Visualizzazione post con etichetta autosvezzamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta autosvezzamento. Mostra tutti i post

domenica 30 novembre 2014

La ricetta della mamma: la tavola dell’autunno

La ricetta della mamma: 
la tavola dell’autunno

Silvia Garda, mamma di Emma Violetta, 31 anni, appassionata di cucina sia per grandi che per piccolini, eporediese imprestata a Torino, blogger. Mi trovate a questo indirizzo www.diciboincibo.it



Praticare l’autosvezzamento, oltre che ad avvicinare in modo sano e gustoso i bambini ai piaceri della tavola, permette di semplificare notevolmente la vita in famiglia. Non servirà infatti preparare due menù separati, uno per i più grandi e uno per i più piccoli. Preparando piatti semplici, poco conditi e con cotture leggere sarà infatti possibili ottimizzare tempi e costi organizzandosi per portare in tavola un unico pasto ideale per tutti. Per fare questo la cosa migliore è seguire la stagionalità dei prodotti, frutta, verdura in particolare. In questo modo siamo sicuri di avere sempre a disposizione alimenti freschi, di provenienza sicura e poco costosi. È bene dunque tenere a mente quali sono i prodotti che di stagione in stagione possiamo trovare sulle nostre tavole. L’autunno permette di poter consumare gli ultimi prodotti dell’estate come ad esempio melanzane, zucchine e susine e i primi della nuova stagione come fichi, uva e lamponi il tutto spingendosi fino ai prodotti che ci traghetteranno verso l’inverno come la zucca, le mele e le pere. Come le mezze stagioni dicono già dal nome, ci troviamo in bilico tra i prodotti tipici del caldo e quelli del freddo. Si possono così creare piatti originali e pieni di gusto. La frutta ad esempio ci permette di godere, verso settembre, delle ultime delizie dell’estate gli ultimi meloni, le pesche nettarine e le ultime prugne, quindi conviene approfittarne! Andando avanti si possono assaggiare fichi, uva, cachi, kiwi e infine gli agrumi. Mele e pere quasi sempre disponibili non devono mai mancare. In questo modo si può garantire un’ampia varietà senza rischiare di annoiare i bambini. Per quel che riguarda la verdura a settembre troviamo ancora zucchine, pomodori, peperoni e melanzane. Col passare delle settimane arrivano bietole, zucche, radicchio, porri, cavoli e carciofi. Insomma, anche in questo caso non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Detto questo un menù settimanale potrebbe essere questo:
Lunedì
Colazione: come il bimbo è abituato a farla, latte materno (l’ideale) o latte artificiale.
Spuntino: frutta di stagione
Pranzo: passato di verdure (spinaci, patata, cipolla, carote, bietola, zucca), olio crudo e parmigiano. Un pezzettino di pane. Frutta a piacere,
Merenda: yogurt con frutta di stagione
Cena: pollo al vapore con zucchine e patate (andando avanti con la stagione il contorno può essere sostituito con un mix di zucca e patate), un pezzo di pane e della frutta
Martedì
Colazione: come il bimbo è abituato a farla, latte materno (l’ideale) o latte artificiale.
Spuntino: mousse di frutta
Pranzo: pasta con le lenticchie, un pezzetto di pane, frutta
Merenda: frutta frullata con un goccio di latte
Cena: fagioli all’uccelletto, un pezzo di pane, frutta
Mercoledì
Colazione: come il bimbo è abituato a farla, latte materno (l’ideale) o latte artificiale.
Spuntino: frutta frullata con un goccio di acqua e uno spruzzo di limone
Pranzo: riso con ricotta e verdure (alternando zucca, piselli, porro, finocchio), un pezzetto di pane, frutta
Merenda: pane con un filo di olio
Cena: platessa al cartoccio (mettere in un cartoccio un pezzetto di platessa con pomodoro che a settembre è ancora disponibile, patata, uno spicchio di limone, origano, olio), un pezzo di pane, frutta a piacere
Giovedì
Colazione: come il bimbo è abituato a farla, latte materno (l’ideale) o latte artificiale.
Spuntino: frutta di stagione
Pranzo: gnocchi di patate con passata di pomodoro, pane, frutta a piacere
Merenda: mousse di frutta con un biscotto
Cena: robiola con cartoccio di verdure (zucchine nel periodo in cui sono ancora disponibili, zucca, cipolla rossa, carota, biete), pane, frutta
Venerdì
Colazione: come il bimbo è abituato a farla, latte materno (l’ideale) o latte artificiale.
Spuntino: frutta frullata con un goccio di latte
Pranzo: crema di legumi (piselli, fagioli, ceci a scelta. Basta passarli col passino a mano per eliminare le bucce) con pastina a scelta, pane, frutta a piacere
Merenda: yogurt con frutta
Cena: polpette di merluzzo dorate al forno (cuocere al vapore dei filetti di merluzzo, tritarli grossolanamente, aggiungere un uovo, prezzemolo, origano, far delle polpette, impanare e cuocere in forno a 180° per 10 minuti) con spinaci all’olio, pane, frutta a piacere
Sabato:
Colazione: come il bimbo è abituato a farla, latte materno (l’ideale) o latte artificiale.
Spuntino: mousse di frutta
Pranzo: spezzatino di pollo con patate e carote, pane, frutta a volontà
Merenda: torta di mele
Cena: Pizza, frutta a volontà
Domenica:
Colazione: come il bimbo è abituato a farla, latte materno (l’ideale) o latte artificiale.
Spuntino: torta di mele
Pranzo: polpette di carne e spinaci, patate al forno, pane e frutta a piacere
Merenda: pane e marmellata
Cena: teglia di patate e zucca gratinate, pane, frutta
Ho cercato di immaginare una dieta il più varia possibile, che comprenda tutti gli alimenti che dovrebbero esserci sulla tavola. Per il sabato e la domenica anche qualche golosità, come la pizza, la torta di mele e le polpette! Perché una dieta bilanciata permette anche qualche strappo alla regola. Questo è ovviamente solo un esempio di quello che può essere il menù settimanale di una famiglia con bimbi piccoli.
Ed ecco qui la ricetta dei fagioli all’uccelletto!
Questo piatto, tipico della tradizione Toscana, è un modo ideale per portare in tavola i legumi, fonte preziosa di proteine vegetali. In questo caso ho scelto di utilizzare i fagioli secchi (pratici da tenere in casa ma che necessitano ahimè di un lungo tempo di ammollo. Potete però anche utilizzare i fagioli borlotti freschi o eventualmente anche quelli in scatola, sciacquandoli molto bene dal loro liquido).
In questa occasione ho deciso di utilizzare i fagioli con l’occhio. Sono i fagioli con una macchiolina nera, piccoli e con un tempo di ammollo che va dalle 6 alle 12 ore. E hanno circa 40 minuti di cottura.
Per 4 persone l’ideale sono:
250 gr di fagioli con l’occhio secchi
3 cucchiai di olio
2 spicchi d’aglio
400 gr di passata o sugo di pomodoro
una decina di foglie di salvia
sale e pepe qb

