al LM e che adesso si stanno impegnando con mille campagne  a fare un passo indietro e sensibilizzare sull’allattare esclusivamente al seno e rieducare l’intera società. In questo modo capiranno di essere state raggirate da un sistema sbagliato e cercheranno di aiutarvi e supportarvi anche per riscattare loro stesse. Se invece siamo di fronte a persone che invece di capire vogliono solo giudicare e renderci insicure, allora ecco che arriva la figura del Papà custode del nostro allattamento. Egli dovrà, senza tanti giri di parole, far capire che la nostra scelta è giusta così punto e basta e che nessuno debba in nessun modo interferire. Persino io, che non sono di certo una che le cose le manda a dire, ho dovuto ricorrere all’aiuto lucido di mio Marito per far spiegare da lui a sua Mamma cosa era per me allattare e l’importanza che questo significasse nei modi, nei tempi e nei luoghi che ritenevo opportuno. Spesso la componente emotiva ci può portare a dire cose in modo aggressivo o nel momento meno indicato ma se al nostro fianco c’è un Papà che può fronteggiare e addirittura anticipare ed evitare eventuali critiche, che sfocerebbero in infinite e inutili discussioni, ci siamo davvero salvate la vita. Ecco cosa intendevo prima quando dicevo che per un allattamento duraturo e sereno ci vuole un Papà con le palle. Più si andrà avanti coi mesi di allattamento e più le critiche saranno dietro l’angolo finanche queste care personcine si stancheranno di rompere le ….. cosiddette.
A ruota, dopo Mamme e Suocere, ci sono il resto dei componenti della Famiglia da trattare esattamente come sopra. Se abbiamo voglia e siamo in forma per farci valere spieghiamo loro il nostro indissolubile punto di vista che è per altro “IL” punto di vista e se alla terza o quarta volta ancora si ripropongono gli stessi cliché ecco che siamo pronte a sguinzagliare il Papà. Per quanto riguarda il resto del mondo credo che possano tranquillamente farsene una ragione o andarsene a quel paese. Io sono fermamente convinta che nel dialogo c’è la soluzione per tutto. Siamo consapevoli del fatto che parlando a cuore aperto e ferme nelle nostre convinzioni, poiché siamo nel giusto e siamo informate, possiamo offrire spunti di riflessioni e di crescita agli altri. L’allattamento ci da ancora un altro spunto per  crescere  ed arricchire noi stesse, prendiamolo come un’opportunità bellissima e importante di crescita per noi e per gli altri ma vi prego non usiamolo mai come una strumentalizzazione. Se avranno ancora qualcosa da dirvi mandateli da me, troveranno pane per i loro denti ;)

venerdì 23 maggio 2014

La ricetta della mamma: nanopolpette

La ricetta della mamma: 
Silvia Garda, mamma di Emma Violetta, 31 anni, appassionata di cucina sia per grandi che per piccolini, eporediese imprestata a Torino, blogger. Mi trovate a questo indirizzo www.diciboincibo.it

In questi giorni mi è capitato molto spesso di parlare con mamme con bambini in piena fase svezzamento. Il problema di tutte è sempre lo stesso: il mio bimbo si rifiuta di mangiare i pezzettini, vorrebbe solo cose passate. Spesso il problema è più psicologico (delle mamme) che non concreto dei bambini.
Anche se i dentini in bocca sono pochi i bimbi sono perfettamente in grado di mangiare piatti con consistenze un po’ più dure. Una buonissima idea per passare dai minestroni alla bistecca è utilizzare delle preparazioni con consistenza morbida ma non liquida. La soluzione? Le polpette (sì, anche il mese scorso c’erano delle polpette ma con dei bimbi piccoli in casa diventano quasi un must!).
Quelle che vi voglio proporre sono un gustoso piatto unico, perfetto per tutta la famiglia, in un’unica preparazione c’è tutto ciò che serve a un ottimo pasto (frutta esclusa!).
Ecco così le polpette di verdura e prosciutto che io, essendo destinate alla mia bambina, chiamo le “nanopolpette”.
Con cosa si preparano?
2 patate grosse o 4 piccoline
1 grossa zucchina
1 carota
1 velo di cipolla rossa
2 fette di prosciutto cotto
1 cucchiaio abbondante di ricotta
1 cucchiaio di Parmigiano Reggiano grattuggiato
pangrattato q.b.
olio extra vergine q.b.