Mettete i fagioli in ammollo per tempo. Trascorse almeno 6 ore scolateli dall’acqua in cui hanno riposato e fateli lessare in acqua bollente non salata per almeno 45 minuti (i legumi ricordatevi sempre di salarli a fine cottura, altrimenti resteranno duri).
Scolateli e versateli in un tegame dove avrete fatto appassire i due spicchi d’aglio interi, sbucciati e schiacciati con le foglie di salvia. Fateli insaporire per almeno 1o minuti mescolando di tanto in tanto.
Trascorso questo tempo eliminate l’aglio e aggiungete la passata di pomodoro (o il sugo se ne avete che avanza), salate e pepate (poco se ci sono i bambini, al massimo aggiungete il pepe direttamente nei singoli piatti). Proseguite la cottura per circa 15 minuti. Spegnete e servite caldo.
L’accompagnamento ideale è con pane toscano tostato, se ve ne avanzano, sono perfetti come condimento per pasta o riso.



Per scaricare il magazine di cui fa parte questo articolo clicca qui!



martedì 24 giugno 2014

La ricetta della mamma: dispense sul'auto-svezzamento

La ricetta della mamma: 
Silvia Garda, mamma di Emma Violetta, 31 anni, appassionata di cucina sia per grandi che per piccolini, eporediese imprestata a Torino, blogger. Mi trovate a questo indirizzo www.diciboincibo.it

“Care mamme, in questo periodo sono stata chiamata a parlare di auto-svezzamento alle mamme; in questo numero ho scelto di postarvi la dispensa dei nostri incontri. Per ogni dubbio o informazione resto a vostra disposizione. “






L’avvicinarsi del sesto mese di vita di un bambino rappresenta per molte mamme e per molti papà una tappa ricca di paure, questo perché il sesto mese è il momento che viene considerato il via per lo svezzamento. Al latte dovrebbe cioè essere sostituito in maniera più o meno graduale il cibo.
Ed ecco che si susseguono  miti, leggende metropolitane, paure, timori, speranze e dubbi. La televisione e i giornali ci bombardano con prodotti pronti destinati all’alimentazione dei più piccoli. Frasi strane che fanno riferimento ai primi 1000 giorni del bambino, viene così instillato il dubbio che lo svezzamento debba seguire una metodologia industriale, da catena di montaggio. Ma in un paese come l’Italia, in cui il cibo è cultura, amore, passione e convivialità lo svezzamento si può veramente ridurre a qualche scatoletta o barattolino?
Sono molti i miti sullo svezzamento che vanno sfatati. Il primo di tutti è il nome stesso “svezzamento”, vi siete mai chiesti cosa voglia dire? Vuol dire togliere un vizio, in pratica è come se il “vizio” del latte venisse tolto per far spazio a un’alimentazione corretta. Ma il latte può davvero essere considerato un vizio? Specialmente il latte materno?  No, è l’alimento perfetto, calibrato dal seno materno per venire incontro ad ogni esigenza del piccolo. Per questo motivo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sostiene l’allattamento oltre il sesto mese e fino anche al secondo anno di vita, se questa pratica è gradita a mamma e bambino. Sarebbe quindi più utile parlare di alimentazione complementare, complementare cioè all’alimento base che continuerebbe ad essere il latte materno.
Perché attendere il sesto mese di vita per iniziare l’alimentazione complementare?
Molti sono i motivi che spingono ad attendere almeno il compimento del sesto mese di vita per l’inizio dell’alimentazione complementare.
·         Innanzitutto la capacità del bambino di star seduto da solo. Già da solo questo segno dovrebbe infatti far capire ad una mamma se è il caso di attendere o meno l’inizio del passaggio al cibo solido. Il bambino deve infatti essere in grado di mantenere una postura eretta nel caso in cui venga fatto sedere su di un seggiolone o un supporto simile.
·         Vi è poi da tener conto del riflesso di estrusione, che normalmente permane fino alla soglia dei sei mesi. Questo riflesso fondamentale nei primi mesi di vita, permette ai neonati di poppare, dal seno materno o dal biberon, fa si che il bambino tiri fuori la lingua quando vengono stimolate le labbra, in questo modo il cibo solido presente nella bocca viene spinto fuori. Fintanto che persiste questo riflesso è opportuno dunque evitare di introdurre cibi solidi o meno solidi nella bocca del bambino.
·         Le manifestazioni di interesse dei bambini nei confronti di quello che fanno i grandi durante il momento dei pasti. Il bambino deve dimostrare curiosità, attrazione e interesse per il cibo e deve voler imitare gli adulti manipolando, scoprendo con tutti i sensi e portando alla bocca il cibo.
È quindi giusto che i genitori vivano questo momento con la giusta consapevolezza e con una buona dose di ottimismo. Inteso in questo modo lo svezzamento sarà un momento piacevole per tutta la famiglia.
Cosa vuol dire e in che modo cambiano le abitudini di una famiglia che sceglie lo svezzamento?
Decidere di intraprendere l’autosvezzamento con i propri bambini vuol dire intendere questa fase della crescita come molto partecipata da tutta la famiglia. Il momento del pasto deve diventare un momento di scoperta e di accrescimento. I genitori devono offrire ai bambini una vasta gamma di alimenti, sani, freschi, in cui vengono privilegiate cotture delicate e cibi di stagione. Sembra incredibile ma quando si decide di seguire questa metodologia tutta la famiglia può contare su notevoli vantaggi. Seguendo cioè un’alimentazione corretta, con pochi grassi raffinati, zuccheri, sale tutti i membri della famiglia ne trarranno immenso vantaggio.
In cosa consiste l’autosvezzamento?
Con l’autosvezzamento bisogna scordarsi tutte quelle “regole” per cui arrivati a una certa età, solitamente i 6 mesi, al bambino iniziano ad essere sostituiti i pasti al latte. Con l’autosvezzameno il latte rimarrà il principale alimento del bambino sino a quando sarà lui stesso a deciderlo. Dovrà infatti essere invogliato, spinto ad assaggiare i cibi dei “grandi” dalla curiosità. Per questo motivo diventa fondamentale condividere il momento del pasto con tutta la famiglia, senza distrazioni come la tv. Questo deve diventare un momento di scambio a 360°.
Il bambino i primi tempi sarà incuriosito, proverà a pacioccare nel piatto dei genitori, tenterà di portarsi alla bocca qualche pezzo che inizialmente ciuccerà. Quasi sicuramente le prime volte sputerà tutto, che strano trovarsi tra i denti qualcosa con un gusto e una consistenza così strani. Meglio il seno di mamma o la tettarella del biberon. Per le prime settimane infatti quasi tutti i pasti del bambino si concluderanno con una bella bevuta di latte. Non attendetevi dal primo giorno bambini sazi di cibo, anzi!
A loro il nutrimento in ogni caso non mancherà, si sazieranno e riceveranno tutto ciò di cui hanno bisogno dal latte. È infatti errato temere che il bambino “non mi mangia”, loro sono delle macchine perfettamente capaci di regolarsi da soli.
Cosa deve contenere una dieta adatta ad un bimbo? Nulla di più e nulla di meno di quello che contiene la dieta di noi adulti, bisogna eliminare quanto più possibile il sale e sostituirlo con spezie ed erbe fresche. Via libera al prezzemolo, specialmente con carne, pesce e legumi. La vitamina c in esso contenuta favorisce in maniera esponenziale l’assimilazione del ferro contenuto in questi alimenti. Poi il basilico, ora che c’è la bella stagione è perfetto per aromatizzare sughetti e pietanze varie, l’erba cipollina sa dare un gusto saporito anche ai piatti più semplici, un pizzichino di scorza di limone (a patto che sia di limoni non trattati e ben lavati), la curcuma una spezia dal potente effetto antinfiammatorio che colora magicamente tutti i piatti di giallo senza alterare troppo i sapori, poi lo zafferano, l’origano, il finocchietto per quei bimbi che amano i gusti un po’ più dolciastri, il rosmarino  e la salvia.
In cosa si differenziano lo svezzamento classico e l’autosvezzamento?
  • intanto non ci sono delle “tappe”, non c’è un momento di inizio scandito da un pediatra o dalla mamma. Si inizia in base al bambino, quando lui ci dimostrerà di essere pronto per il cibo “dei grandi” ecco che sarà arrivato il momento adatto per iniziare,
  • non viene introdotto un pasto completo alla volta sostituendo il seno o il biberon, ma si procede per piccoli assaggi via via sempre più grandi fino al punto in cui gli assaggi saranno sufficienti a soddisfare la fame del bambino. Per i primi tempi infatti il grosso del nutrimento continuerà ad arrivare dal latte,
  • con l’autosvezzamento il bambino condivide il momento del pasto insieme alla famiglia, non si assiste a bambini che vengono nutriti in momenti separati per lasciare mangiare li grandi “tranquilli”,
  • anzichè utilizzare pappe, omogeneizzati e cibi in crema per bambini (industriali o casalinghi, qui la differenza non c’entra), si condivide con il bambino il cibo della famiglia,
  • cambia la gradualità con cui si intraprende questo percorso. Con lo svezzamento tradizionale si passa dalla consistenza delle pappe: crema, crema con pezzettini, crema con pezzettoni, cibo in pezzi. Nell’autosvezzamento la gradualità è segnata dal passaggio da microassaggi ad assaggi sempre più consistenti di cibo.