Il procedi mento  è molto semplice:
Mettete a cuocere patate, carota, zucchina e cipolla a vapore per circa 10 minuti.
Passate tutte le verdure con lo schiaccia patate, amalgamate le verdure con la ricotta e il prosciutto. Aggiungete a pioggia il Parmigiano Reggiano fino a che il composto non risulta bene amalgamato.
Con le mani leggermente inumidite formate delle polpette grandi più o meno come delle palline da ping pong. Passatele nel pangrattato e disponetele su una teglia rivestita di carta forno.
Mettete sopra ogni polpetta 1 goccia di olio extra vergine di oliva e cuocete in forno caldo a 180° per circa 10 minuti.
Fate bene intiepidire e servite.
Visto che le polpette al loro interno contengono già il prosciutto cotto e il Parmigiano Reggiano, è possibile, per limitare l’uso del sale, utilizzare anzichè il classico pangrattato del pangrattato ottenuto da pane toscano raffermo.
E’ un perfetto piatto unico per i bambini più piccoli, per gli adulti si può accompagnare con un’insalata. Queste polpette sono anche, bambini a parte, un’ottima idea per un aperitivo a basso contenuto calorico.
Volendo un gusto più deciso è possibile aggiungere un uovo per compattare il tutto, aggiungere del curry al composto e saltare poi le polpette in padella!
Che dire, buon appetito a tutti, grandi e piccini!

♥ mamma Silvia ♥



Mamma senza filtro...che fretta c'è? svezzamento

Mamma senza filtro
Il mio lavoro da tre anni e mezzo è uno solo, il più bello del mondo: essere Mamma di due bambini, Christian di tre anni e mezzo e Fiamma di due anni. Una mamma alla quale piace informarsi e informare e possibilmente far conoscere e capire falsi miti sull’infinito mondo dei bambini.  https://www.facebook.com/groups/mammeitalia/ 
Per segnalazioni scrivetemi alla mail: syluna@libero.it