Perché si dovrebbero evitare le varie pappe presenti in commercio?
In commercio esistono oggi numerose case che producono alimenti per la prima infanzia, pappe, omogeneizzati, farine e simili.
Cerchiamo di fare un po’ il punto della situazione, perché a lungo andare conviene di più seguire la linea dell’as? Per diversi motivi, intanto per una questione economica, questi alimenti per così dire specializzati hanno dei costi veramente elevati, scegliere di nutrire il proprio figlio in questo modo implica una notevole incidenza sul budget familiare.
Per abituare i bambini al gusto vero degli alimenti. Questi prodotti essendo tutti industriali difficilmente abitueranno i nostri bambini a conoscere, gustare e preferire i prodotti naturali. Avete mai provato ad annusare un barattolino di omogeneizzato? Sia esso di carne, pesce o verdura? Vi passerebbe mai per la mente l’idea di mangiarlo? Se la risposta è  no, perché mai lo dovreste dare al vostro piccolo? Idem per le varie farine di tapioca o simili, chi mai ha mangiato la tapioca? Perché allora dovremmo darla al nostro piccolo?
Abituarli alle varie consistenze secondo i giusti tempi. Questi prodotti nascono per sopperire ai bisogni di quei bambini, magari nati prematuri o con patologie particolari, che necessitano di iniziare lo svezzamento antetempo. Sono bambini che non si trovano ancora nelle condizioni di saper masticare o avere a che fare con cibi solidi o semi solidi. Se si rispettano tutte le tappe, avendo cura di non forzare il bambino a mangiare quando ancora lui non si sente pronto, non ci sarà bisogno di ricorrere a questi prodotti. Se il bambino non è ancora nella condizione di mangiare il latte continuerà ad essere l’alimento da preferire.
Cosa e quali alimenti dare al proprio bambino?
Tutti i vari nutrienti devono essere considerati quasi come dei “mattoncini” da unire insieme, la dieta del bambino dovrà quindi contenere proteine, carboidrati, zuccheri semplici, grassi, Sali minerali e vitamine
Ognuno di questi elementi è contenuto in quantità diverse nei vari cibi, è quindi utile capire come e in che quantità dare i vari alimenti.
·         Frutta e verdura: è il gruppo di alimenti che contiene la maggior quantità di fibre, Sali minerali, acqua e vitamine. Il loro consumo deve essere quotidiano, privilegiando se possibile prodotti di stagione e di zona. La frutta è un ottimo fuori pasto per saziare attacchi di fame improvvisi, la verdura è ideale come accompagnamento, intera, schiacciata, passata o frullata, come condimento per la pasta o come contorno. È importante consumare questi cibi più volte al giorno specialmente nella stagione calda, variando la qualità. In caso di stitichezza (che può subentrare con l’inizio dello svezzamento) può essere utile abbondare con verdure come zucchine, zucca e verdura a foglia verde limitando invece alimenti come le patate e le banane.
·         Cereali:  i cereali sono la principale fonte di carboidrati, cioè ciò che fornisce energia al corpo. Esistono diversi tipi di cereali ed è bene abituare da subito i bambini a questa varietà, in questo modo conosceranno gusti e consistenze diverse. Si potranno offrire riso, grano, mais, orzo, miglio, semolino, cous cous, pane, bulgur. Meglio attendere i 2 anni per i cereali integrali.
·         Carne: principale fonte di proteine animali e ferro. Viene consigliato un consumo di circa 30/40 gr in una giornata. È possibile proporre ai bambini diverse tipologie di carne: pollo, tacchino, manzo, vitello, agnello, maiale. Le cotture ideali sono al vapore, bollito o al forno.
·         Legumi: l’alternativa ideale alla carne, forniscono proteine vegetali, ferro e sono povere di grassi. È consigliabile, almeno inizialmente, passarli sempre col passaverdure per eliminare le bucce che danno origine alla fermentazione nello stomaco con conseguente difficoltà di digestione.
·         Pesce: come la carne è un’ottima fonte di proteine con in più grandi dosi di omega 3. Vanno bene sia i pesci di mare che di acqua dolce, da prediligere pesce azzurro. Va benissimo anche quello surgelato purchè si rispetti la catena del freddo.
·         Formaggi: un’ulteriore fonte di proteine, calcio, grassi. Può essere sia formaggio fresco come la ricotta che più stagionato come il parmigiano. Nel primo caso si può abbondare con le dosi, nel secondo è meglio non esagerare per la presenza di sale.
·         Uovo: anche questo alimento è un’ottima fonte di proteine da offrire in sostituzione degli altri. Può andare bene 1 o 2 volte alla settimana, cotto sotto forma di stracciatella, sodo o alla coque. Inizialmente si può scegliere di dare solo il tuorlo da integrare poi con l’albume. Non ci sono limitazioni sull’età in cui iniziare, l’unico vincolo è la presenza in famiglia di persone con intolleranze, in questo caso può essere utile rivolgersi al medico.
·         Olio: l’ideale è l’extravergine di oliva che fornisce acidi grassi. L’ideale è un cucchiaio abbondante per ogni pasto, è possibile aumentare la dose in caso di stitichezza.
Sarebbe bene limitare quanto più possibile succhi di frutta, merendine, biscotti, insaccati e cibi eccessivamente raffinati. Questo non solo per i bambini ma per l’intera famiglia.
Ed ecco un piccolo e utile ricettario
Cous cous di verdure:
per 2 adulti e 1  bambino:
150 gr di cous cous
2 zucchine piccole o 1 grande
1 carota
2 pomodori picadilly
1/2 di cipolla rossa
Basilico in abbondanza
Olio
Mettere a cuocere al vapore le verdure per circa 15 minuti.
Tenere da parte l’acqua di cottura e utilizzarla per cuocere il cous cous (mettere in una ciotola 150 gr di cous cous e 150 ml di acqua di cottura delle verdure bollente, attendere 5-10 minuti che il cous cous l’abbia assorbita tutta e di tanto in tanto sgranare con una forchetta).
Nel frattempo sminuzzare o tritare col mixer le verdure e il basilico, unire questo composto al cous cous e condire con un abbondante giro d’olio.
È possibile aggiungere parmigiano o un cucchiaio di ricotta.


Sformato di verdure goloso
Gli ingredienti per 2 adulti e un nanerottolo sono:

3 zucchine
2 patate di media grandezza
100 gr di piselli
2 uova
100 gr di stracchino
1 cucchiaio di parmigiano grattugiato
Pangrattato q.b.
1 cucchiaio di olio extravergine
erba cipollina
prezzemolo
basilico

Prendete le zucchine e le patate sbucciate e tagliatele a tocchetti, mettetele insieme ai piselli a cuocere a vapore per circa 15 minuti.
Passate tutte le verdure con lo schiaccia patate, in questo modo otterrete un composto omogeneo e le bucce dei piselli verranno trattenute.
Al composto di verdure ancora caldo aggiungete lo stracchino e il cucchiaio di parmigiano. Amalgamate mescolando, a questo punto aggiungete le 2 uova e fatele incorporare al tutto.
Evitate di utilizzare il sale e profumate lo sformato con erbe aromatiche in quantità. Io per questa ricetta trovo perfetti erba cipollina, prezzemolo e basilico. Danno un gusto fresco e saporito al tutto.
Versate il composto in una pirofila ricoperta di carta da forno e cospargete con il pangrattato, qualche goccia di olio qua e la, e infornate in forno statico per circa 20 minuti a 180°.
E’ un piatto completo, ci sono infatti i carboidrati delle patate, le proteine delle uova e le verdure. Lo stracchino rende tutto più cremoso e goloso.
E’ comodo anche da preparare in anticipo e mangiare tiepido (anche freddo è buonissimo!), magari per un bel pic nic o per una festa tra compagni di classe!
Buon appetito e ricordatevi che a mangiar bene si incomincia da piccolini!

Polpette di tonno
Per circa 10/15 polpette servono:
160 gr di tonno sott’olio (2 scatolette)
2 confezioni di philadelphia o di robiola (a piacere, volendo si può sostituire con della ricotta o con del caprino)
2 cucchiai di Parmigiano Reggiano
pangrattato per impanare (io ho utilizzato un pangrattato fatto sul momento grattuggiando dei grissini)
1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
aromi a piacere: scorza di limone, prezzemolo, basilico, timo, erba cipollina

Scolate il tonno dall’olio e mettetelo in una terrina, trituratelo grossolanamente con una forchetta. Aggiungete il formaggio (philadelphia, robiola, ricotta o caprino a seconda dei gusti), amalgamate tutto.
Aggiungete il parmigiano, l’olio e sbizzarritevi con i profumi che preferiti. Io in questo caso ho aggiunto la scorza di un limone non trattato, del prezzemolo, qualche stelo di erba cipollina, timo e timo al limone. Avevo voglia di un gusto fresco ma comunque saporito.
Aiutandovi con due cucchiaini create delle piccole polpettine (in questo modo sarete sicuri di avere tutte le polpette della stessa dimensione), si possono formare le polpettine anche con le mani, ricordatevi solo di inumidirvele per evitare che il composto si attacchi alle dita.
Passate le polpette nel pangrattato e disponetele su una teglia coperta di carta forno.
Prima di infornate versate 1 goccia di olio extravergine su ogni polpetta. Cuocete a 180° per circa 15 minuti.
Per un effetto più sfizioso potete mescolare il pangrattato con dei semi di papavero o di sesamo. In questo modo avrete un gusto più particolare e una consistenza ancor più scrocchiarella.
L’idea in più è presentare queste polpettine in un cono di carta da macellaio, in alternativa potete proporle in versione finger food infilzando ogni polpetta con uno stecchino colorato (quelli della foto li acquistati da Tiger). Per ogni polpetta un colore diverso. Ed è subito festa!
Buon appetito!