Che fretta c’è?
Questo articolo deriva da diversi messaggi privati ricevuti dopo che nel mio gruppo si è parlato di svezzamento e autosvezzamento. Queste mamme mi hanno scritto perché rimaste sconcertate da tanta fretta  nel svezzare i bimbi dopo che alcune madri scrissero di aver iniziato a dare le prime pappe attorno ai 2/3 mesi.
Pertanto cerchiamo di capire come e perché innanzitutto alcuni pediatri dovrebbero un po’ aggiornarsi e perché non è assolutamente buona cosa iniziare cosi presto:
·         È capace di stare seduto senza aiuto
·         Perde il riflesso di estrusione che fa sì che i bambini spingano fuori il cucchiaio con la lingua.
·         Mostra interesse per il cibo degli adulti
·         Sa mostrare di avere fame e di essere sazio con i suoi gesti. Al vedere avvicinarsi un cucchiaio, il bambino che ha fame apre la bocca e muove la testa verso il cucchiaio. Invece il bambino che è sazio chiude la bocca e gira la testa di lato… Quando il bambino è troppo piccolo per mostrare chiaramente la sua sazietà, si corre il rischio che la madre, senza rendersene conto, gli dia più cibo di quello che lui vuole.
Non sono forse questi i segnali che vanno ricercati più che fissarsi con il calendario? Difficile dire quale di loro sia il più importante. Probabilmente è la perdita del riflesso di estrusione poiché se è ancora troppo forte tutto quel ben di Dio che un povero genitore sta provando a far mangiare al proprio bambino finirà sul bavaglino, per terra, sul seggiolone, in faccia al genitore, ecc; insomma dappertutto, eccetto nel pancino del bambino stesso; non parliamo poi dello stato d’ansia in cui si ritroverà il genitore e il nervosismo del bambino ogni volta che si avvicina il momento della tortura del pasto. OK, il tutto accadrà intorno ai 6 mesi, ma potrebbe succedere prima, come dopo. Per questo è così importante parlare di alimentazione complementare a richiesta, in quanto è il bambino a dover segnalare chiaramente che è pronto a sperimentare con qualcosa di nuovo. Abbiamo parlato di recente di un articolo che spiega che imboccare, tra le altre cose, aumenta il rischio di obesità, per cui è importante che il bambino possa cibarsi da solo. Inoltre deve riuscire a stare seduto (avete provato a mangiare da semisdraiati?) e avere capacità motorie abbastanza sviluppate da far capire al genitore che il troppo è troppo e che il resto della pappa se la può mangiare lui… Dopotutto, se il bambino riesce a fare tutto da solo, rotolarsi, mettersi in piedi, camminare, parlare, spannolinarsi, mangiare (se allattato), possibile che l’unica cosa che sarebbe COMPLETAMENTE incapace di fare autonomamente è nutrirsi tra gli X e gli Y mesi? (Ognuno può sostituire a X e Y i numeri che preferisce per indicare l’inizio e la fine dello svezzamento.) Se così fosse, come ha fatto l’umanità fino ad ora? Perché dobbiamo cominciare a svezzare i bambini, come tanti (troppi) pediatri italiani si ostinano a fare, a 3-4-5 mesi quando non sanno stare ancora seduti da soli, hanno ancora il riflesso di estrusione e, cosa più importante di tutte, si trovano benissimo con il loro bellissimo latte? Perché in questa decisione così importante non si prende in considerazione quello che è il protagonista di questa vicenda? No, non alludo al genitore che DÀ la pappa (nonostante in molti lo credano, forse inconsciamente), ma al bambino che (almeno in teoria) la RICHIEDE. Tutto questo cominciare anticipatamente fa assomigliare il periodo dello svezzamento a una gara per vedere chi arriva prima; come mi hanno insegnato al liceo, cui prodest? Pensiamo allo svezzamento come al breast crawl del cibo solido: il bambino trova da solo quello che gli serve, quando gli serve. Ricordiamoci che indipendentemente da quando si inizia e dall’approccio usato, tutti, ma proprio tutti alla fine mangeranno i solidi e abbandoneranno il latte; per cui perché non rendere la vita più facile a tutti rispettando quelli che sono i tempi naturali del bambino? Questo modo di pensare che libera sia il bambino che il genitore dalla schiavitù del calendario-tiranno in alcuni potrà creare dei problemi.

Ricordiamoci che quanto riportato vale sia se si allatti al seno che no.
A voi la scelta di ascoltare pediatri e dottori che vi fanno svezzare i bimbi cosi piccini o a voi la scelta di informarvi.