Pancotto con seirass o ricotta
Gli ingredienti per 4 persone sono:
500 gr di pane raffermo (io uso metà pane senza sale e metà pane normale)
1,5 lt di acqua
1 lt di brodo di carne non salato
½ bicchiere di olio extravergine di oliva
50 gr di burro
60 gr di parmigiano
Pepe (per i più grandi)
2 tuorli d’uovo
1 cucchiaio di seirass a porzione
Prendete il pane e riducetelo in pezzetti, mettetelo in una ciotola capiente e copritelo con l’acqua. Lasciate riposare per circa 1 ora, finochè il pane non avrà assorbito tutto il liquido.
Trasferite il tutto in una pentola e accendete il fuoco. Fate scaldare e aggiungete il brodo di carne (preparato mettendo a cuocere a freddo un pezzo di bollito con l’osso insieme a una carota, una costa di sedano, una cipolla, un pomodoro e qualche foglia di prezzemolo, in questo caso usandolo per i bambini piccoli non conviene salare, altrimenti una presa di sale grosso è perfetta), mescolate tutto con un cucchiaio di legno e poi con una frusta fino a che il pane non si è sminuzzato diventando quasi una crema.
A questo punto aggiungete il burro e l’olio continuando a mescolare. A fine cottura, dopo circa 30 minuti, aggiungete a fuoco spento i due tuorli e il parmigiano. Non abbiate paura, i tuorli d’uovo cuoceranno grazie all’elevato calore e renderanno il piatto completo.
Servite le varie porzioni di pancotto e sopra ogni piatto disponete una generosa cucchiaiata di seirass che, mescolato, darà un sapore ancora più gustoso.
Specialmente per i più piccoli sarà irresistibile!
Che cos’è il seirass?
È una ricotta piemontese, ottenuta dalla lavorazione di latte vaccino, ovino e caprino, in purezza o misto. Ha un sapore più burroso e gustoso rispetto alle tradizionali ricotte, grazie al siero ovino (da qui il nome seirass) che viene utilizzato nel processo produttivo. Grazie anche all’aggiunta di panna a fine lavorazione il suo gusto risulta unico e gradevolissimo. È particolare il metodo di conservazione, le varie forme di seirass vengono infatti fatte riposare tra il fieno fresco (da qui il nome seirass dal fen).
A questo punto buon appetito e sbizzarritevi in cucina con i vostri bambini
Pasta al pomodoro
Per 1 adulto e un bambino le dosi sono queste:
150 gr di pasta di piccolo formato o 120 di pastina all’uovo
2 pomodori cuore di bue molto maturi
un pezzetto di cipolla rossa di Tropea
foglie di basilico
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
2 cucchiai abbondanti di ricotta
origano a piacere
1 pizzico di sale

Sbucciate i pomodori, eliminate la parte centrale più dura, tagliateli a pezzettoni e metteteli in un pentolino.
Aggiungete 2 cucchiai di acqua, la cipolla, metà delle foglie di basilico spezzettate, 1 cucchiaino di olio, l’origano e il pizzico (veramente piccolo) di sale.
Mettete sul fuoco e fate cuocere qualche minuto, il tempo che i pomodori si disfino e il tutto prenda un buon profumo di sugo.
Allungate con 2 bicchieri di acqua e, appena riprende il bollore, senza salare buttate la pastina.
Fate cuocere e poi scolate, con un colino, sopra un piatto.
Distribuite la pastina nei due piatti, aggiungete la ricotta, il restante olio, il basilico e se necessario allungate con un pochino dell’acqua di cottura che avete tenuto da parte.
Cuocendo la pastina così, tutto assumerà un ottimo sapore, non sarà necessario aggiungere altro sale (volendo neanche per la mamma). E’ un ottimo piatto da preparare in questo periodo. I pomodori sono al massimo della loro forma, saporiti, succosi e di un rosso favoloso. Sbizzarritevi pure, cuori di bue, pachino, perini…fate un bel mix, insomma date sfogo alla fantasia! E poi basilico, origano, erba cipollina. Se non vi piace la ricotta, perfetto è anche il Parmigiano Reggiano.
Questo diciamo che può essere considerato un ottimo pranzetto, con un po’ di frutta alla fine sarà perfetto.
Gli attrezzi del mestiere:
Non serve attrezzare la cucina con strani aggeggi, sono perfettamente adatti i classici utensili che tutti abbiamo in casa. Ecco cosa serve:
forchetta per sminuzzare patate e verdura bollita
coltello per tagliuzzare carne, pesce e pasta
grattugia per grattugiare formaggi e frutta
schiacciapatate per ottenere purè e creme di verdura
passaverdura per passare i legumi
frullatore per creare frullati e passati di verdura
pentola per cuocere a vapore (va benissimo una classica pentola per la pasta in cui inserire un cestello apposito o direttamente lo scolapasta)
Piccolli trucchi scaccia fatica!
Per rendere più semplice il momento dello svezzamento ecco tanti semplici trucchi scaccia fatica e risparmia tempo!
Quando avete l’occasione andate al mercato, comprate le verdure che preferite e fatele a piccoli pezzi, preparate tanti sacchetti da congelare con verdure miste (carote, zucca, zucchina, bietole, spinaci, cipolla, patata, piselli, fagioli…). Quando vi mancherà il tempo avrete già la base per un ottimo passato di verdura, mettete tutto in una pentola, coprite a filo con acqua, aggiungete 1 cucchiaio di olio e fate cuocere per 40 minuti circa.
Quando preparate il brodo di carne (mettete in una pentola un bel pezzo di carne da bollito, con o senza l’osso, come preferite, una costa di sedano, una carota, una cipolla, una piccola patata e un po’ di prezzemolo), quello che non utilizzate congelatelo nelle formine del ghiaccio, avrete subito un’ottima alternativa al dado, un po’ di sapore da aggiungere qua e la ai vari piatti.
Il bollito di carne (vedi ricetta sopra) è un piatto fanastico. Sul momento si mangia la carne, con quello che avanza si fanno le polpette, il brodo va bene per un risotto o una zuppa e se ne avanzate si fanno i cubotti congelati.
Tritate e surgelate le erbe aromatiche, anche in inverno avrete sempre a disposizione profumi da aggiungere ai vostri piatti.
Preparate del sugo in abbondanza e surgelatelo, all’occorrenza anche quando siete in ritardassimo, un piatto gustoso salta fuori.
Se avete timore che con lo svezzamento i vestiti dei vostri bambini si sporchino irrimediabilmente acquistate quei bavaglioli fatti a maglietta, in questo modo maniche e busto saranno sempre salvi! In alternativa una vecchia t shirt del papà è perfetta.
Il per carbonato di sodio è un ottimo alleato dei vestiti puliti, costa meno dei vari smacchiatori, è meno inquinante  e funziona meglio.
Per saperne di più
Ecco alcuni siti o libri che possono essere utili.
www.uppa.it sito web di un pediatra per amico. Esiste anche la rivista cartacea
www.salute.gov.it sito web del ministero della salute con tutti i riferimenti anche alle ricerche dell’OMS
www.autosvezzamento.it
gruppi facebook:
auto svezzamento – la pagina ufficiale di auto svezzamento.it
io mangio con te – alimentazione complementare e svezzamento senza stress
libri:
Io mi svezzo da solo! Dialoghi sullo svezzamento di Lucio Piermarini. Ed. Bonomi Editore

IL mio bambino non mi mangia. Consigli per prevenire e risolvere il problema. Di C. Gonzales. Ed. Bonomi Editore

venerdì 23 maggio 2014

Mamma senza filtro...che fretta c'è? svezzamento

Mamma senza filtro
Il mio lavoro da tre anni e mezzo è uno solo, il più bello del mondo: essere Mamma di due bambini, Christian di tre anni e mezzo e Fiamma di due anni. Una mamma alla quale piace informarsi e informare e possibilmente far conoscere e capire falsi miti sull’infinito mondo dei bambini.  https://www.facebook.com/groups/mammeitalia/ 
Per segnalazioni scrivetemi alla mail: syluna@libero.it

Che fretta c’è?
Questo articolo deriva da diversi messaggi privati ricevuti dopo che nel mio gruppo si è parlato di svezzamento e autosvezzamento. Queste mamme mi hanno scritto perché rimaste sconcertate da tanta fretta  nel svezzare i bimbi dopo che alcune madri scrissero di aver iniziato a dare le prime pappe attorno ai 2/3 mesi.
Pertanto cerchiamo di capire come e perché innanzitutto alcuni pediatri dovrebbero un po’ aggiornarsi e perché non è assolutamente buona cosa iniziare cosi presto:
·         È capace di stare seduto senza aiuto
·         Perde il riflesso di estrusione che fa sì che i bambini spingano fuori il cucchiaio con la lingua.
·         Mostra interesse per il cibo degli adulti
·         Sa mostrare di avere fame e di essere sazio con i suoi gesti. Al vedere avvicinarsi un cucchiaio, il bambino che ha fame apre la bocca e muove la testa verso il cucchiaio. Invece il bambino che è sazio chiude la bocca e gira la testa di lato… Quando il bambino è troppo piccolo per mostrare chiaramente la sua sazietà, si corre il rischio che la madre, senza rendersene conto, gli dia più cibo di quello che lui vuole.
Non sono forse questi i segnali che vanno ricercati più che fissarsi con il calendario? Difficile dire quale di loro sia il più importante. Probabilmente è la perdita del riflesso di estrusione poiché se è ancora troppo forte tutto quel ben di Dio che un povero genitore sta provando a far mangiare al proprio bambino finirà sul bavaglino, per terra, sul seggiolone, in faccia al genitore, ecc; insomma dappertutto, eccetto nel pancino del bambino stesso; non parliamo poi dello stato d’ansia in cui si ritroverà il genitore e il nervosismo del bambino ogni volta che si avvicina il momento della tortura del pasto. OK, il tutto accadrà intorno ai 6 mesi, ma potrebbe succedere prima, come dopo. Per questo è così importante parlare di alimentazione complementare a richiesta, in quanto è il bambino a dover segnalare chiaramente che è pronto a sperimentare con qualcosa di nuovo. Abbiamo parlato di recente di un articolo che spiega che imboccare, tra le altre cose, aumenta il rischio di obesità, per cui è importante che il bambino possa cibarsi da solo. Inoltre deve riuscire a stare seduto (avete provato a mangiare da semisdraiati?) e avere capacità motorie abbastanza sviluppate da far capire al genitore che il troppo è troppo e che il resto della pappa se la può mangiare lui… Dopotutto, se il bambino riesce a fare tutto da solo, rotolarsi, mettersi in piedi, camminare, parlare, spannolinarsi, mangiare (se allattato), possibile che l’unica cosa che sarebbe COMPLETAMENTE incapace di fare autonomamente è nutrirsi tra gli X e gli Y mesi? (Ognuno può sostituire a X e Y i numeri che preferisce per indicare l’inizio e la fine dello svezzamento.) Se così fosse, come ha fatto l’umanità fino ad ora? Perché dobbiamo cominciare a svezzare i bambini, come tanti (troppi) pediatri italiani si ostinano a fare, a 3-4-5 mesi quando non sanno stare ancora seduti da soli, hanno ancora il riflesso di estrusione e, cosa più importante di tutte, si trovano benissimo con il loro bellissimo latte? Perché in questa decisione così importante non si prende in considerazione quello che è il protagonista di questa vicenda? No, non alludo al genitore che DÀ la pappa (nonostante in molti lo credano, forse inconsciamente), ma al bambino che (almeno in teoria) la RICHIEDE. Tutto questo cominciare anticipatamente fa assomigliare il periodo dello svezzamento a una gara per vedere chi arriva prima; come mi hanno insegnato al liceo, cui prodest? Pensiamo allo svezzamento come al breast crawl del cibo solido: il bambino trova da solo quello che gli serve, quando gli serve. Ricordiamoci che indipendentemente da quando si inizia e dall’approccio usato, tutti, ma proprio tutti alla fine mangeranno i solidi e abbandoneranno il latte; per cui perché non rendere la vita più facile a tutti rispettando quelli che sono i tempi naturali del bambino? Questo modo di pensare che libera sia il bambino che il genitore dalla schiavitù del calendario-tiranno in alcuni potrà creare dei problemi.