mamma silvia ♥

Il mio tentato Vbac

Il mio tentato Vbac
Ciao a tutte! Mi chiamo Manuela e sono mamma di 2 bimbi (3 anni lui, 10 mesi lei) entrambi nati di parto cesareo... Purtroppo! Il primo è stato un cesareo d'urgenza a 37 sett +1 per una lieve pre-eclampsia... La seconda invece un vbac andato male... A malincuore.. ed è proprio di questo vorrei parlarvi...sono stata seguita per tutta la gravidanza al sant'Anna di torino  perchè ho sempre avuto valori pressori alti... Ho seguito un trattamento con 2 pastiglie di aldomet da 250g al giorno...andava tutto perfettamente e decisi di provare il vbac con molta serenità senza pormi troppe domande... La notte del 12 luglio iniziarono le prime contrazioni così verso le 6 mi recai all'ospedale (sempre s anna) con 3 cm di dilatazione...feci diversi tracciati e ottenni una barella come appoggio.... dalle 7 del mattino alle 6 di sera le mie condizioni erano pressoché stabili... Alle 18 alla visita ginecologica finalmente ci accorgiamo che ero a 7cm di dilatazione. Il tracciato non rilevava per niente le mie contrazioni..(?) Erano forse troppo blande...( x fortuna) così con grande orgoglio mi porto letteralmente la barella in sala parto accompagnata da compagno ostetrica e ginecologo... Decisero di non farmi nessuna anestesia perchè in effetti sembravo sopportare benissimo il dolore. Mi ruppero il sacco amniotico e dalle 19 alle 22,45 cercai di affrontare il mio parto... Le contrazioni erano sempre scarse, arrivai a 9cm di dilatazione la bimba (di cui ignoravo il sesso) era ben incanalata ma girata con la schiena verso la mia pancia. Quindi cercarono per tutto il tempo di farla girare tenendomi a carponi sul lettino... Le spinte però non arrivavano, loro quasi mi obbligarono a spingere ma io mi sentivo inutile e incompetente... Lo sguardo di tutti mi rendeva colpevole della non riuscita di questo tanto sperato parto naturale. Ad un certo punto decisero di accelerare le contrazioni (che erano sempre molto lente e poco dolorose) e mi attaccarono l'ossitocina... Le contrazioni accelerarono e sentii un po di dolore ma niente spinte... Così la ginecologa mi portò in sala cesareo... Non so dirvi se c'era sofferenza fetale in quel momento perchè non ci è stato detto nulla... In sala parto avvenne il disastro... Nel senso che quando sono andati ad incidere, il mio utero ha subito una rottura a croce. Ho perso 2 litri di sangue e sono stata addormentata in gran fretta e intubata... La piccola non riusciva ad essere estratta e l'ultimo ricordo cosciente che ho è la ginecologa che urla "non riesco a tirarla fuori..." Per fortuna ci soccorsero in 9 e la bambina venne rispinta dal basso verso il ventre e nonostante non respirasse e fosse bianca come un lenzuolo in meno di 2min si è ripresa... A me hanno fatto diverse trasfusioni e sono stata in Ria per 3 giorni... Poi piano piano ho recuperato le forze e in una settimana allattavo ed ero tornata a casa...sono passati 10 mesi ma ancora se ci penso sono terrorizzata all'idea che potessi perdere la piccola.. Non so cosa sia successo davvero e quali siano state le cause della rottura d'utero ne so come si potesse prevenire tutto ciò... Voglio però dirvi che tornando indietro rischierei di nuovo il tutto per tutto per evitare un cesareo... La mia esperienza credo sia più unica che rara... Io penso che bisogna essere determinate e decise e provarci con tutte le nostre forze... Siamo donne e partorire è un mestiere che sappiamo fare per natura! In tutti questi mesi non ho attribuito alcuna colpa ,non credo di essere finita in sala operatoria per "mancata partecipazione della paziente" come è stato riportato in cartella, qualcosa deve essere successo... Se qualcuna più esperta di me ha qualche idea sarò tutta orecchie! ( o meglio occhi)! Vi ringrazio moltissimo per avermi dato la possibilità di parlare della mia esperienza e voglio chiudere dicendo FORZA DONNE! Mamme niente può sconfiggerci di fronte allo splendore dei nostri piccoli!

mamma Manuela ♥

La mamma risponde… allattamento


La mamma risponde… allattamento

Lucia, mamma di due bambine, psicologa e peer counsellor per l'allattamento al seno, risponde alle domande delle mamme relative all'allattamento.
Inviaci le tue domande alla mail lucia.trabbia@gmail.com
Saranno pubblicate sul prossimo numero.


Ciao a tutte, mi presento. Sono Marina ho 35 anni e sono mamma di Giulia di tre anni. Giulia poppa ancora....vorrei smettere, almeno nella frequenza....appena torno dal lavoro poppa, di notte poppa un sacco... Dorme con me ma evidentemente non basta...insomma, credo molto nell'allattamento, nell'utilità, nel bisogno... credo sia una gran cosa e ho lottato per portarlo avanti ma ora...attendo che smetta lei di sua spontanea volontà però a volte è davvero dura!

Marina, sei arrivata fino a qui, e siete state bravissime entrambe... Ti posso dire che il periodo più duro è passato, da qui sarà più facile... La mia seconda bimba ha 3 anni e poppa ancora, di notte non mi chiede quasi più perché ha rallentato da sola nel tempo, ma stiamo insieme tutto il giorno, tu lavori? Forse recupera di notte... La mia prima bimba ha smesso da sola a 3 anni e 7 mesi, e solo un mese prima mi chiedevo se verso i 4 anni avrei dovuto chiederle di smettere... Cambiano molto velocemente, vedrai che smetterà anche lei, quando sarà pronta! Ti senti pressata dall'ambiente esterno? Perché questo è un aspetto che spesso conta molto, più di quello che dovrebbe contare, visto che siamo immerse in una cultura che non ci viene molto incontro quando si tratta di genitorialità ad alto contatto. E' inevitabile esserne condizionati, ma tu vai avanti per la tua strada, se ti senti molto stanca piuttosto cerca di “contrattare” una pausa o dei ritmi più calmi, con la tua bambina che è già in grado di capire e di venire incontro ai desideri e alle esigenze della sua mamma. Sono sicura che quando la tua bimba non avrà più bisogno di poppare, almeno un pochino ti mancherà quel momento speciale!


Ciao, mi chiamo Elena e sono mamma di Enea che due mesi. A volte dopo un po che mangia si stacca e piange... allora lo stacco ma dopo poco si mette in bocca le manine come se avesse fame. Perché fa così? Poi a volte dopo poco ha di nuovo fame, vuole attaccarsi ma capita la stessa cosa, dopo pochi minuti si stacca. Non è che è finito il latte?

Ciao Elena, molte mamme si lamentano del fatto che i loro bimbi, spesso dopo un inizio tranquillo di allattamento, diventino nervosi al seno, inizino a staccarsi e riattaccarsi diverse volte, come se volessero poppare ma qualcosa li infastidisse… e le mamme faticano a capire cosa succede, a volte si sentono rifiutate. Vista la nostra cultura assolutamente a digiuno di allattamento, la prima cosa che si pensa è che sia questione di latte “insufficiente”… e così tutti i grandi “esperti” (nonni, pediatri, vicini di casa e chi più ne ha più ne metta…) si danno da fare a consigliare la fine dell’allattamento, o l’inizio delle aggiunte, che tanto sempre lì porterebbe. Ma il problema non è questo, non si tratta affatto di latte insufficiente, ma proprio del contrario! Il latte fluisce e arriva alla bocca del bambino in modo più forte di quanto il bambino possa gestire, e deglutire… è come se si sentisse “affogare” dal troppo latte in arrivo, perciò si stacca difendendosi dal flusso forte, poi si riattacca perché vuole poppare, e così via… Può tossire, contorcersi, e a volte arrivare anche a rifiutare il seno… Altri “sintomi”: il bambino può soffrire di coliche (molta aria nel pancino), o produrre feci molto liquide o filammentose, di solito cresce molto nelle prime settimane e nei primi mesi. Le mamme possono provare un dolore profondo al momento della calata del latte, che sembra sia dovuto all’eccessiva dilatazione dei dotti.
Elena, ti ritrovi in questa descrizione? Naturalmente solo 4 righe non bastano per essere sicuri della situazione e della risposta da dare, ma per i pochi elementi che possiedo, questa è la risposta che mi viene in mente. Se dovessi avere bisogno di aiuto, mi raccomando rivolgiti ad una consulente professionale in allattamento!
Nel dubbio, continuo a spiegare il riflesso di emissione forte, magari può essere utile per altre mamme. Di solito le poppate diventano molto pesanti per mamma e bambino, e diventa difficile provare quei sentimenti di gioia e soddisfazione che solitamente sono legati ad un allattamento sereno. Se la mamma ha un riflesso ossitocinico forte (è l’ossitocina l’ormone che permette al latte di essere rilasciato, coè spinto dal seno verso il capezzolo), sarà così per tutti i suoi allattamenti, ma i bambini possono reagire in modo molto diverso e quindi per alcuni può essere un problema, per altri no. Ad esempio, io ho scoperto di avere questo problema con la mia prima figlia, per cui il riflesso era davvero un problema, riusciva a gestirlo male con tutte le conseguenze di irritazione e nervosismo descritte sopra, e aveve anche ricominciato a poppare in modo scorretto, stringendo troppo il seno, per tentare di rallentare il flusso, mentre la mia seconda bimba non si è mai lamentata, e ha imparato fin da piccolissima ad avere a che fare con queste “inondazioni”… tossiva un po’ ma poi si riattaccava tranquilla e andava avanti… Due bimbe, due allattamenti molto diversi!
Il riflesso di emissione si calma comunque entro i primi minuti di suzione, anche se si ripete più volte all’interno di una poppata, ma può essere comunque molto disturbante, quindi vediamo cosa si può fare.
Le strategie che possono aiutare a risolvere questo problema sono:
- allattare in una posizione in cui la testa del bambino sia superiore al seno, come per esempio nella posizione del biological nurturing: mamma seduta ma con la schiena reclinata indietro, a 45°, come fosse semisdraiata, e il bambino appoggiato sulla sua pancia, in verticale, con la testa sopra il seno. In questo modo non dovrebbe sentirsi sopraffatto dal latte che arriva come un fiume in piena, e aiutato dalla gravità dovrebbe riuscire a poppare più tranquillamente
- allattare da sdraiata, per gli stessi motivi descritti nel punto precedente
- allattare con lo stesso seno per tot ore (almeno 3), per tutte le poppate entro quel periodo di tempo. Ad esempio: alle 4 allatto al seno sinistro, alle 6 il bambino mi richiede di essere attaccato e offro ancora il seno sinistro, e in tutte le poppate entro le 7 darò sempre il seno sinistro… Poi dalle 7 alle 10, per tutte le poppate, seno destro, e così via. Essendo il riflesso più forte all’inizio, la cosa dovrebbe migliorare nelle poppate successive allo stesso seno. Ah, attenzione agli ingorghi, le prime volte!
- spremere manualmente un po’ di latte prima di attaccare il bambino, o quando inizia a staccarsi. Il riflesso dovrebbe calmarsi dopo qualche minuto, quindi si può riattaccare il bambino, che dovrebbe trovare una situazione migliorata
- offrire spesso il seno per evitare che si riempia troppo
Questo problema si attenua comunque quasi sempre col passare dei mesi, quando i bimbi, crescendo, imparano a gestire il flusso forte, la produzione si assesta e l’allattamento trova il suo equilibrio… Quando accadrà, potrete finalmente godervi solo le gioie dell’allattamento!