Ricordiamoci che quanto riportato vale sia se si allatti al seno che no.
A voi la scelta di ascoltare pediatri e dottori che vi fanno svezzare i bimbi cosi piccini o a voi la scelta di informarvi.


mamma silvia ♥

I miei bimbi si svezzano da soli

I miei bimbi si svezzano da soli
La mia bimba aveva 5 mesi e mezzo ed era ora di pensare allo svezzamento; con le idee molto confuse chiesi alla pediatra se dovevo iniziare con la frutta e lei mi sorrise e mi rispose “sa che non serve a nulla?”. Come, non serve a nulla?? E abituarsi al cucchiaino? Ai nuovi sapori? All’alba dei 6 mesi come poteva bastare solo il mio latte? Che catastrofe mi attendeva quindi? Sempre più in panico cercai il ricettario del cuoci-pappa e mi feci coraggio: da domani si inizia! A mezzogiorno, puntualissima, ecco lì la prima brodaglia insipida e dal colore rivoltante pronta per l’assaggio (io l’ho assaggiata: che schifezza!). Ovviamente la mia Lucia, molto più competente in materia di me, rifiutò categoricamente. E tutto finì giù per il lavandino. Dopo 5 giorni di tentativi ci rinunciai ed iniziai a farmi qualche domanda: ma perché a sei mesi mica “scade” il mi latte, no? Possibile che le nostre bis-tris-nonne ci avessero preparato omogenizzato+farina+brodino? Inverosimile. Così scoprii una corrente di pensiero diversa: l’autosvezzamento. Lessi “io mi svezzo da solo” e mi si aprì un mondo nuovo! Il bambino è competente, ha i suoi gusti, i suoi tempi; basta rispettarli ed dargli fiducia. Da allora Lucia è seduta a tavola ogni giorno con noi, a toccare, esplorare ed assaggiare lo stesso cibo che mangiamo noi, e da quel giorno anche noi mangiamo molto più sano!
Cosa può mangiare un bambino? Tutto ciò che è sano dai 6 mesi in poi, basta usare il buonsenso e rispettare i suoi tempi, senza forzature ed integrando ogni pasto con il latte se lo desidera.  E prima dei 6 mesi? Solo latte, che sia di mamma o artificiale.
Niente di più semplice.                                  


♥ mamma Paola ♥

lunedì 5 maggio 2014

La ricetta della mamma: Polpette di tonno

La ricetta della mamma: 

Silvia Garda, mamma di Emma Violetta, 31 anni, appassionata di cucina sia per grandi che per piccolini, eporediese imprestata a Torino, blogger. Mi trovate a questo indirizzo www.diciboincibo.it

Polpette di tonno

E’ un dato di fatto, se i bambini non ne vogliono sapere di mangiare qualcosa la soluzione è solo una. La polpetta. Sembra strano ma anche il cibo che proprio non va giù se presentato in formato polpettoso viene mangiato che è un piacere. Chissà cos’avranno mai queste pepite dorate di così attraente da piacere a tutti, grandi e piccolini.
Queste polpette sono tra le mie preferite, vanno bene per tutti, grandi e piccini. Io le ho preparate per Emmina ma anche io e Luca ce le siamo scorpacciate alla grandissima. Questa ricetta è bella perchè è facile, non si deve pesare nulla, non ci sono ingredienti predefiniti e si fa veramente in un battibaleno.
Il risultato è molto carino oltre che buonissimo!

Per circa 10/15 polpette servono:
160 gr di tonno sott’olio (2 scatolette)
2 confezioni di philadelphia o di robiola (a piacere, volendo si può sostituire con della ricotta o con del caprino)
2 cucchiai di Parmigiano Reggiano
pangrattato per impanare (io ho utilizzato un pangrattato fatto sul momento grattuggiando dei grissini)
1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
aromi a piacere: scorza di limone, prezzemolo, basilico, timo, erba cipollina

Scolate il tonno dall’olio e mettetelo in una terrina, trituratelo grossolanamente con una forchetta. Aggiungete il formaggio (philadelphia, robiola, ricotta o caprino a seconda dei gusti), amalgamate tutto.
Aggiungete il parmigiano, l’olio e sbizzarritevi con i profumi che preferiti. Io in questo caso ho aggiunto la scorza di un limone non trattato, del prezzemolo, qualche stelo di erba cipollina, timo e timo al limone. Avevo voglia di un gusto fresco ma comunque saporito.
Aiutandovi con due cucchiaini create delle piccole polpettine (in questo modo sarete sicuri di avere tutte le polpette della stessa dimensione), si possono formare le polpettine anche con le mani, ricordatevi solo di inumidirvele per evitare che il composto si attacchi alle dita.
Passate le polpette nel pangrattato e disponetele su una teglia coperta di carta forno.
Prima di infornate versate 1 goccia di olio extravergine su ogni polpetta. Cuocete a 180° per circa 15 minuti.
Per un effetto più sfizioso potete mescolare il pangrattato con dei semi di papavero o di sesamo. In questo modo avrete un gusto più particolare e una consistenza ancor più scrocchiarella.
L’idea in più è presentare queste polpettine in un cono di carta da macellaio, in alternativa potete proporle in versione finger food infilzando ogni polpetta con uno stecchino colorato (quelli della foto li acquistati da Tiger). Per ogni polpetta un colore diverso. Ed è subito festa!
Buon appetito!


Mamma Silvia ♥