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La mia manovra di rivolgimento

La manovra di rivolgimento

Ecco qui il mio racconto ... A settembre del 2013 inaspettatamente scopro di essere incinta per la seconda  volta ... La gravidanza  procede bene. Durante tutte le visite però, i dottori mi dicono che la bimba e podalica. Arrivo alla 36 settimana ed è ancora così .. Mi spaventa tantissimo dover fare il cesareo, mi spaventa l'anestesia, i punti e soprattutto il fatto di non stringere subito al petto la mia bimba. Il mio ginecologo mi parla della manovra di rivolgimento e subito, senza esitazioni decido di provare. Una settimana fa, digiuna vado all'ospedale di Ciriè. Il dottore mi fa un'ecografia, controlla la placenta, il peso, la posizione e tutto quello che è necessario per poter fare il rivolgimento. Tutto ok. Faccio un tracciato e poi mi preparano come se dovessi fare un cesareo. Indossato il camice entro nella stanzetta dove fanno le ecografie. Mi aspettavano tre dottori e due ostetriche. Una dottoressa ha messo le mani sulla mia pancia. Una sotto il sederino della bimba, l'altra sopra la testolina e sentendo sempre il battito ha cominciato a girarla ... Ho sentito un po' di male ma è un dolore sopportabilissimo. La manovra e durata due  minuti. Dopodiché ho fatto un altro tracciato. Nel pomeriggio sono tornata per un ulteriore tracciato e anche la mattina dopo. Oggi, a distanza di una settimana ho fatto un altro tracciato ... Be' che dire ... Ora aspetto solo che abbia voglia di uscire ..
Consiglierei a tutte di provare a fare la manovra di rivolgimento; è certo meno invasiva e rischiosa di un operazione chirurgica come il taglio cesareo.

mamma Laura ♥